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7 febbraio 2007

SKY: AUMENTI, LAMENTELE, PUBBLICITA’ INGANNEVOLE, ORA IL CONSUMATORE PUO’DIRE BASTA

Foto articoloFinalmente una liberalizzazione che darà libertà, a tutti gli abbonati stufi di SKY, di recedere dal contratto. Vi garantisco che non sono pochi, i consumatori che vogliono abbandonare la pay tv satellitare, al PRONTO SOCCORSO SKY sul sito dell' Adiconsum giungono lamentele tutti i giorni, potete leggerle, sono, ormai oltre 300.
Ora le aziende dovranno cambiare metodo se vogliono trattenere la clintela, dovranno coccolarla altrimenti addio....si cambia.
Per saperne di piu potete leggere l'articolo all'indirizzo:
http://www.adiconsum.it/index.php?pagina=notizia&idarticolo=114&categoria=7




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24 gennaio 2007

il documento diffuso alla conferenza stampa di Adiconsum sul contratto RAI

Roma 23 gennaio 2007

 

Conferenza stampa Adiconsum

RAI: contratto di servizio, canone, avvio switch-off in Sardegna
Cosa chiedono e cosa contestano gli utenti. Le proposte di Adiconsum

Note di  Paolo Landi – Segretario Generale

 

  • Il  Contratto di servizio
  • L’aumento del canone
  • Lo switch-off di Rai 2 per Sardegna

 

1.      ADICONSUM/RAI

Adiconsum ritiene che anche in futuro la  Rai debba continuare a svolgere un ruolo centrale nell’informazione e di servizio pubblico universale.

Le denunce e le proposte seguenti hanno il fine di salvaguardare questo ruolo e di meglio qualificare il servizio pubblico universale.

 

2.      Aumento del Canone e contratto di servizio Rai

Adiconsum ha  apprezzato l’impegno del Ministro Gentiloni per la consultazione realizzata sul nuovo contratto di servizio RAI.

Adiconsum ha partecipato, indicando proposte, priorità, frutto della propria esperienza e dei contatti con gli utenti.

Il testo del Contratto di servizio pubblicato sul sito del Governo (www.governo.it) (solo successivamente abbiano saputo che era una bozza redatta dal Ministero da sottoporre alla RAI  per l’approvazione),  recepiva molte delle nostre indicazioni e per questo che abbiamo giudicato il contenuto di quel testo positivo, tanto da  giustificare gli aumenti del canone come una esigenza per attuare quei contenuti e migliorare la qualità del servizio.

Il testo del contratto di servizio trasmesso dal Ministro alla Commissione  di Vigilanza non rispecchia più quei contenuti presenti nella prima bozza e un attento confronto tra i 2 documenti, che Adiconsum ha pubblicato sul proprio sito, evidenzia che nel testo negoziato  da Ministro  e RAI non erano state apportate modifiche marginali, bensì ci trovavamo di fronte ad uno stravolgimento o “annacquamento” di  contenuti rilevanti  ai fini di una  Rai-Servizio Universale. E’ inevitabile il confronto fra i due testi che dimostra la volontà di alcuni di non far evolvere il ruolo della RAI  per ben altri 3 anni, situazione non accettabile dagli utenti che pagano il canone e che hanno diritto quindi ad un contratto che garantisca impegni precisi e non un’elencazione generica  di propositi.

 

3.      Adiconsum e Commissione di Vigilanza dei Servizi Radiotelevisivi

Abbiamo trasmesso alla Commissione di Vigilanza le note  Adiconsum sulle modifiche apportate e abbiamo chiesto di non approvare questo  Contratto di servizio; più precisamente di subordinare l’approvazione alla reintroduzione dei contenuti  precedenti.

Le modifiche apportate non si giustificano, né per ragioni politiche, né per ragioni di carattere economico, ma semplicemente per una scelta di Rai sempre più commerciale e sempre meno servizio universale


 

 

4.      Quali le modifiche peggiorative e/o gli stravolgimenti apportati al testo pubblicato sul sito del Governo rispetto a quello inviato alla Commissione parlamentare

Il nuovo testo, è notevolmente peggiorativo per l'utenza, sia rispetto alle garanzie sulla qualità del servizio, sia sul fronte delle innovazioni previste.

L'analisi dei due testi evidenzia le interferenze che hanno ridimensionato gli impegni relativi al servizio universale, al sociale, ai minori, all'handicap.

 

In particolare:


 Satellite


Nel contratto in discussione occorre evidenziare con chiarezza che i 3 canali generalisti della RAI sono da intendersi sevizio pubblico su qualsiasi piattaforma, compreso ovviamente il satellite.  È noto, infatti, che una parte del Paese ha nel satellite l'unico modo per ricevere i programmi Rai. La neutralità tecnologica e il passaggio al digitale, inoltre, impongono la garanzia di fornire il servizio universale oltre che in analogico anche in digitale  La criptazione di alcune trasmissioni, specie in prima serata, spesso però vanifica questa scelta tecnologica a meno che non ci si abboni a Sky.  Occorre obbligare (come previsto dalla prima bozza del contratto) la Rai a trasmettere, ai cittadini in regola con il canone, in chiaro, tutte le trasmissioni delle reti generaliste (Raiuno, Raidue, Raitre), dare l'accesso all'intera programmazione RAI, in forma non codificata. Nel testo del contratto si dice "La Rai si impegna a verificare ....". mentre occorre modificare in:"La RAI assicura gli utenti” (come era indicato nella prima stesura del contratto)  altrimenti per i prossimi tre anni  il servizio universale sul satellite sarà assicurato da Sky. Murdock ringrazia.


Handicap


Nel precedente testo vi erano precisi vincoli per garantire con puntualità monitorabile le trasmissioni rivolte a queste fasce di utenti, sia sulle reti generaliste, sia sul web. Sul nuovo testo tutto si annacqua o sparisce: "La Rai si impegna a trasmettere ogni giorno una edizione del Tg condotta nella lingua dei segni" viene posticipata di 18 mesi (su un contratto triennale) e scompare la dicitura "ogni giorno" oltre a limitare l'offerta alle reti "terrestri". Le offerte specifiche per  i disabili vedono passare l'incremento del volume ad un irrisorio 10%, in confronto al contratto del precedente triennio, peccato che la prima bozza prevedeva il 20%.  
Il presente contratto non prevede l'obbligo di "adattare il proprio portale internet ai parametri di accessibilità indicati dalla legge 9 gennaio 2004, n. 4 e successive integrazioni".

Qualità


Positiva è la decisione di istituire  un  comitato di controllo sulla qualità dei programmi attuati dalla Rai.

La composizione  prevede una  rappresentanza della stessa Rai al 50% (3 su 6). Di fatto è la Rai che controlla se stessa.

Occorre ripristinare quanto previsto dalle linee guida dell’Agcom (recepite nella prima bozza) cioè  prevedere un comitato di 7 membri, rappresentanti dell’utenza, dell’Agcom e del ministero dove i controllori siano in maggioranza rispetto ai controllati

 

 

Offerta multimediale e Rete

In merito all’offerta multimediale,  l’art 6, pur tentando di valorizzare i contenuti prodotti dalla RAI offrendone l’innovativa diffusione attraverso varie piattaforme soprattutto in banda larga, non permette ai  cittadini che attraverso il canone li hanno finanziati, di utilizzare liberamente e totalmente i contenuti,  liberati da ogni diritto. In tal modo si permette alla RAI di sfruttarli commercialmente, rivendendoli agli stessi utenti. Tale processo si evidenzia confrontando il testo approvato dalla RAI con quello proposto dal Ministero delle comunicazioni infatti:

 

a)      sparisce il vincolo a produrre contenuti specifici per la rete, divenuti "personalizzati";

b)      sparisce "l'impegno a rispettare i criteri di accessibilità ed usabilità, secondo i criteri coerenti con quanto specificato dal consorzio W3C", l'unico vero standard internazionale riconosciuto il cui logo fa bella mostra proprio sul sito del Governo;

c)      sparisce "rendere disponibile sui siti Rai "tutti" i contenuti radiotelevisivi trasmessi nell'ambito dell'offerta radiotelevisiva", "ridotti a una "adeguata selezione";

d)      sparisce l'obbligo della messa in rete "non appena terminata la trasmissione di tali contenuti", annacquata in un generico "successivamente”;

e)      eliminato l'offrire all'utenza "nell'ambito della licenza Creative Commons", la possibilità di scaricare tutti i contenuti prodotti dalla Rai, e introduzione de "l'uso delle più opportune tecnologie al fine di evitare indebiti utilizzi da parte degli utenti". Di fatto: il Drm;

f)        sostituito "sviluppare interfacce tecnologiche per la diffusione dei contenuti del portale RAI" con "analizzare lo sviluppo di interfacce..." ed è stato abolito qualsiasi riferimento ai supporti diversi dal pc come Pda, telefonini, consolle, etc.;

g)      eliminato il comma che prevedeva di "offrire a tutti i siti web, che si impegnino a rispettare l¹integrità dei contenuti e la restrizione dell’accesso a tali contenuti nell¹ambito del territorio nazionale, la possibilità di distribuire tutti i contenuti presenti sul portale RAI.IT".


L'unico impegno vincolante e  più  stringente rispetto alla prima versione è quello dell'informazione parlamentare. In questo caso la Rai "diffonde", e non "si impegna a diffondere", le trasmissioni della rete parlamentare via internet e via satellite.


Radio

a)      È nota a tutti la difficoltà nel ricevere i canali radio, disturbati o coperti da radio private. Nella prima stesura vi era l'obbligo di garantire la copertura del segnale. Nella nuova l'impegno viene annullato da un "salvo implicazioni di interferenzialità";

      Il passaggio al digitale passa da un "si impegna ad accelerare lo sviluppo della diffusione 

      radiofonica in tecnica digitale ad "è tenuta a verificare". Di fatto, nessun obbligo.

Con queste lacune e mancanze d’ impegno, il contratto rinvia di altri 3 anni la risoluzione delle gravi problematiche legate alla pessima ricezione del servizio radiofonico che trovano la loro soluzione nel passaggio dalla radiofonia analogica a quella digitale. Il contratto in esame parla ancora, in modo anacronistico di sperimentazione della radio digitale, costringendo il nostro Paese in un’arretratezza tecnologica assente negli altri paesi Europei.

Il contratto deve prevedere tempi certi per il passaggio alla radio digitale.


 

Offerta televisiva


I vincoli e gli impegni relativi ai minori, handicappati, ecc dell'offerta televisiva sono  ristretti alle sole reti generaliste terrestri.

Nella prima stesura del contratto, correttamente, venivano indicate tutte le piattaforme analogiche e digitali, dal satellite alla Rete.


 Minori


La tutela dei minori viene garantita solo sulle reti generaliste terrestri, il controllo viene affidato ad un comitato composto in maggioranza da i rappresentanti delle Reti (pubbliche e private), mentre i rappresentanti dei genitori e dell'utenza in generale, sono in forte minoranza. Anche qui, il controllato diventa il controllore di se stesso.

 

N.B. A giustificazione di questa “nuova” versione del contratto di Servizio si è addotto il problema delle risorse!! Allora parliamo anche di questo!!!

 

5.      L’aumento del canone per pagare una sanzione di 15,5 milioni di euro per un atto illegittimo del C.d.A.

 

Ai cittadini è stato  chiesto un aumento del canone per qualificare e migliorare i servizi della RAI . L’aumento complessivo delle entrate è stimato in circa 30/40milioni di euro.

Queste risorse non possono e non devono essere destinate a pagare sanzioni per atti illegittimi commessi da C.d.A..

La multa, comminata dall’Autorità delle Comunicazioni alla Rai, per non avere palesemente rispettato le norme di incompatibilità nella nomina del Direttore Generale precedente, ammonta a 15,5milioni di euro, interessi inclusi.

Una ulteriore sanzione, di pari importo,  rischia di aggiungersi per la successiva decisione del C.d. A  in merito alla collocazione e all’appannaggio dello stesso direttore generale (decisione poi modificata).

In altre parole circa metà dell’aumento del canone è già stato utilizzato a questo fine e un ulteriore terzo rischia di aggiungersi.

Adiconsum ritiene che decisioni illegittime del C.d.A non possono e non debbono ricadere sull’aumento del canone chiesto ai cittadini.

Adiconsum ha allo studio  un’azione inibitoria  nei confronti della Rai  sull’ipotesi di uno   stravolgimento delle  finalità sull’uso delle risorse de canone.

Adiconsum chiede al Ministro di avviare un’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori sui costi relativi alle decisioni illegittime.

La Commissione Parlamentare di Vigilanza su Servizi Radiotelevisivi, riteniamo debba discutere anche di  questo grave problema e fornire allo stesso Ministro concrete indicazioni

 

6.      Lo switch-off e il passaggio sul digitale di rete 2 , di rete 4 e MTV

ITALIA DIGITALE ha deciso che per il 1 marzo, a Cagliari e provincia, 3 reti televisive nazionali (RAI 2- RETE 4 – MTV) trasmetteranno solo in digitale, spegnendo per la prima volta le trasmissioni analogiche.

Per garantire la visione a tutti gli utenti di quel territorio è necessario che le reti televisive scelte per la trasmissione in digitale siano visibili attraverso tutte le piattaforme digitali (terrestre, satellite. IPTV) nel rispetto della neutralità tecnologica.

 

 

La visione da satellite diventa indispensabile per due motivi fondamentali:

1)      il protocollo firmato fra regione Sardegna e Ministero Comunicazioni prevede che la chiusura dell’analogico può avvenire solo se l’ 80%    delle famiglie può ricevere la tv digitale (satellite e terrestre insieme)

2)      Il satellite garantisce che il segnale digitale copra il 100%del territorio, garantendo la visione anche dove il segnale digitale terrestre non fosse presente.

Mancando una decisione di ITALIA DIGITALE (richiesta al Ministro Gentiloni da Adiconsum a novembre 2006) che obblighi la trasmissione su satellite, (senza oscuramenti come avviene oggi) delle reti nazionali trasmesse in analogico, diventa fondamentale che il contratto di servizio RAI GARANTISCA in chiaro i 3 canali RAI sullo satellite,  ma nel contratto in discussione non c’è traccia di tale garanzia. La conseguenza più grave è che i canali rai sono visibili solo dagli abbonati a SKY. A Cagliari quindi Rai2 sarà possibile vederla, su satellite, solo tramite SKY. Tutto ciò significa che la garanzia di ricevimento  del servizio universale per la rete2 viene delegata  a SKY, in altre parole in aggiunta al canone RAI occorre pagare un secondo canone a SKY o comprare un altro decoder, quello terrestre. SKY ringrazia con un aumento dell’abbonamento da 1 febbraio di 2 euro, ma gli utenti si chiedono chi  è responsabile di questa intesa?

 

7.  In conclusione

 

Per Adiconsum il pagamento del canone deve significare il diritto  :

 

-         a ricevere le trasmissione in chiaro di tutti i programmi delle reti RAI su tutte le piattaforme tecnologiche così come previsto dal servizio universale

-         al ripristino degli impegni e delle garanzie previste nel primo documento riferite sia al satellite in chiaro, al potenziamento delle frequenze radio, ai minori e handicappati, internet, ecc.

-         all’impegno del Governo ad un’azione di responsabilità nei confronti del C.d.A. per garantire  che l’aumento del canone sia destinato al miglioramento del servizio e non a coprire  atti illegittimi.

-         che sia realizzata una adeguata informazione ai cittadini della Sardegna e soprattutto che siano trasmessi in chiaro i programmi di RA2 sul satellite per evitare una interruzione del servizio universale per un 30/50% della popolazione (non ci risulta che siano stati fatti studi aggiornati in merito)

-         sulle Commissioni  per la tutela dei minori e sulla qualità del servizio sia data una adeguata rappresentanza alle Associazioni Consumatori e al Consiglio degli Utenti (CNU)

 

Questi sono gli impegni che erano nella prima versione del contratto di Servizio RAI  e non capiamo le ragioni per  le quali sono stati abbandonati  e/o stravolti

 

Nota sul digitale

 

Abbiamo contrastato la scelta del Ministro Gasparri di privilegiare esclusivamente la tecnologia del Digitale terrestre.

Adiconsum ritiene che per il passaggio al Digitale si debba operare su tute le tecnologie: satellitare, terrestre, via cavo. Questa è anche la scelta della Commissione Europea quando parla di “neutralità tecnologica” .

Questa è la scelta seguita anche dagli altri Paesi Europei di garantire il digitale attraverso queste tecnologie che, fra l’altro, sono anche meno costose del Digitale Terrestre.

Per l’Itali invece le scelte sembrano essere diverse, anche da parte del Governo Prodi e del Ministro Gentiloni e cioè:

-         Il Digitale Satellitare viene penalizzato poiché non sono garantiti in chiaro tutti i programmi della RAI. Il consumatore è costretto a ricorrere ad una TV a pagamento (SKY)

-         Digitale via cavo. Anche in questo caso se il consumatore vuole vedere le reti RAI di servizio universale è costretto a ricorrere ad un diverso  operatore, ma sempre a pagamento (FastWeb)

-         Viene preferita una politica commerciale a quella di servizio universale permettendo alla RAI di fare profittò rivendendo la trasmissione delle 3 reti generaliste ad altre piattaforme digitali (come IPTV e DVBH).

-         Sul digitale terrestre che ha richiesto e richiede notevoli investimenti, non potrà garantire da solo, né oggi , né domani  il servizio universale a chi ha pagato un canone

Per questo Adiconsum ribadisce la scelta sulla neutralità tecnologica che valorizzi tutte le piattaforme tecnologiche disponibili garantendo la libertà di scelta del consumatore.

 

 

Invito al Ministro e alla RAI a riconsiderare le scelte:

 

Auspichiamo che il dibattito al Parlamento e fra i cittadini porti a scelte nuove, in assenza di ciò dovremmo valutare e decidere possibili azioni giuridiche sull’uso distorto delle risorse derivanti dal canone di abbonamento, sulla non garanzia a tutti  e di tutti i programmi del servizio universale, nonché i lacci e laccioli alla neutralità tecnologica.




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13 gennaio 2007

STRAVOLTO IL CONTRATTO DI SERVIZIO RAI

Stravolto il contratto di servizio della Rai

Roma, 13-01-2007

Paolo Landi: "Adiconsum ha preso atto, con incredulità e sorpresa, che il testo relativo il nuovo Contratto di Servizio tra Rai e lo Stato presentato alla Commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai non è più il testo distribuito in precedenza e pubblicato sui siti del Governo sino a una settimana fa e ora non più disponibile alla cittadinanza.
Vedere il buon risultato dell'innovativa metodologia di lavoro svolta dal Ministro Gentiloni in collaborazione con tutti i settori della società civile, azzerato da quello che è un vero e proprio blitz degli interessi di lobby, vede crollare quel castello di fiducia e credibilità che il ministro era riuscito a costruire. Evidentemente le pressioni dei pochi si sono rivelate più forti delle esigenze dei molti, e delle sue stesse convinzioni."

Il nuovo testo, è notevolmente peggiorativo per l'utenza, sia rispetto alle garanzie sulla qualità del servizio, sia sul fronte delle innovazioni previste.
L'analisi dei due testi evidenzia le interferenze che hanno ridimensionato gli impegni relativi al servizio universale, al sociale, ai minori, all'handicap.
In particolare:

    1. Satellite
    È noto che una parte del Paese ha nel satellite l'unico modo per ricevere i programmi Rai. La criptazione di alcune trasmissioni, specie in prima serata, spesso però vanifica questa scelta tecnologica a meno che non ci si abboni a Sky. La prima stesura, correttamente, obbligava la Rai a trasmettere in chiaro tutte le trasmissioni trasmesse dalle reti generaliste (Raiuno, Raidue, Raitre): "La RAI assicura gli utenti (...) l'accesso all'intera programmazione RAI (...) in forma non codificata. Nel nuovo testo diventa "La Rai si impegna a verificare ....". Di fatto la garanzia è sparita. Per i prossimi tre anni quindi, il servizio universale sul satellite sarà assicurato da Sky. Murdock ringrazia.
    2. Handicap
    Nel precedente testo vi erano precisi vincoli per garantire con puntualità monitorabile le trasmissioni rivolte a queste fasce di utenti, sia sulle reti generaliste, sia sul web. Sul nuovo testo tutto si annacqua o sparisce: "La Rai si impegna a trasmettere ogni giorno una edizione del Tg condotta nella lingua dei segni" viene posticipata di 18 mesi (su un contratto triennale) e scompare la dicitura "ogni giorno" e limitare l'offerta alle reti "terrestri". Le offerte specifiche per i disabili vedono passare l'incremento del volume dal 20% al 10%. I programmi di audiodescrizione (programmi radio per non vedenti) vengono relagati alle onde medie.
    Soprattutto, sparisce l'obbligo di "adattare il proprio portale internet ai parametri di accessibilità indicati dalla legge 9 gennaio 2004, n. 4 e successive integrazioni".
    3. Qualità
    Il comitato di controllo sulla qualità dei programmi attuati dalla Rai, vede passare la rappresentanza della stessa Rai dal 40% (3 su 7) al 50% (3 su 6). Di fatto è la Rai che controlla se stessa.
    4. Offerta multimediale e Rete
    Le significative innovazioni sull'offerta multimediale vengono semplicemente dissolte:
      a. sparisce il vincolo a produrre contenuti specifici per la rete, divenuti "personalizzati";

      b. sparisce "l'impegno a rispettare i criteri di accessibilità ed usabilità, secondo i criteri coerenti con quanto specificato dal consorzio W3C", l'unico vero standard internazionale riconosciuto il cui logo fa bella mostra proprio sul sito del Governo;

      c. sparisce "rendere disponibile sui siti Rai "tutti" i contenuti radiotelevisivi trasmessi nell'ambito dell'offerta radiotelevisiva", "ridotti a una "adeguata selezione";

      d. sparisce l'obbligo della messa in rete "non appena terminata la trasmissione di tali contenuti", annacquata in un generico "successivamente";

      e. eliminato l'offrire all'utenza "nell'ambito della licenza Creative Commons", la possibilità di scaricare tutti i contenuti prodotti dalla Rai, cosa che avrebbe portato l'azienda a seguire le orme della BBC, e viene introdotto "l'uso delle più opportune tecnologie al fine di evitare indebiti utilizzi da parte degli utenti". Di fatto: il Drm;

      f. sostituito "sviluppare interfacce tecnologiche per la diffusione dei contenuti del portale RAI" con "analizzare lo sviluppo di interfacce..." ed è stato abolito qualsiasi riferimento ai supporti diversi dal pc come Pda, telefonini, consolle, etc.;

        g. eliminato il comma che prevedeva di "offrire a tutti i siti web, che si impegnino a rispettare l'integrità dei contenuti e la restrizione dell'accesso a tali contenuti nell'ambito del territorio nazionale, la possibilità di distribuire tutti i contenuti presenti sul portale RAI.IT".

      L'unico impegno vincolante rimane quello dell'informazione parlamentare. In questo caso la Rai "diffonde", e non "si impegna a diffondere", le trasmissioni della rete parlamentare via internet e via satellite.
      5. Radio
        a. È nota a tutti la difficoltà nel ricevere i canali radio, disturbati o coperti da radio private. Nella prima stesura vi era l'obbligo di garantire la copertura del segnale. Nella nuova l'impegno viene annullato da un "salvo implicazioni di interferenzialità";

        b. Il passaggio al digitale passa da un "si impegna ad accelerare lo sviluppo della diffusione radiofonica in tecnica digitale ad "è tenuta a verificare". Di fatto, nessun obbligo.
      6. Offerta televisiva
      I vincoli sull'offerta televisiva, prima coinvolgenti tutte le piattaforme analogiche e digitali, dal satellite alla Rete, sono stati ristretti alle sole reti generaliste terrestri.
      7. Minori
      La tutela dei minori viene garantita solo sulle reti generaliste terrestri, il controllo viene affidato ad un comitato composto in maggioranza da i rappresentanti delle Reti (pubbliche e private), mentre i rappresentanti dei genitori e dell'utenza in generale, sono in forte minoranza. Anche qui, il controllato diventa il controllore di se stesso.
    Per Adiconsum il vincolo al pagamento del canone è rigidamente subordinato:

      a) alla trasmissione in chiaro, per tutti i programmi di tutte le reti Rai, su tutte le piattaforme tecnologiche, così come servizio universale;

      b) alla garanzia che i contenuti prodotti della Rai siano trasmessi, senza alcuna criptazione, su qualunque piattaforma tecnologica.




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    7 gennaio 2007

    La banda larga sia servizio universale, equo e solidale

    Wi-max, ora non ci sono più scuse: la Banda Larga sia Servizio universale, equo e solidale

    Roma, 28-12-2006

    Foto articoloIl wi-max, tassello importantissimo per la riduzione del digital divide strutturale, deve diventare lo strumento iniziale per la realizzazione dell'obiettivo della Banda larga "Servizio universale", a tutti e a costi equi.

     L'accordo interministeriale che rende la tecnologia wi-max una realtà anche in Italia è motivo di grande soddisfazione per tutti i consumatori. Però chi, per pure ragioni di business, sottraendosi ai doveri che una situazione di "monopolio de facto" comportava, si è sino ad oggi rifiutato di portare a compimento la copertura del territorio, non deve vedere premiata una politica sorda alle esigenze dei cittadini. Adiconsum chiede quindi che la gestione dei servizi di connessione sia affidata dagli enti locali a chi può garantire infrastrutture e servizi che realizzino l’obiettivo di una banda larga "equa e solidale" a chi sino ad oggi, è rimasto escluso da questa rivoluzione tecnologica e culturale.

    Adiconsum chiede anche che la commissione interministeriale sulla Banda larga, appena costituita, si impegni nei prossimi mesi, con il contributo attivo della associazioni dei consumatori, a controllare puntualmente tutti i passi che portino alla realizzazione dell’obbiettivo “Banda larga Servizio universale”.




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    24 novembre 2006

    Adiconsum sul caso video di Google

    INTERNET

     

    Comunicato Stampa Adiconsum

     

    La “Rete” ha bisogno solo di regole chiare che il cittadino deve imparare a rispettare.

    La Polizia postale deve essere potenziata per un controllo più efficace

     

    L’impresa sui “bulli” che hanno aggredito un loro compagno e messo il filmato in Rete, al di la del fatto, naturalmente da condannare, ha sollevato il problema di come gestire la pubblicazione spontanea dei contenuti in Rete.

    A fianco della preoccupazione collettiva che l’episodio ha generato, cui Adiconsum si unisce, molte voci si sono levate, più o meno direttamente, contro Google, il cui servizio “video” ha consentito agli autori del gesto  la messa in rete del filmato, oltretutto nella sezione “divertenti”.

    L’accusa che viene rivolta al servizio, è quella di consentire la pubblicazione indiscriminata di filmati che vanno oltre la soglia della correttezza deontologica, che normalmente gli editori utilizzano nella pubblicazione di loro contenuti, e che il sistema sia tale da garantire l’impunità a chi questo genere di filmati pubblica.

    Si è arrivati al punto di sostenere la necessità di verifiche preventive dei contenuti da pubblicare, da parte di organismi non meglio specificati. Oggi, leggiamo del ministro Fioroni che arriva ad auspicare “sanzioni” per il web, oltre che per altri media.

    Adiconsum ritiene che tutto questo sia l’ennesima dimostrazione di come larga parte degli interlocutori, anche istituzionali, abbiano una conoscenza scarsa, se non nulla, dei meccanismi che governano la Rete. La Rete non è un progetto editoriale ma una infrastruttura tecnologica su cui vengono veicolati servizi, tra cui quelli informativi. I motori di ricerca non sono editori, ma “content carrier”, veicolatori di contenuti appartenenti a terzi. Voler attribuire ai motori di ricerca una veste editoriale è quindi semplicemente un errore. Chiedere di sanzionare la Rete, irrealistico.

    Questo episodio ha peraltro dimostrato, che società deontologicamente corrette, collaborando con la polizia postale nella rimozione nel video e nella successiva individuazione dei responsabili, aumentino la possibilità degli inquirenti nel perseguire il reato. Senza Google probabilmente questo gesto sarebbe rimasto impunito.

     

    Adiconsum

     

    1)      ritiene  che il tentare di porre limitazioni indiscriminate sulla gestione dei contenuti in Rete, sia un’operazione assolutamente inefficace, in quanto la Rete è entità sopranazionale;

    2)      chiede a chi consente l’immissione di informazioni da parte del singolo cittadino, siano esse testo, audio o video, di informare preventivamente quali siano le regole e le leggi da rispettare e le relative sanzioni;

    3)      chiede il potenziamento delle strutture investigative, in mezzi e uomini, in particolar modo della polizia postale, per garantire una sempre più efficace azione di controllo e di intervento sulla Rete;

    4)      Il consumatore-utente, deve sempre essere tutelato nella sua libertà di azione, sino a prova contraria;

    5)      In una società in cui il contenuto digitale assume sempre più un ruolo fondamentale, soprattutto quello prodotto dal singolo cittadino, i motori di ricerca sono “indispensabili” al corretto e democratico utilizzo della Rete;

     

    Adiconsum come sempre, vigilerà attentamente affinché i diritti dei consumatori, anche in rete,  siano sempre garantiti.  

     

    Adiconsum - Associazione italiana difesa consumatori e ambiente

    Via Lancisi, 25 - 00161 - Roma

    Ufficio Stampa: Valeria Lai – Giorgio Sebastiano

    Tel. 06.44170223 Fax. 06.44170230




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    17 novembre 2006

    TV DIGITALE; lettera al ministro

    Comunicato Adiconsum sugli incentivi alla tv digitale.

    TV digitale

    Paolo Landi, Adiconsum: “Il consumatore non può più attendere.
    Subito la neutralità tecnologica e il Digital Ready,
    altrimenti inutili gli incentivi proposti”

    Adiconsum scrive al ministro Gentiloni

    Paolo Landi, Segretario generale di Adiconsum, ha scritto al ministro Paolo Gentiloni una lettera dettagliata in cui esprime tutta la sua preoccupazione in merito alla metodologia sin qui adottata per la transizione al digitale televisivo.

    La decisione di inserire nella Finanziaria una detrazione per incentivare l'acquisto dei televisori con sintonizzatore digitale, è una ulteriore conferma di questa metodica che non affronta i problemi che oggi hanno i consumatori che già sono in possesso di dispositivi atti alla fruizione del digitale.

    Dare come tempo massimo per la definizione delle regole che dovranno decidere i parametri per la TV Digital Ready il 28 Febbraio è assolutamente irrealistico, in quanto dal 1 Marzo 2007 in Sardegna e Valle D’Aosta verranno chiuse tre reti analogiche. Diventa quindi impellente risolvere la questione del marchio Digital Ready immediatamente, per dare la possibilità, oggi, ai produttori, di mettere al più presto in commercio prodotti conformi alle vere necessità dei consumatori.

    La tanto auspicata neutralità tecnologica infatti, al momento è solo teorica. Con il ricevitore satellitare, è oggi impossibile vedere i canali in chiaro attualmente trasmessi in analogico, perché alcuni programmi Rai e Mediaset, non disponendo dei diritti per l’estero, sono obbligatoriamente criptati; La7 e MTV sono invece visibili esclusivamente agli abbonati Sky.
    Attualmente quindi il consumatore che desidera utilizzare la Tv digitale in chiaro è obbligato a dotarsi del solo decoder terrestre che però, a causa dell’attuale scarsa copertura del segnale digitale, diventa spesso inutilizzabile. Senza regole peraltro un sintonizzatore digitale terrestre solo “zapper”, renderebbe i nuovi televisori meno avanzati, tecnologicamente, di quelli analogici, perché impedirebbe, per esempio, la realizzazione del televideo e di tutte le altre informazioni accessorie che il digitale “Full Dtt” può offrire.

    Lo spegnimento del segnale analogico si potrebbe tradurre quindi in una cessazione, parziale o totale, del servizio televisivo.

    Adiconsum chiede quindi al Ministro delle Comunicazioni di accelerare al massimo l’emanazione del decreto relativo alle caratteristiche tecniche degli apparati per la ricezione della Tv digitale, in accordo con il Cnid e comunque con il consenso delle associazioni dei consumatori, in modo che sia possibile consentire all’industria la messa in vendita degli apparati che soddisfino il marchio “Digital Ready” per il 1 Gennaio 2007, e consentire ai consumatori delle aree “All digital” di essere pronti allo switch-off il 1 Marzo 2007, senza alcuna ripercussione.

    ...........................................................

    LETTERA

    Roma 16 novembre 2006

     

     Al Ministro per le Comunicazioni

    On. Paolo Gentiloni

    Anticipata via fax  

     

     

    Prot. 618/PL/mv

     

    OGGETTO: TV Digitale

     

    Onorevole Signor Ministro,

    nonostante la nostra partecipazione attiva e costruttiva all’interno dei gruppi di lavoro del Comitato Nazionale Italia Digitale (CNID), riteniamo che i “consumatori” non ottengano la necessaria considerazione, come, si percepisce leggendo il primo rapporto realizzato dal CNID, nel quale non sono valorizzati i  contributi fino ad ora offerti.

     

    Riteniamo necessario rivolgerci direttamente a Lei, ponendo alla Sua attenzione le problematiche legate alla neutralità tecnologica, al marchio digital ready  e al decreto antenne condominiali che colpiscono  il consumatore nell’immediato e che non possono attendere soluzioni tardive.

     

    Come Lei sa, la transizione alla tv digitale non è un tema che riguarderà il 2012 ma è già in corso, interessa milioni di consumatori, in attesa di certezze, sparsi sul territorio nazionale ed in particolar modo nelle regioni interessate alla chiusura di tre reti analogiche  nel marzo 2007.

     

    NEUTRALITA’ TECNOLOGICA.

    Al momento è solo teorica. Con il decoder digitale  satellitare , infatti,  è attualmente impossibile vedere i canali nazionali visibili in analogico, ne tantomeno ci si sta attivando per garantire la visione di tutti i canali gratuiti nazionali trasmessi in digitale attraverso qualsiasi piattaforma.  Viene di fatto impedita la libera scelta dell’utente, di avvalersi della piattaforma digitale che preferisce. Entriamo nello specifico: i programmi RAI e MEDIASET, che non hanno i diritti per l’estero,  sono criptati, impedendone la visione, mentre i programmi LA7 e MTV non sono visibili perché inseriti nel pacchetto SKY,  garantendo quindi la visione solo agli abbonati. Se la situazione non trova prontamente una soluzione riteniamo sia impossibile procedere in marzo alla chiusura di tre reti analogiche in Sardegna e Valle D’Aosta.

     

    Occorre dare ai cittadini segnali chiari, facendo percepire che la neutralità tecnologica non è solo teorica ma che ha vere applicazioni tecniche e soprattutto che è un diritto garantito subito.

    Nella realtà, poi, la complementarietà tra le piattaforme è l’unico mezzo per raggiungere la maggiore diffusione del digitale.

     

     Il CNID non ha minimamente affrontato il problema che, avendo scelto di conteggiare nelle arre All Digital la penetrazione sia dei decoder terresti che di quelli satellitari, diventa prioritario.

     

    Occorre ovviamente  ricercare una metodologia  tecnica che permetta di circoscrivere la visione al territorio nazionale, cosa possibile attraverso la distribuzione di smart card gratuite che permettano la visione delle trasmissioni criptate con accesso condizionato. In tal modo verrebbero garantiti sia gli attuali utilizzatori di decoder SKY che i possessori di decoder Free-To-Air con common interface. Nel CNID sono presenti le persone con le competenze  tecniche appropriate per risolvere il problema, chiediamo pertanto il suo intervento affinché, anche con la nostra collaborazione, arrivi ad una celere soluzione.

     

    MARCHIO DIGITAL READY

    Condividiamo la necessità di incrementare la vendita dei televisori predisposti alla ricezione dei segnali digitali , garantendo il consumatore con un marchio che permetta un corretto acquisto.

    E necessario, però, definire cosa sia necessario garantire. Anche in questo caso occorre salvaguardare la neutralità tecnologica, garantendo la produzione di televisori con decoder integrati sia satellitari che terrestri, specificando dettagliatamente le loro caratteristiche tecnologiche. Il televisore ha una vita più lunga dei decoder, diventa quindi indispensabile  stabilire con chiarezza quali applicazioni tecnologiche minime, debbano avere i decoder inseriti nei televisori. Occorre evitare una regressione tecnologica.

     

    In assenza di specifiche tecniche, per esempio, tutti i nuovi televisori digitali, diverrebbero privi del televideo,(danneggiando anche i non udenti per l’assenza dei sottotitoli) trasformandoli in  televisori meno evoluti rispetto a quelli più vecchi.

     

    Il sistema MhP, di conseguenza, non può essere escluso, garantisce la multimedialità e quindi il televideo evoluto, permette l’Epg , la specifica dei contenuti  del canale in visione e sa distinguere la gerarchia dei segnali ricevuti.

     

    Questo è solo un esempio per far comprendere che il marchio Digital Ready non può essere fornito con superficialità, senza preoccuparsi di garantire al consumatore le minime evoluzioni tecniche che il digitale permette.

     

    Riteniamo che il compito di dettare le specifiche tecniche da utilizzare in Italia  e concedere le  relative licenze debba essere dello Stato, senza delegare nessuno, in modo simile al modello inglese.

     

    Digital UK prevede che  sia il  ministero dell’industria  a determinare le modalità tecniche di tutti i prodotti dedicati alla ricezione dei segnali televisivi digitali alle quali le aziende costruttrici , devono attenersi per commercializzare i prodotti e ottenere con  il versamento di un contributo il marchio previsto.

     

    Con tale modalità si garantiscono sia i consumatori  che le aziende costruttrici in merito alla certezza  delle modalità per la ricezione dei segnali digitali nel presente e nel futuro.

     

    DECRETO ANTENNE CONDOMINIALI

    Il passaggio al digitale è obbligatorio ed altrettanto obbligatorio deve essere l’adeguamento degli impianti di ricezione. Per garantire a tutti i cittadini il diritto di vedere i segnali digitali, occorre stabilire con chiarezza come devono essere realizzati gli impianti per la  ricezione delle comunicazioni elettroniche, provenienti da  qualsiasi piattaforma.

     

     E’ necessario stabilire come realizzare gli impianti negli stabili di nuova costrizione e come realizzare gli adeguamenti di quelli gia esistenti. L’obbligatorietà è necessaria perché non possono essere i singoli condomini a decidere se adeguare e o meno l’impianto di ricezione, trattandosi di una modifica tecnologica prevista da una legge. Prima delle date previste per la chiusura dei canali analogici occorre essere certi che tutti gli impianti centralizzati saranno adeguati,  ciò è necessario per garantire i singoli cittadini e mantenere inalterato il loro diritto all’informazione previsto dall’Art 21 della costituzione.

     

    Riteniamo che questa materia non possa essere regolamentata da un Decreto Ministerile, perché,  vista la  sua complessità e le  ripercussioni su ogni consumatore, è necessario un maggiore dibattito che coinvolga le parti interessate e preveda delle sanzioni per chi non rispetta gli adeguamenti. Ovviamente è auspicabile prevedere una procedura d’urgenza, soprattutto per le aree All Digital dove è prevista la chiusura di tre reti analogiche.

     

    Concorderà che le problematiche qui descritte dovranno trovare soluzioni nell’immediato e che quindi dovranno diventare prioritarie all’interno del CNID. In assenza di provvedimenti chiari non sarà possibile realizzare la prossima chiusura delle reti analogiche in Sardegna e Valle D’Aosta e non  sarà possibile garantire, neanche, i consumatori gia dotati di apparati per la ricezione della tv digitale che desiderano vedere la televisione solo con questa modalità.

     

    Certi del Suo autorevole intervento porgiamo distinti saluti.

     

    Il Responsabile Settore ITC                  Il Segretario Generale   

            Mauro Vergari                                    Paolo Landi        






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    13 ottobre 2006

    SKY CONDANNATA, E' LA TERZA VOLTA

    Roma, 13 ottobre 2006

    SKY CONDANNATA AD UNA PENA PECUNIARIA DI € 49.100 PER PUBBLICITA’ INGANNEVOLE


    L’Autorità Garante della Concorrenza e del mercato, su richiesta di Adiconsum, condanna nuovamente SKY per pubblicità ingannevole, riferita alla campagna pubblicitaria per i Mondiali di calcio 2006

    “…I messaggi segnalati appaiono ingannevoli in quanto prospettano in maniera fuorviante le caratteristiche di esclusiva e unicità dell’abbonamento alle partite dei Mondiali di calcio 2006, senza menzionare che tale unicità riguarda soltanto la diffusione con tecnologia satellitare e che esistono, quindi, per il consumatore soluzioni commerciali e tecnologiche alternative:”

    Questo è quanto recita una parte della sentenza dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, che dimostra, ancora una volta, quanto SKY sia insensibile ai diritti dei consumatori.

    Anche in passato Adiconsum aveva denunciato SKY all’Autorità Garante in merito alla pubblicità legata alla UEFA Champions League ed anche in quell’occasione SKY venne condannata.
    Proprio per avere già subito condanne per ingannevolezza l’Autorità ha innalzato la pena pecuniaria di € 10.000.

    SKY, continua a manifestare la propria volontà a non voler rispettare i diritti dei consumatori, come, inoltre. dimostrano le centinaia di segnalazioni, che ogni giorno i consumatori inviano al PRONTO SOCCORSO SKY presente sul sito dell' Adiconsum.




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    6 settembre 2006

    Adiconsum scrive al Ministro Gentiloni

     

    Comunicato stampa 

    DIGITALE TERRESTRE

    Speravamo in un cambiamento rispetto al passato Governo, ma Gentiloni continua a tutelare le imprese a discapito dei consumatori

    Adiconsum scrive al Ministro: la composizione del comitato "Italia Digitale" è inaccettabile

    Roma, 05 settembre 2006Adiconsum, dopo un primo apprezzamento dell'operato di Gentiloni in materia di digitale terrestre con la costituzione, su indicazione proprio di Adiconsum, del comitato "Italia Digitale", esprime il suo forte dissenso per la composizione del comitato stesso, data la presenza insufficiente dei consumatori.

    Adiconsum ha sempre manifestato il proprio dissenso nei confronti di Gasparri e Landolfi, rei di non considerare le istanze dei consumatori nella definizione delle strategie relative al digitale terrestre. Speravamo che con l'attuale Ministro le cose sarebbero cambiate, ma basta osservare la composizione del comitato per rendersi conto che purtroppo tutto e rimasto come prima: il comitato è formato infatti da 18 rappresentanti, di cui dodici fanno capo alle aziende, che oltretutto vengono rappresentate due volte grazie all’ulteriore rappresentanza del DGTV, cinque alle istituzioni e solo uno è il rappresentante dei consumatori. Considerando che "Italia Digitale" ha come compito quello di definire e coordinare le attività necessarie alla realizzazione dello switch off nazionale per la transizione al digitale terrestre, questo comportamento da parte del Ministro risulta inaccettabile. Cosa ancor più grave, nel "Gruppo di Coordinamento", il cui compito è quello di indirizzo per le attività di tutto il comitato, i consumatori non hanno alcun rappresentante. La rappresentanza dei consumatori è di fatto solo apparente.

    Adiconsum ritiene quindi che il comitato creato dal Ministro Gentiloni non rappresenti i consumatori ed è per questo che continueremo a svolgere la nostra battaglia in modo


    ______________________________

                                            TESTO LETTERA

    Roma, 28 agosto 2006

      

    All’ On. Paolo Gentiloni

    MINISTRO DELLE COMUNICAZIONI

     

    p.c.. AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

    On. Romano Prodi

     

    p.c.. AL PRESIDENTE DELLA IX COMMISSIONE DELLA CAMERA

                                                                                      On. Michele Meta

     

    p.c.. AL PRESIDENTE DELLA 8^ COMMISSIONE PERMANENTE DEL SENATO

                                                                                      Sen. Anna Donati

     

    p.c.. AL PRESIDENTE CNCU

                                                                                      D.ssa Daniela Primicerio

     

    p.c.. AI COPRESIDENTI DEL GRUPPO TECNICO DEL COMITATO NAZIONALE ITALIA DIGITALE    

    D.ssa Laura Aria     Autorità Garante delle Comunicazioni

                                                                                      Dr. Piero De Chiara   DGTVi

                                       Prot. 476/PL/bml

                                      

     

    In riferimento alla costituzione del comitato nazionale “Italia digitale” esprimiamo la nostra delusione e contrarietà alla composizione dello stesso comitato per il ruolo del tutto marginale assegnato alle associazioni dei consumatori.

    Vogliamo ricordare al sig. Ministro:

     

    ·        Che ci siamo battuti contro i metodi del Suo predecessore per la volontà di  rapportarsi solo con le imprese e non con le associazioni dei consumatori e ciò ha permesso sul digitale una informazione parziale e distorta:

    ·       A Lei abbiamo richiesto in data 22 maggio 2006, attraverso una conferenza stampa, la costituzione di un comitato tv digitale con il compito di coordinamento e garanzia dei diritti dei consumatori (v. ns. documento e lettera del 31 maggio 2006 che alleghiamo)

     ·       Lei stesso ha riconosciuto il ruolo importante che abbiamo svolto per una      informazione corretta ai cittadini con conferenze stampa, incontri in Sardegna e Val d’Aosta con le stesse istituzioni locali le quali a seguito delle

    nostre iniziative hanno messo in discussione gli impegni sottoscritti con il    governo

    ·      La composizione del comitato da Lei costituito vede una presenza di 12 operatori contro una rappresentanza di 1 solo consumatore; alle imprese è

    riconosciuta una doppia rappresentanza  sia direttamente sia tramite la propria associazione dgtv .

    Non solo ma i consumatori sono esclusi sia dal gruppo di coordinamento che dal gruppo tecnico. Un ruolo quindi del tutto marginale che riteniamo come Adiconsum inaccettabile.

     Se, ai primi di agosto,  abbiamo dato l’adesione alla nomina di un rappresentante del CNCU ed abbiamo indicato come vice un esponente di Adiconsum è dovuto semplicemente alla non conoscenza della composizione di questo comitato.

    Lei sa bene che alcune associazioni dispongono di quadri con professionalità in grado
    di intervenire su una problematica complessa quale il digitale.

     La Sua decisione quindi di avere un rapporto solo con gli operatori ed un rapporto del tutto marginale con le associazioni dei consumatori è inaccettabile, ciò anche alla luce dei pronunciamenti del Presidente del Consiglio on. Prodi sui rapporti con il mondo associativo e sul ruolo delle associazioni dei consumatori.

     Per questo non ci sentiamo rappresentati dal Suo comitato ( ritiriamo la candidatura ad un membro supplente che avevamo avanzato al CNCU) e continueremo al di fuori del comitato la nostra battaglia in modo costruttivo come svolto fino ad oggi. 
    La  Sua decisione non è comunque un buon inizio di percorso.

     Con l’occasione si inviano cordiali saluti.

     

     

                                                                                             Il Segretario Generale

                                                                                                   PaolinoLandi                                                                                                                    

     




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    22 giugno 2006

    TV DIGITALE SI RIPARTE COSI' COSI'

    LUCI E OMBRE DALLE PAROLE DI GENTILONI.

    BENE IL RINVIO DELLO SWITCH-OFF MA MANCA UN PIANO BEN CHIARO E ARTICOLATO.

    DISPIACE L'ESCLUSIONE DEI CONSUMATORI

     

     

     

    Il Ministro Gentiloni, in conferenza stampa, ha annunciato le prime decisioni in merito al digitale terrestre. Non è stato presentato un piano specifico e dettagliato sul come condurre il Paese verso la tv digitale, quanto piuttosto una serie di slogan. Insieme al Ministro erano presenti i Presidenti delle Regioni Sardegna e Valle D’Aosta ed il presidente del DGTVi ( l’associazione delle tv che trasmettono in digitale, ndr) che in accordo hanno annunciato:

     

    • Il rinvio della scadenza per la Chiusura della tv analogica , inizialmente al 31 luglio 2006, per la Sardegna al 1 marzo 2008 e per la Valle D'Aosta al 1 ottobre 2008;
    • lo spegnimento analogico, in Sardegna e Valle D’Aosta, di alcune reti televisive nazionali entro il 1 marzo 2007;
    • Il passaggio alla tv digitale non riguarda solo la trasmissione terrestre, ma integra anche il satellitare e l’IPTV;

    ·        La firma di due nuovi protocolli d’intesa fra Ministero delle Comunicazioni, Regione Sardegna, Regione Valle d’Aosta e DGTV che ridefiniscono i reciproci impegni per il raggiungimento dell’obiettivo dello “switch-off” , all’intesa odierna verranno associate le emittenti televisive locali.

    ·        Nessun tipo di incentivo economico per l’acquisto dei decoder;

    • Un forte impegno sul lato dell’offerta  di contenuti sulla tv digitale terrestre;
    • La diffusione dei decoder nelle famiglie verrà rilevato da un organismo scelto da tutti i firmatari dell’accordo.

     

    Adiconsum esprime apprezzamento in merito alla decisione di rinviare lo switch-off al 2008 e in merito alla scelta di puntare sulla neutralità tecnologica , prevedendo l’integrazione di tutte le piattaforme trasmissive della tv digitale, ora , ogni famiglia avrà il tempo necessario  per adeguarsi alle nuove tecnologie e scegliere liberamente quale piattaforma utilizzare.

    I dubbi però sono molti. Come avverrà la convergenza tecnologica? Come saranno i decoder? Sarà ancora lecito diffondere decoder proprietari? Avremo il decoder unico? Sarà garantita la visione dei canali gratuiti anche sul satellite e l’ IPTV?

    Queste sono solo alcune domande che i consumatori si pongono e che non trovano ancora risposta.

    In assenza di un piano specifico dedicato alla transizione alla tv digitale, concordato anche con le associazioni consumatori, molte domande rimangono senza risposte.

    Per giungere alla chiusura della tv analogica occorre fornire garanzie ai consumatori che per ora non sono coinvolti, essendo stati esclusi dalla firma degli attuali protocolli. Adiconsum ha chiesto, al momento del suo insediamento, un incontro con il ministro Gentiloni che non si è ancora realizzato: tale incontro diventa ora urgente.

     

     




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    1 febbraio 2006

    una nuova iniziativa da diffondere

    Il settore nuove tecnologie di Adiconsum lancia per il mese di febbraio una nuova iniziativa denominata dateci voce per darvi voce. L’Adiconsum vuole tenere aperta una finestra verso tutti i consumatori, per raccogliere il maggior numero di segnalazioni in merito all’utilizzo delle nuove tecnologie. L’attenzione è dedicata, in particolar modo, alle seguenti tecnologie e relativi fornitori di servizi:

    1.      Banda larga fissa e mobile;

    2.      Informatica;

    3.      Tv satellitare;

    4.      Tv digitale terrestre

    5.      Tv digitale con cavo telefonico (IPTV);

    6.      Prodotti tecnologici in genere;

     

    Tutte le segnalazioni saranno utili per definire le future azioni ed iniziative che Adiconsum dovrà intraprendere per tutelare i diritti dei consumatori, ci auguriamo quindi una massiccia partecipazione.

    Per inviare le segnalazioni basterà cliccare qui




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    23 gennaio 2006

    CASO SKY: ATTENDIAMO RISPOSTE

    Sky

    Roma 20gennaio 2006

    Il Consiglio di Stato ha respinto l’appello fatto da Sky che si oppone da anni a realizzare la carta dei servizi a tutela dei consumatori. Il 19 gennaio è stato pubblicato il dispositivo con la conferma che anche Sky, come tutte le pay-tv, deve dotarsi della carta dei servizi.


    Adiconsum, che per altre questioni come per il digitale terrestre chiede regole chiare per tutti, auspica che finalmente Sky si decida a applicare norme che tutelano i diritti dei consumatori.


    SKY non ha mai accettato di collaborare con le associazioni consumatori nonostante le numerosissime lamentele ricevute a proposito della televisione satellitare. Adiconsum chiese in passato l’apertura di un tavolo di confronto per regolarizzare i reclami e adottare la conciliazione, SKY si è sempre negata, opponendosi anche alle delibere dell’Agcom con i ricorsi prima al TAR e poi al Consiglio di Stato.


    I consumatori continuano a subire i disservizi di SKY e attendono procedure chiare e veloci per vedere salvaguardati i propri diritti: speriamo che SKY, dopo la sentenza sfavorevole, dimostri maggiore disponibilità e responsabilità.


    QUESTO NON E' SOLO UN COMUNICATO STAMPA E' ANCHE UNA DOMANDA:
    "CARA SKY, ORA CHE FARAI ? LA CARTA DEI SERVIZI CONFRONTANDOTI CON LE ASSOCIAZIONI CONSUMATORI O INVENTERAI ALTRE AZIONI PER FAR PASSARE ULTERIORMENTE ILTEMPO?"
    ATTENDIAMO UNA RISPOSTA




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    24 dicembre 2005

    adiconsum e conflitto d'interesse

    Roma, 23 dicembre 2005



    Digitale

    Grazie Europa!

    Per fortuna, in una democrazia c’è sempre una qualche istituzione che funziona. Il digitale italiano, una vicenda da manuale sul conflitto di interessi.



    Adiconsum è favorevole al digitale, ma ci siamo battuti in questi ultimi anni contro tutte quelle scelte in cui gli interessi pubblici venivano subordinati agli interessi di alcuni privati.


    Ecco, in breve, la vicenda del digitale in Italia negli ultimi anni:

    • Si è fatto passare il digitale terrestre come unica tecnologia possibile (“Finalmente il digitale terrestre è arrivato in terra” recita la pubblicità pagata dal Ministero delle Comunicazioni). Si è nascosto che questa soluzione era funzionale a creare anche nel digitale un duopolio.

    • La legge sul decoder unico, poi soppressa, prevedeva un decoder aperto a tutte le tecnologie digitali. Anche la scelta di affossare il decoder unico è funzionale alle sole lobby ma non ai cittadini.

    • Alle regioni Sardegna e Valle d'Aosta, in cui era prevista la sperimentazione del digitale, è stata data un’informazione ingannevole, avvallata da autorevoli sottosegretari del Governo: cioè che queste due regioni, con un solo decoder per casa, sarebbero passate al futuro del digitale. Adiconsum ha fatto una corretta informazione in queste regioni (la necessità di un decoder per ogni televisore, le carenze di copertura, i costi di adeguamento dell'impianto). Dopo questa informazione e un aspro confronto sul territorio, le due regioni hanno rinviato l’avvio della sperimentazione.

    • Per agevolare l’acquisto del decoder sono stati spesi ben 450 milioni di euro, a fronte di tagli di spese in altri capitoli ben più rilevanti come la sanità, gli asili, gli anziani etc. Nelle ultime offerte di decoder, incredibile ma vero, è già inserita una carta prepagata per la visione delle pay-tv di Mediaste e di La7. Principale importatore dei decoder è la famiglia Berlusconi. Si aggiunga che gli incentivi sono andati a decoder “nati già vecchi”, perché non collegabili alla banda larga.

    • Tutte le denunce fatte all'AGCom e al Governo sono cadute nel vuoto, per l’ evidente conflitto di interessi. Dobbiamo quindi dire grazie all'Unione Europea per avere aperto un’indagine sugli aiuti di stato al decoder a cui è seguito l’apertura dell’indagine da parte dell’antitrust sul conflitto di interesse.


    Per Adiconsum occorre perseguire il digitale attraverso le varie tecnologie (satellite, terrestre e cavo) senza escluderne alcuna e soprattutto va realizzato un periodo di coabitazione del sistema analogico e digitale per consentire una gradualità di passaggio dal vecchio al nuovo senza obbligare le famiglie a spese non prioritarie.




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    23 novembre 2005

    etica ed imprese

    CSR. Adiconsum, i bilanci sociali visti dai consumatori

    23/11/2005 - 17:58

     

    C'è un fermento crescente che genera migliaia di pagine, incontri e scontri, aspettative e proclami intorno alla CSR, come guida di un agire imprenditoriale eticamente orientato: impone attenzione e ascolto. In nome e per conto della "Signora Maria", icona del consumatore che tutto non sa ma tutto vorrebbe ascoltare e capire, se possibile, Adiconsum ha letto, domandato, discusso. Cosa sono i bilanci sociali delle imprese? Di cosa parlano, a chi parlano e perché? Chi sono le imprese che si misurano con un bilancio sociale? Di chi sono le mani che lo scrivono? Si può pensarlo più "a misura" del bisogno informativo dei consumatori? Un progetto europeo, denominato "SA&Co.: Social Accountability and Consumers", realizzato grazie al contributo della DG Lavoro e Affari Sociali della Commissione UE, ha creato l'occasione per un'analisi serena dello stato dell'arte in materia di comunicazione sulla CSR e alimentato un dibattito pacato. Il programma di attività si è svolto parallelamente in Spagna e Polonia, conoscendo dinamiche e approcci diversificati.Se è vero che ad uno sguardo attento la reportistica sociale rivela numerosi limiti, chi fa un bilancio sociale, sia pure in modo imperfetto, va incoraggiato e sostenuto.

    I consumatori intendono dare un contributo in questo senso, favorendo la diffusione e la comprensione di questo strumento comunicativo presso più ampie fasce della popolazione, in modo da trarne elementi di orientamento dei consumi, che possano premiare sul mercato questo sforzo ed aiutare i cittadini a capire la differenza tra chi fa seriamente politiche di responsabilità sociale e chi le fa meno seriamente o non le fa affatto.

    L'associazione ha dato una lettura dei bilanci e ha evidenziato una serie di considerazioni:

    • Presenza di un tono autocelebrativo che rischia di far percepire i bilanci sociali come strumenti di marketing, assenza di qualunque riferimento alle criticità;
    • Si parla dei consumatori ma non ai consumatori. I primi destinatari sono le agenzie di rating;
    • Spazio consistente dedicato alle attività benefiche e filantropiche svolte dall'azienda ma più difficile trovare i richiami ai problemi più concreti sollevati dai consumatori quali i reclami, il contenzioso, gli standard di qualità la trasparenza;
    • Per consultazione vengono evidenziati i call center, le ricerche sui consumatori, i focus group, cioè strumenti gestiti dalla stessa impresa;
    • Poco lo spazio dedicato ai vari soggetti quali associazioni consumatori, organizzazioni di categoria. Resta assente il confronto, il dialogo, la concertazione con le rappresentanze organizzate dagli stackholder.

    Le sfide che Adiconsum pone alle aziende sono:

    • alle imprese che gestiscono il risparmio: definizioni di indicatori semplici e comprensibili per valutare da parte del consumatore il rischio d'investimento (un rating semplificato);
    • alle imprese di public utilità: la definizione di standard di qualità minimi negoziati con adeguata informazione ai consumatori.
    • Alle imprese produttrici di beni di consumo: anche in relazione alla delocalizzazione delle produzioni con i connessi problemi di qualità, di sicurezza, di lavoro minorile, informazione del conusmtore "made in" sulla provenienza, sulla tracciabilità.
    • Alle imprese tutte: più concorrenza con una qualità comparabile, sia riferita ai prezzi, ma soprattutto alle tariffe, per consentire al consumatorela scelta del prodotto in base al rapporto qualità prezzo - prezzo;
    • Lo sviluppo di procedure conciliative per risolvere i reclami ed il contenzioso e l'impegno delle aziende che hanno scelto la responsabilità sociale e realizzare una normativa sull'azione collettiva (class action come deterrente contro le crescenti furbizie, raggiri e truffe ai danni dei consumatori.

    In pratica per l'associazione responsabilità sociale d'impresa non è sinonimo di un bilancio sociale autocelebrativo rivolto alle società di rating. Per Adiconsum responsabilità sociale è quel bilancio che risponde e affronta anche le criticità, indicando gradualità, obiettivi e verifiche.Quando il prezzo di un bene o la tariffa di un servizio risponde ad un'attività e non ad una rendita di posizione.

     




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    14 novembre 2005

    altra condanna per DGTVi

    Roma, 14 novembre 2005


    Digitale terrestre


    L'antitrust condanna DGTVi a una multa di 10000 euro


    L'antitrust ha condannato DGTVi (il consorzio che riunisce la Fondazione Ugo Bordoni, Rai, Mediaset, La7, FRT e Dfree) al pagamento di una multa di 10000 euro per inottemperanza ad una delibera dell'Autorità del 14 ottobre 2004 che vietava ulteriori diffusioni di un messaggio, presente sul suo sito, che pubblicizzava i pregi e le potenzialità della Tv digitale. Il messaggio (segnalato da Adiconsum e da MDC) era stato ritenuto ingannevole perché il suo contenuto informativo era "carente per chiarezza e completezza, in considerazione soprattutto dell'omessa indicazione della natura, al momento solo sperimentale, del servizio televisivo offerto".


    Questa decisione altro non è che una riprova della cattiva fede con cui il consorzio ha operato negli anni: cattiva fede tesa a occultare ai consumatori e alle istituzioni tutte le problematiche che ancora il digitale terrestre nasconde.


    Per questi motivi Adiconsum chiede:

    • l'annullamento dello switch-off previsto per il 31 gennaio in Sardegna e Valle d'Aosta e quello previsto per il 31 dicembre per il resto d'Italia,

    • la conseguente chiusura di DGTVi e la creazione di un altro organismo maggiormente rappresentativo degli interessi dei consumatori.

    Adiconsum non è contraria all’innovazione, bensì è favorevole ad una maggiore gradualità del passaggio da una tecnologia all’altra.




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    11 novembre 2005

    cronaca dell'ADICONSUM in Sardegna il 4/11/05

    Abrogare il protocollo d'intesa sulla sperimentazione del digitale terrestre nelle due regioni pilota, Sardegna e Valle d'Aosta, rinviare lo switch-off (previsto in queste due regioni per il 31 gennaio 2006) e

    bloccare la corsa all'acquisto di decoder ormai tecnologicamente superati. Sono queste le proposte avanzate oggi a Cagliari, durante un incontro con la stampa, dall'Adiconsum, l'associazione di tutela dei consumatori che mette in guardia da una ''forzatura su un processo che necessita di una certa moderazione''.

    L'Adiconsum e' favorevole all'introduzione di nuove

    tecnologie, ma non vede di buon occhio le modalita' di questo processo innovativo ''che risponde piu' ad un business per le solite lobby e non alle necessita' reali dei cittadini''. Per questo l'associazione chiede al Governo la sospensione degli incentivi pubblici e l'utilizzo dei 150 milioni di euro, previsti nella prossima finanziaria e stanziati per l'acquisto dei decoder, a favore di un Fondo di sostegno alle persone non

    autosufficienti e di attivare al piu' presto un tavolo di

    concertazione, anche a carattere regionale, che coinvolga (''visto che finora non siamo stati chiamati'') anche le associazioni di consumatori.

    ''La prima rivendicazione - ha detto il segretario generale Adiconsum nazionale, Paolo Landi - e' quella della scelta del decoder unico, visto che la corsa all'acquisto per ora non ha dato i benefici sperati, ma solo un esborso di circa 300 euro a famiglia. Inoltre e' necessario non prevedere date per il passaggio dal sistema analogico a quello digitale almeno finche'

    ogni televisore non potra' ricevere il segnale digitalizzato''.

    La necessita' di una gradualita' nella sperimentazione del nuovo sistema di trasmissione e ricezione, secondo l'associazione dei consumatori, e' dovuta principalmente ai tempi tecnici che occorreranno per risolvere quei problemi di connessione con la

    Rete e di copertura del segnale che sia il presidente della Regione Autonoma della Sardegna, Renato Soru, sia lo stesso presidente della Rai, Claudio Petruccioli, hanno sollevato in questi giorni.

    ''I decoder venduti in questo momento sono gia' superati. Non sono interattivi e non lo saranno mai - ha affermato il responsabile nazionale del settore Nuove Tecnologie dell'Adiconsum, Mauro Vergari - quelli venduti hanno un modem 56K, ossia una carretta rispetto all'Adsl o al Wi-Max. Se il 31 gennaio si chiude in tutti i capoluoghi di provincia, tutti i

    televisori ed i videoregistratori senza decoder non serviranno piu' a niente''. Inoltre Vergari ha messo in evidenza che senza una presa telefonica nelle vicinanze del decoder, attualmente, non e' possibile collegarsi alla rete neanche alla velocita' di 56K. Per questo l'Adiconsum chiede ai consumatori di rallentare

    gli acquisti degli apparecchi di ricezione digitale finche' non si fara' chiarezza sulla connessione internet a banda larga e sullA ricezione del segnale digitale su tutto il territorio Italiano.




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    18 ottobre 2005

    DTT: IN SARDEGNA E VALLE D'AOSTA SOLO TV DIGITALE, € 300 IL COSTO PER LE FAMIGLIE


     

    Roma, martedì 18 ottobre 2005

     

     

    DIGITALE TERRESTRE

     

    Fra 3 mesi in Sardegna e Valle d’Aosta vengono “spente” le trasmissioni della televisione analogica.

    Ogni famiglia dovrà pagare 300 euro per l’acquisto dei decoder per il digitale terrestre

    Adiconsum propone la coabitazione tra i due sistemi

     

     

     

    Il DGTVi, (l'Associazione che riunisce, oltre alla Fondazione Bordoni, tutte le emittenti che già trasmettono in digitale come Rai, Mediaset, Telecom Italia La7, D-free Sport Italia e le emittenti locali terrestri), reale centro decisionale in merito al digitale terrestre, ha varato le modalità per la chiusura in Sardegna e Valle d’Aosta della televisione tradizionale (analogica).

    I cittadini dei capoluoghi di provincia Sardi e Valdostani dal  31 gennaio potranno usare solo i televisori collegati ad un decoder, stessa sorte toccherà dal 31 luglio a tutti gli altri abitanti di Sardegna e Valle d’ Aosta. I televisori non collegati ad un decoder digitale saranno da buttare.

    Il Ministero delle comunicazioni si limita a sostenere i cittadini  con un incentivo di € 90 per un solo decoder.

    Naturalmente il costo per l’acquisto degli ulteriori decoder ricade sulle famiglie. Calcolando una media di  3 televisori a famiglia ed il prezzo medio dei decoder senza incentivo di circa € 130,00 ).il costo a famiglia, complessivo, è di € 300,00. I Sardi e i Valdostani saranno felicissimi  di essere i primi a pagare questa nuova tassa, ben 12 mesi prima di quanto previsto dalla legge che indica dicembre 2006 come data di chiusura dell’analogico.

    Adiconsum contesta con forza le decisioni prese che vengono imposte ai cittadini senza un’adeguata consultazione e approvazione. Le associazioni consumatori, sia a livello locale che territoriale sono state lasciate all’oscuro di tutto e non coinvolte. Atteggiamento scorretto più volte denunciato da questa associazione.

    Si chiede l’apertura immediata di un tavolo di confronto a livello nazionale, organizzato dalle Istituzione e non da un associazione di imprenditori,  per determinare le modalità concordate per il passaggio al digitale terrestre che non danneggi in alcun modo i diritti e le tasche dei consumatori, a vantaggio delle solite potenti emittenti televisive.

     

    Adiconsum propone:

    Ø       la coabitazione tra il vecchio analogico ed il nuovo digitale terrestre, abolendo quindi lo switch-off;

    Ø       l’utilizzo dei 150 milioni di euro stanziati per l’acquisto dei decoder a favore del “Fondo di sostegno alla persone non autosufficienti”

     

    Adiconsum non è contraria all’innovazione, bensì è favorevole ad una maggiore gradualità del passaggio da una tecnologia all’altra: le priorità delle famiglie italiane sono ben altre.

     




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    2 ottobre 2005

    SKY e la pubblicità ingannevole


    SKY non si accontenta mai. Vuole essere sempre protagonista. Quindi anche in merito alla pubblicità vuole essere la prima. NATURALMENTE PER QUELLA INGANNEVOLE. SKY ha ottenuto molte condanne da parte dell' antitrust (andate sul sito dell'Autorità e potrete leggere tutte le condanne) e non vuole perdere questo  primato! 
    All'inizio del campionato l'Antitrust ha condannato SKY in merito alla pubblicità che indicava SKY come unica emittente che trasmetteva tutto il campionato di serie A, cosa non vera perchè anche Fastweb fa altrettanto. Ora la stessa pubblicità è stata fatta per la Champions Leaque, anch'essa trasmessa pure da fastweb. Non contenta SKY dichiara di trasmettere TUTTA la Champions, mentre una partita delle squadre italiane è trasmessa da Mediaset.Da proprio fastidio constatare che questa azienda non vuole rispettare le regole, non è la prima  volta, infatti non ha rispettato la legge del decoder unico, si oppone alla delibera sulla carta dei servizi e continua a produrre pubblicità ingannevole. 
    Qui di seguito il comunicato stampa:



    Roma 27 settembre 2005


                                                    Sky denunciata  da ADICONSUM
                                              all'Antitrust per pubblicità ingannevole

     

    Giovedì u.s. Adiconsum ha presentato ricorso all’Antitrust contro Sky per pubblicità ingannevole. Lo spot incriminato è quello in cui l’emittente satellitare promuove la Uefa Champions League con il pay-off “solo su Sky”; questo però non è vero in quanto in Italia anche altre emittenti, come ad esempio Fastweb, trasmettono gli incontri di Champions League: le scelte pubblicitarie di Sky ledono i diritti dei consumatori in quanto nascondono il fatto che il mercato del “calcio in TV” è un mercato aperto, e non monopolistico come Sky vorrebbe far credere.

    Adiconsum ha chiesto all’Antitrust che venisse applicata la procedura d’urgenza con il conseguente blocco dello spot oggetto della denuncia, visto che Sky è già stata condannata meno di un mese fa per una analoga pubblicità relativa al campionato.

     




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    28 agosto 2005

    INTERVISTA SU "PUNTOCOM"

    29 luglio 2005

     

    L’Adiconsum:

     «Legge pericolosa

    Ora porno e spot senza regole» M

    auro Vergari

    ’ L APPROVAZIONE del

    testo unico sulla

    radiotelevisione,

    attraverso la norma che classifica

    le televisioni a pagamento “servizi

    su richiesta” e non più “trasmissioni

    televisive” si sta trasformando

    in un subdolo mezzo per eliminare

    i diritti dei teleconsumatori

    ». E’ un fiume in piena Mauro

    Vergari, responsabile nazionale del

    settore Nuove Tecnologie per l’associazione

    consumatori Adiconsum.

    Perché il Testo Unico preoccupa tanto?

    Perché non è quel mezzo di riordino

    e razionalizzazione dell’esistente

    che ci si attendeva, ma

    al contrario si è rivelato lo strumento

    per modificare le leggi esistenti

    nate per tutelare i diritti

    dei consumatori. Un’esempio?

    L’abrogazione della legge sul decoder

    unico, che riteniamo indispensabile

    per la libertà di scelta

    del consumatore e la difesa del

    pluralismo. Ancora? L’inserimento

    della norma che liberava

    le Pay Tv dall’obbligo di adottare

    la carta dei servizi. Ora, il colpo finale

    che azzera anni di lavoro definendo

    la tv a pagamento un

    “servizio”. Bella trovata, semplice

    ed efficace.

    Cosa cambia per i consumatori se le tv

    a pagamento non vengono più definite

    trasmissioni televisive?

    Cambia molto purtroppo. Da

    quando in Italia esistono le Pay Tv,

    circa 10 anni, abbiamo sempre dovuto

    lottare per ottenere quei minimi

    diritti a tutela dei consumatori,

    e la strada è ancora lunga. Il

    nostro lavoro però si basa sulle norme

    vigenti, e se queste trasformano

    le Pay tv in fornitori di servizi,

    il settore diventerà in un giungla

    dove le emittenti diverranno libere

    di fare ciò che vogliono. Al consumatore

    resterà solo una possibilità:

    subire in silenzio.

    Ma non esiste pur sempre un codice civile

    cui ricorrere per realizzare accordi

    fra aziende ed associazioni consumatori?

    Con il codice civile il consumatore

    danneggiato è sempre costretto

    a rivolgersi ad un giudice,

    con spese che non tutti possono

    permettersi, il Codice non basta

    per tutelare la parte debole. L’esperienza

    ci insegna che gli accordi

    si trovano se esiste una normativa

    specifica. In questo caso, poi,

    stiamo parlando di televisione, che

    non può la parola “servizi” trasformare

    in altra cosa. I danni non

    riguardano solo gli aspetti contrattuali,

    anch’essi importanti.

    A quali altri danni si riferisce?

    Con l’approvazione di questo testo

    la televisione a pagamento non

    ha più limiti, nessuna autorizzazione

    a trasmettere, nessuna limitazione

    pubblicitaria, nessuna tutela

    dei minori, possibilità di trasmettere

    materiale pornografico

    tutto il giorno e così via. Le basta?

    Una visione decisamente apocalittica

    Spero di sbagliarmi, ma lanciare

    l’allarme è necessario. Comunque

    Adiconsum si adopererà con tutti

    gli strumenti in suo possesso, anche

    i sede europea per far rimanere

    televisione ciò che televisione è.

    GIORGIO SEBASTIANO




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    28 agosto 2005

    TELECOM E L' ILLUSIONE DELLA BANDA LARGA

    26 Luglio 2005

     

    NUOVE TECNOLOGIE

     

     

    TELECOM ITALIA RITOCCA IN BASSO IL PROPRIO LISTINO INTERNET

    UTILIZZANDO, PERO’, VECCHIE TECNOLOGIE.

    QUANDO OFFRIRA’ BANDA LARGA PER TUTTI?

     

     

    In questi caldi giorni d’estate, molti articoli  (Repubblica.it, PuntoInformatico) hanno enfatizzato la scelta di Telecom Italia di lanciare nuove offerte per navigare in internet, apparentemente più economiche. Per meglio orientare i consumatori anche Adiconsum vuole dare il proprio parere.

    Le nuove offerte di Telecom si riferiscono ad abbonamenti FLAT, quelli cioè che permettono la connessione illimitata nel tempo, pagando un canone mensile. Peccato che gli abbonamenti in questione si riferiscono a prodotti di vecchio tipo, ormai superati dall’evoluzione tecnologica. Evidentemente visto il periodo in cui ci troviamo, anche Telecom ha voluto offrire i SALDI DI STAGIONE. Infatti viene data la possibilità di collegarsi ad internet senza limiti con  soli € 12 al mese con un model 56 K e con € 19,95 in ADSL a 640 Kbps.

    Nulla da eccepire, i prezzi sono bassissimi, ma la tecnologia che si usa è arcaica. Il Garante delle comunicazioni, nella sua relazione annuale di pochi giorni fa ha chiesto di far diminuire i costi di connessione ad internet, ma si riferiva alla banda larga. Ormai per la tipologia di servizi che si trovano in rete (musica, giochi, filmati, ecc.) anche la velocità, presunta, di 640 Kbps è insufficiente, figuriamoci navigare con il vecchissimo modem a 56k.

    Molti dicono che Telecom con le sue scelte favorisce almeno tutti quei consumatori che non sono, ancora, raggiunti nel proprio territorio dall’ADSL. A noi di Adiconsum non ci sembra corretto. Telecom Italia, proprietario della rete,  ha il dovere in primo luogo di offrire medesimi servizi a tutti i cittadini, deve quindi eliminare il “digital divide” utilizzando tutte le risorse per offrire banda larga  a tutti e non deve, certamente, approfittarsene per svendere connessione di vecchia generazioni, proprio in quei luoghi che la stessa Telecom continua a rendere arretrati tecnologicamente.

    Non vediamo quindi di buon occhio queste l'offerte con il modem 56k che non fanno altro che ritardare l’arrivo della “Banda larga” facendo arretrare il Paese. Sarebbe come proporre di tornare alla carrozza a cavalli dove non è possibile trovare distributori di carburante!

    Come più volte proposto da Adiconsum, nell’ambito degli abbonamenti ADSL occorre una chiara regolamentazione. Tutto viene venduto come banda larga anche quando ci troviamo ad usare una connessione lentissima. I confronti di prezzo vengono ancora fatti in base alla “promessa”della possibile velocità raggiungibile. Anche la nuova tariffa di Alice Flat è riferita ad una velocità presunta di 640Kbps, infatti il contratto all’art. 5 recita: la velocità di navigazione riportata nel Contratto è puramente indicativa. Al consumatore non viene offerta nessuna garanzia per la connessione.

    Adiconsum più volte ha chiesto nelle varie sedi istituzionali che i contratti per internet vengano venduti in base ai vari servizi ottenibili (radio, Immagini, tv, film, sport,…), indipendentemente dalla velocità e che un’autorità governativa specifichi quale velocità minima deve essere garantita per potersi definire “banda larga”.

    Purtroppo il settore della connessione ad internet è ancora lasciato a se stesso, evidentemente per favorire le svendite, quindi deve essere il consumatore abile nelle scelte, informandosi il più possibile, sapendo che in Italia esistono connessioni di tutti i tipi che partono dal lentissimo modem fino ad arrivare ai 6 mega,  peccato che tutto ciò non sia ancora per tutti.




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    28 agosto 2005

    NO A QUESTO DIGITALE TERRESTRE

    2 maggio 2005

     

     

     

    I decoder e  i televisori  devono garantire la ricezione di qualsiasi radio e tv digitale

     

    Per un serio sviluppo tecnologico

    che accresca libertà di scelta e pluralismo

     è necessario dire NO al digitale terrestre

     

    Rinviare lo  switch-off del 2006 e creare  un piano globale per digitalizzare radio e tv

     

    di

    Mauro Vergari

     

    La tv digitale terrestre non è una novità tecnologica e nel modo come la si promuove si sta rivelando contraria allo sviluppo del nostro Paese. Questa affermazione può sembrare fuori dalla realtà ma è la conseguenza di precise motivazioni che cercheremo ora di spiegare.

    Occorre precisare che la vera rivoluzione tecnologica, avvenuta ormai da tempo,  è il passaggio della multimedialità (integrazione di audio, immagini  e testo)  dall’analogico al digitale. Ogni utilizzatore di DVD ha potuto toccare con mano, gli effetti di questa trasformazione guardando sul proprio televisore, in modo nuovo, le immagini di un film, con una qualità video e audio impensabili con la registrazione analogica, con l’aggiunta di menù e testi che permettono l’interazione con ciò che si guarda.  

    Altro effetto della digitalizzazione è stata la diffusione, attraverso il satellite, di una vera e propria programmazione televisiva, in formato digitale, composta da centinaia di canali offerti sempre con elevata qualità sia visiva che sonora, con l’aggiunta dell’interattività che pone fine all’utente passivo. In Italia  tutto ciò viene regolarmente utilizzato da più di dieci anni, grazie alla prima emittente digitale “DSTV”, antenata dell’attuale “SKY”. La tv digitale terrestre, unitamente alla radio digitale terrestre non è una “novità tecnologica” è semplicemente un ulteriore adeguamento provocato dalla digitalizzazione.

    Da circa un anno tuttavia, si parla di TV digitale terrestre come di una grande rivoluzione tecnologica, necessaria ed indispensabile, affermando, spesso con messaggi scarsamente trasparenti e molto ingannevoli, che offrirà ai cittadini novità  mai utilizzate prima.  

    Ci viene raccontato che l’attuazione di questa trasformazione, data la sua importanza strategica, necessita dell’intervento diretto dello Stato e della creazione di apposite organizzazioni, come DGTVi (associazione di aziende unitamente al Ministero delle Comunicazioni), necessarie per gestire il periodo di transizione, ovviamente finanziando il  tutto con i soldi dei contribuenti.

    Il grande interesse origina dal fatto che, nel 2001, si è deciso per legge che la televisione,  trasmessa attraverso i ripetitori terrestri, doveva passare in digitale entro dicembre del 2006: rendendosi conto che tutta la multimedialità ormai era in formato digitale, il legislatore ha ritenuto necessario dare un impulso alla televisione terrestre, che è il mezzo di comunicazione più diffuso, imponendo un adeguamento tecnologico.

    Nessuna novità quindi, ma un semplice ed ovvio cambio di tecnologia per offrire con la televisione terrestre, tutti i vantaggi  gia descritti e da tempo utilizzati solo da chi vede (circa 4.000.000 di utenti) la televisione attraverso il satellite, il doppino telefonico o la fibra ottica.

    La scelta del 2006, come data per la chiusura definitiva delle trasmissioni analogiche, non è stata  saggia, evidentemente al tempo della stesura della legge tale data sembrava molto lontana, ora sappiamo che non è così . Il  problema è che anche l’attuale maggioranza di governo ha confermato il 2006 continuando a sbagliare come i loro predecessori, non preoccupandosi minimamente delle ripercussioni negative che questa scelta può avere sui cittadini, tale atteggiamento non  è accettabile e deve essere rifiutato con determinazione.

    Allora non si sono valutati i problemi legati all’impiantistica esistente nei palazzi, in molti casi obsoleta e neanche della mancanza delle frequenze necessarie per attivare il nuovo segnale nel periodo di coesistenza con l’analogico. Tutti problemi che attualmente impediscono ai consumatori la ricezione del segnale digitale terrestre, unitamente a quello provocato dalla accertata inadeguatezza dei decoder, come risulta dalle numerosissime segnalazioni inviate al “pronto intervento digitale terrestre”, promosso da Adiconsum.

    Per quanto riguarda i decoder però, difficoltà non dovevano esserci, in quanto le idee erano chiare gia dal 1999, anno in cui entrò in vigore la  legge che imponeva il decoder unico. Il legislatore, memore delle difficoltà create ai consumatori dalle Pay tv trasmesse via satellite che imponevano le proprie codifiche, costringendo gli utenti a possedere svariati decoder, si preoccupò di promulgare una legge valida anche per i futuri scenari tecnologici.  La legge sul decoder unico infatti non regolamenta in esclusiva  le trasmissioni satellitari ma, giustamente, fa riferimento  a tutti i “programmi radiotelevisivi digitali” indipendentemente dal mezzo di trasmissione.

    Da quando questa legge è stata approvata molte cose sono cambiate riguardo lo sviluppo tecnologico e nonostante ciò la legge sul decoder unico è modernissima. Oggi i mezzi di trasmissioni della multimedialità sono numerosissimi e molto più avanzati della stessa  trasmissione terrestre e addirittura di quella satellitare. Mi riferisco alla banda larga  (DSL e Fibra) che ormai porta testi, audio e video ad alte velocità attraverso le linee telefoniche sia fisse che mobili, permettendo la vera interattività. La convergenza tecnologica è una realtà e la legge sul decoder unico, imponendo l’utilizzo di un  solo apparato pronto alla ricezione di qualsiasi segnale radiotelevisivo digitale, in modo lungimirante garantisce la libera scelta del consumatore di oggi e anche di domani, peccato che questa legge non viene rispettata e che addirittura si tenta di abolirla.

    Nulla si è fatto nei confronti di SKY,  Pay tv che ha imposto con forza un proprio decoder chiuso e con codifica proprietaria,  perché nulla andava imposto ai decoder del digitale terrestre che sono limitati alla sola ricezione del segnale terrestre. E’preferibile ignorare la legge sul decoder unico,  evitando di far costruire un decoder pronto alla ricezione di una qualsiasi radio e tv digitale, che potrebbe dare troppo potere di scelta al consumatore.  Per questo motivo, al Governo da poco dimessosi, questa legge non piaceva e stava cercando di eliminarla attraverso l’approvazione del testo unico sulla radiotelevisione, riteniamo, purtroppo, che anche il nuovo governo continuerà sulla stessa linea,  anche  se non ci dispiacerebbe  essere smentiti dal nuovo Ministro delle Comunicazioni.

    Riteniamo che la legge sul decoder unico deve esistere e deve anche essere migliorata,  va difesa con forza perché il decoder è il primo anello di una catena che permette la convergenza tecnologica garantendo quindi il pluralismo. Questa legge deve essere migliorata, specificando le caratteristiche tecniche da adottare per avere decoder pronti anche a modalità di trasmissioni future delle quali già conosciamo con esattezza caratteristiche e modalità.  Occorre integrare  la legge per porre rimedio ad una grande svista, nessuno, infatti, si è preoccupato dei televisori che vengono ancora venduti come se il “digitale” non esistesse.  Il Ministero dello Sviluppo Tecnologico non si è affatto preoccupato che i cittadini italiani acquistano  apparecchi televisivi che fra un anno sono inutilizzabili, ci aspettavamo invece proponesse un’ordinanza che obbligasse i costruttori di televisori di inserire la sintonizzazione delle trasmissioni digitali in ogni apparecchio, ma forse i compiti di questo Ministero sono altri.

    La verità è che nessuno è attento ai cittadini perché, invece, ci si preoccupa di realizzare un mercato immobile e spezzettato in tanti settori: tv satellitare; tv terrestre; tv in banda larga; tv via cavo; tv mobile; radio digitale.

    Nonostante la convergenza si sia realizzata, si vuole costringere il consumatore ad utilizzare la “ radiotelevisione digitale” come si trattasse di singole tecnologie, tutte  diverse, vanificando l’uniformità di linguaggio che è il principale vantaggio della digitalizzazione.

    Le scelte attuali quindi, non ci conducono verso uno sviluppo tecnologico, ma verso una  preoccupante regressione. Il motivo di tali decisioni scaturisce, purtroppo, dalla necessità di difendere le posizioni monopolistiche conquistate dagli attuali operatori, possessori di contenuti.  In un mercato, che proprio grazie alla tecnologia diventa globale ed aperto, le attuali aziende dovrebbero far  posto a nuovi operatori, vedendo  diminuire la propria egemonia  ed i propri guadagni.

    L’esempio più eclatante si ha osservando il trattamento che si sta dando allo sviluppo dalla radio digitale (DAB) che non viene affatto sviluppata e che non ha, volutamente, gli stessi privilegi che si offrono alla TV digitale terrestre. Nonostante la “radio digitale” sia sicuramente più necessaria della TV digitale, vista la grande confusione di frequenze, che danneggia la ricezione e quindi la libertà d’uso, per non modificare le  radicate posizioni di forza ormai conquistate nella radiofonia analogica si cerca di non far sviluppare il processo di digitalizzazione, trattando la radio come fosse una differente tecnologia e la si tiene ai margini  degli  attuali piani di sviluppo tecnologico. Questo è un argomento complesso che necessita di un’attenzione specifica che ora non possiamo affrontare, ma è utile come esempio per dimostrare che oggi non c’è interesse verso lo sviluppo tecnologico del Paese, ma c’è solo la volontà di non modificare gli attuali assetti, tenendo sotto controllo proprio quelle  tecnologie che potrebbero invece modificali a vantaggio di una maggiore liberta di scelta e quindi maggiore pluralismo.

    Questo è il vero motivo per cui i consumatori, rappresentati dalle loro associazioni, vengono completamente ignorati dal Ministero delle Comunicazioni e dalle organizzazioni nate per promuovere il digitale terrestre. Le loro istanze non possono essere accolte, perché sono motivate dalla difesa dell’interesse collettivo, che vuole libertà di scelta e pluralismo, ma come gia spiegato, il digitale terrestre non è per i cittadini ma per mantenere stabile ciò che gia è stato acquisito.

    Vorremmo che il nuovo Ministro delle Comunicazioni ci smentisca attraverso fatti nuovi , ed è per questo che la nostra critica vuole essere costruttiva e con precise proposte.

    Si cominci a trattare la diffusione radiotelevisiva digitale nella sua interezza, indipendentemente dal suo mezzo di trasmissione. Deve essere il consumatore l’unico a decidere in che modo può accedere alla radio e alla televisione. Le istituzioni devono, invece, garantire a tutti i cittadini la possibilità di usufruire della migliore radio e della  migliore tv digitale, promuovendola senza discriminazioni indipendentemente dal mezzo di trasmissione. Non solo quindi incentivi al digitale terrestre, come se questa sia in competizione con la trasmissione da satellite o con quella trasmessa attraverso i cellulari o con la radio digitale. 

    Non è compito dei governi promuovere un mezzo di diffusione a svantaggio di un altro.

    Non stiamo trattando un qualsiasi prodotto commerciale che ha bisogno di essere promosso con sconti e propaganda pubblicitaria, come purtroppo sta accedendo, nonostante le numerose denunce delle associazioni consumatori.

    Dovendo proporre una svolta tecnologica che investe tutti i cittadini, è compito del governo, invece, far in modo che tutti possano usufruire di medesimi servizi e medesime opportunità. Se la digitalizzazione permette l’interattività e la multimedialità, facilitando l’accesso ai servizi della pubblica amministrazione, queste opportunità non devono essere offerte solo attraverso uno specifico mezzo di trasmissione, ma  devono essere garantite a chiunque utilizzi la radio e la televisione digitale. Solo con  tali obbiettivi si giustificano gli incentivi economici, che altrimenti si trasformano in aiuti di stato verso alcune aziende.

    Le politiche di sviluppo tecnologico devono essere globali. Chiediamo quindi di spostare la data dello spegnimento della televisione terrestre analogica prevista alla fine di dicembre 2006 e di dar vita ad una digitalizzazione globale, che riguardi tutta la diffusione radiotelevisiva. Il governo deve fornire le linee guida, che tutti coloro che sono  impegnati nel passaggio dall’analogico al digitale devono rispettare. I servizi per accedere telematicamente alla pubblica amministrazione non devono essere usufruibili solo con il digitale terrestre, ma anche con il satellitare, con il doppino telefonico, con il cellulare e con qualsiasi altro mezzo di trasmissione. Tutto ciò e realizzabile perché il tutto avviene in digitale, quindi nel medesimo linguaggio. Alcuni operatori dovranno adeguare il proprio sistema operativo, uniformandosi per esempio a quello utilizzato nel digitale terrestre, denominato MHP, ma in questo caso usufruiranno di legittimi incentivi a sostegno di eventuali costi.  Leggiamo sulla stampa che l’attuale governo sarebbe propenso ad offrire gli incentivi anche a SKY , visto che anche la pay tv satellitare offre interattività. Certamente vero, anche fra queste righe abbiamo affermato che l’interattività dal satellite non è una novità, ma crediamo che i soldi pubblici servano per finalità pubbliche e non certo per decidere con quale telecamera inquadrare gli occupanti della casa del “grande fratello”. Non basta essere interattivi per avere gli incentivi, è necessario che chi propone un qualsiasi sistema di trasmissione, sia predisposto tecnologicamente al passaggio di tutti quei servizi di pubblica utilità con le specificità indicate dal governo e si uniformi al linguaggio usato anche dagli altri. Attualmente SKY non ha dimostrato di aver questa sensibilità, anzi opera con spirito totalmente opposto.

    Contemporaneamente occorre indicare quali caratteristiche devono aver i decoder ed i televisori per permettere i servizi di pubblica utilità e rispettare la libertà del consumatore: gli apparati devo essere aperti, garantendo la ricezione dei programmi radiotelevisivi digitali sia gratuiti che a pagamento, predisposti per qualsiasi forma di trasmissione, sia da terra che da satellite, sia attraverso il doppino che la telefonia mobile.

    Il consumatore deve essere lasciato libero  di decidere quale operatore utilizzare senza discriminazioni di nessun tipo.

    Quando con dati certi si sarà sicuri che tutti i cittadini non avranno più necessità di alcun segnale analogico, allora sarà il tempo di spegnerlo. Se c’è interesse che questo tempo arrivi al più presto occorre solo programmare seri piani di sviluppo coinvolgendo tutti gli appartenenti alla filiera della digitalizzazione, primi fra tutti i consumatori.

    Non è poi molto complicato portare un Paese ed i suoi cittadini verso lo sviluppo tecnologico, basta mettere al primo posto chi deve utilizzare la tecnologia, gli utenti. Fatta questa scelta , occorre, poi,  preoccuparsi di facilitare il più possibile l’uso della tecnologia e adoperarsi per offrirla a tutti.

    I consumatori  nel caso della radiotelevisione digitale, allo stato attuale, hanno, comunque, la possibilità di essere gli attori principale di questa vicenda, se ritengono che la loro liberta di scelta non è tutelata, non devono far altro che  farsi trovare impreparati al 2006, siamo convinti che nessuna rete radiotelevisiva sarebbe disposta a spegnere il segnale analogico, sapendo si essere vista in digitale solo da pochi.




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    28 agosto 2005

    DIGITALE TERRESTRE. DOMANDE SENZA RISPOSTE

    Roma, 15 aprile 2005

     

    Comunicato stampa

     

    Digitale terrestre

    Adiconsum : il Ministro Gasparri sia Ministro della Repubblica e non delle sole imprese.

    Alcuni quesiti che restano in attesa di risposta.

     

    La conferenza nazionale sul digitale terrestre  in corso in Sardegna non affronta nessuno dei problemi sollevati dalle associazioni consumatori, è solo una luccicante vetrina delle aziende interessate.

    Intanto i consumatori attendono risposte alle seguenti domande:

    • Perché l’attenzione politica e programmatica è rivolta esclusivamente al digitale terrestre quando oggi i contenuti digitali radiotelevisivi arrivano ai cittadini anche con il satellite, il doppino telefonico ed il cellulare?
    • Perché Il Ministero delle Comunicazioni e il Ministero dell’Innovazione non si occupano del settore riguardante la fruizione dei contenuti radiotelevisivi digitali, come un unico settore, cercando di regolamentarlo per porre fine al dominio degli operatori nei confronti degli utenti?
    • Perché non si fa rispettare la legge sul decoder unico, così come l’aveva pensata il Legislatore, che prevede un solo decoder per la fruizione dei programmi radiotelevisivi digitali, indipendentemente dalla modalità di trasmissione ed invece si obbligano i cittadini a dotarsi di un innumerevole quantità di decoder, con l’unico vantaggio di chi li produce?
    • Perché i soldi pubblici vengono destinati per incentivare alcune tv a pagamento?
    • Perché gli attuali decoder utilizzano tecnologie vecchie come i modem a 56K che non permettono l’interattività?
    • Perché ad un anno dalla chiusura delle trasmissioni analogiche, sono ancora in vendita televisori che non ricevono i segnali digitali?
    • Perché si finge di non sapere che la chiusura della trasmissione analogica entro dicembre 2006 è impraticabile, a meno che non si obbligano le famiglie a sostenere costi elevati?

     

     

    Queste sono solo alcune domande che Adiconsum pone da tempo alle Istituzioni e che avrebbe posto alla conferenza in svolgimento in Sardegna. Peccato che nessuna Associazione Consumatori sia stata invitata. Evidentemente il digitale terrestre non è per i cittadini.




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    28 agosto 2005

    LETTERA A SKY

    Roma, 29 marzo 2005

     

    Dr. Tullio Camiglieri

    Relazione Esterne SKY

    Via Salaria, 1021

    00138 Roma

    RACCOMANDATA A.R.

    Anticipata via FAX

     

     

     

    Oggetto: RICHIESTA APERTURA TAVOLO DI CONFRONTO

     

    Il 13 ottobre 2004 l’Agcom sollecitava Sky ad instaurare un confronto con le Associazioni  Consumatori;  il 16 novembre 2004 Sky, presso la propria sede, si impegnava, con tutte le Associazioni, a convocare entro 10 giorni un tavolo di confronto con un preciso ordine del giorno. Da allora sono passati ben 5 mesi e l’impegno preso non è stato mantenuto. I  gravi problemi per i consumatori non sono terminati, come dimostrano le continue e numerosissime proteste inviate dai consumatori sia all’Agcom che alle associazioni consumatori. Prima di richiedere alla nuova Autorità Garante per le Comunicazioni di deliberare sul caso Sky  a tutela dei diritti dei consumatori, Adiconsum e le associazioni firmatarie, chiedono a Sky di mantenere la parola data, convocando entro 15 giorni dalla ricezione della presente un TAVOLO DI CONFRONTO. Scopo di tale incontro dovrebbe essere quello di istituire, successivamente, un tavolo di lavoro, composto da una rappresentanza delle Associazioni Consumatori e dell’azienda per realizzare un protocollo d’intesa sulle seguenti problematiche:

     

    1    CONTRATTO CONCORDATO. Stesura di un contratto di abbonamento privo di clausole vessatorie e rispettoso dei diritti dei consumatori.

    1    ATTIVAZIONE DI UNA MODALITA’ DI CONCILIAZIONE. Introdurre la conciliazione con le associazioni consumatori per la risoluzione dei reclami non giunti a buon fine.

    1    TRASPARENZA NELLA FATTURAZIONE. Si propone di istituire una corretta comunicazione al consumatore, basata sulla trasparenza, in riferimento alla situazione amministrativa di ogni singolo abbonato.

    1    APERTURA DECODER. Concordare, tenendo conto delle problematiche tecniche, le variazione del sistema operativo per ottenere un decoder il più possibile aperto alla ricezione dei programmi radiotelevisivi da satellite.

    1    MISURE ANTIPIRATERIA. Concordare le azioni più idonee per contrastare la pirateria informatica senza ledere i diritti dei consumatori.

               

    In attesa di un Vostro riscontro porgiamo distinti saluti.

     

    ADICONSUM




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    28 agosto 2005

    DIGITALE TERRESTRE- RISULTATI

    Roma, 15 marzo 2005

     

    COMUNICATO STAMPA

     

    Digitale terrestre:

    Adiconsum e MDC ottengono un altro ottimo risultato.

    La 7 – Telecom, modifica le Condizioni Generali del servizio Cartapiù e le sostituisce con quelle concordate con le associazioni consumatori.

     

    Dopo la diffida di Adiconsum e MDC La7 accetta di istituire un  gruppo di lavoro misto (la7; Telecom; Adiconsum, MDC, Lega Consumatori, ADOC) che realizza il nuovo contratto.

     

     

     

    MDC e ADICONSUM continuano ad avere risultati a favore dei consumatori, in merito al “Digitale Terrestre”. Dopo la sentenza di condanna del Antitrust per pubblicità ingannevole in relazione ai messaggi che promuovevano il digitale terrestre,  ora si è ottenuto un nuovo contratto che disciplina i servizi di tv a pagamento offerti da Cartapiù, che finalmente tutela i diritti dei consumatori.

    Tutto ha avuto origine in gennaio, quando MDC e Adiconsum hanno diffidato La7 e Mediaset di modificare le condizioni contrattuali che regolano la tv a pagamento sul digitale terrestre, perché lesive degli interessi dei consumatori. L’ 8 febbraio, il gruppo Telecom, raccogliendo le istanze di Adiconsum e MDC,  ha convocato le principali associazioni consumatori ed i quella occasione le parti  hanno dato mandato ai propri rappresentanti (per le associazioni consumatori: Adiconsum, MDC, Lega Consumatori, ADOC) di costituire un apposito Gruppo di Lavoro allo scopo di rivedere e/o modificare alcune delle clausole contenute nella primitiva versione delle Condizioni Generali di Servizio de La7 Cartapiù.

    Dopo numerosi incontri ed un’attenta analisi sono state riviste le clausole relative:a) all’accesso da parte dei clienti al servizio di Customer Care e alle relative numerazioni; b) alle comunicazioni e alle informative alla clientela; c) alla specificazione delle responsabilità espressamente riconducibili a La7 o viceversa ai produttori e/o rivenditori di decoder; d) al diritto riconosciuto ai clienti di usufruire di specifiche garanzie nel caso di eventi non fruiti; e) ai tempi di sostituzione della Carta nel caso di malfunzionamento; f) all’istituzione di una procedura di conciliazione che sarà realizzata e gestita in collaborazione con le Associazioni dei Consumatori.

    L’attuale contratto, presente sul sito internet di la 7, (qui allegato) ovviamente sostituisce il precedente, garantendo così i consumatori  che hanno gia acquistato o acquisteranno  una smart card Cartapiù.

    Adiconsum e MDC esprimo soddisfazione per quanto è stato fatto, soprattutto da parte di La 7- Telecom, che ha scelto di collaborare fattivamente con le associazioni consumatori, realizzando un contratto che possiamo definire di riferimento per tutti coloro che operano nei servizi della tv a pagamento. Purtroppo occorre constatare che la maggior parte delle aziende che operano nel settore delle comunicazioni tendono ad ignorare i consumatori, siamo però convinti che questa sia la strada da percorrere per offrire nuovi servizi tecnologici e garantire seriamente i diritti dei consumatori.

    Occorre evidenziare che Mediaset, anch’essa diffidata, non ha dimostrato la medesima sensibilità di La7, mantenendo il proprio contratto e ignorando completamente le istanze presentate dalle associazioni consumatori che si vedono costrette, quindi, ad intraprendere altre  vie legali per ottenere i giusti diritti.




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    28 agosto 2005

    DIGITALE TERRESTRE E I CONTRATTI

     

      19 gennaio 2005

    Comunicato stampa

     

    Digitale terrestre:

    Adiconsum e Movimento Difesa del Cittadino diffidano Mediaset e La 7.

    Le nuove tv a pagamento non tutelano i consumatori.

    Contratto vessatorio, servizio sperimentale, decoder incompatibili: istruzioni per l’uso

     

    Mediaset e Telecom Italia danno vita a nuove Pay Tv, trasmettendo in Pay-Per-View il calcio con il digitale terrestre, ma anche loro, come chi le ha precedute, non si preoccupano di tutelare i consumatori.

    Adiconsum e Movimento Difesa del Cittadino hanno inviato una diffida ad entrambe le televisioni chiedendo la  modifica delle clausole contrattuali che risultano palesemente vessatorie e lesive degli interessi dei consumatori ed utenti, perché in contrasto con il Codice Civile.

    Mediaset e Telecom Italia nel loro contratto che regolamenta l’utilizzo della scheda prepagata prevedono: 1)di poter variare, modificare e addirittura sospendere il servizio senza alcun preavviso; 2)di non avere alcuna responsabilità per la mancata fruizione del servizio se ciò deriva da guasti o motivi tecnici; 3)di ritenere valido per ogni controversia esclusivamente il Foro di Roma (il codice civile prevede il Foro del consumatore); 4) l’adesione di fatto  a clausole future che il consumatore non è in grado di conoscere; 5) la limitazione, se non l’esclusione dell’azione dei consumatori nei casi di inadempimento totale o parziale o di adempimento inesatto da parte di chi fornisce il servizio; 6) l’applicazione esclusiva della legge italiana, dimenticando che i consumatori italiani sono anche europei.

    Solo ne contratto Mediaset: 8) la risposta alle richieste dei rimborsi nel 95% dei casi. 5) la garanzia della continuità di diffusione del servizio per un tempo non inferiore al 90% della durata dell’evento.

     

    Per non incorre in un incauto acquisto occorre offrire ai consumatori, per la visione sul digitale terrestre delle partite di calcio a pagamento, delle

    ISTRUZIONE UTILI

     

    1. IL DIGITALE TERRESTRE E’ SPERIMENTALE. Come è stato ribadito dal Garante Antitrust, nella sentenza di condanna per pubblicità ingannevole sul digitale terrestre, il servizio è attualmente in fase sperimentale, compresa la Pay-Per-View. Quindi prima di qualsiasi acquisto, occorre verificare se si è in condizione di riceverle la trasmissione digitale. (ricezione del segnale e verifica impianto)
    2. MOLTI DECODER NON SONO COMPATIBILI Anche fra i decoder incentivati, dotati, quindi di tecnologia MhP, possono esserci marche che non garantiscono la compatibilità con le TV a pagamento. I possessori di decoder, per Mediaset, devono verificare se nel menù principale appaia la voce “Servizio Pay per View” e al suo interno sia scritto “Mediaset Premium”. Per “LA7” devono verificare di vedere il canale “LA7 cartapiù attivazione”. Chi, invece, deve acquista un decoder nuovo , chieda al venditore, prima dell’acquisto, la verifica sopra indicata.
    3. LE CARD PREPAGATE SONO REGOLATE DA UN CONTRATTO. Anche se non è evidenziato dalla pubblicità e nei negozi , per accedere alla Pay per View non è necessario un abbonamento ma l’acquisto della card prepagata corrisponde all’accettazione di un contratto, (precedentemente descritto). Ogni consumatore deve, quindi, preventivamente conoscere le clausole contrattuali, chiedendole al venditore o cercandole su internet.
    4. IL VENDITORE E’ RESPONSABILE DELLA CONFORMITA’. La legge sulla garanzia è la conformità prevede la piena responsabilità del venditore in merito alle caratteristiche (conformità) di ciò che vende. Il consumatore che acquista un decoder digitale o un servizio prepagato ad esso correlato, senza avere ricevuto tutte le informazioni necessarie ad usufruire completamente dei servizi desiderati e che quindi non può godere del servizio richiesto, può chiedere, al venditore, il rimborso di quanto ha speso.

     

    Movimento difesa del Cittadino e Adiconsum esprimono il loro favore per lo sviluppo di una nuova concorrenza, necessaria al riequilibrio del mercato delle Pay Tv, ma esprimono rammarico nel constatare, ancora una volta come l’attenzione nei confronti dei consumatori, da parte degli operatori televisiva, sia totalmente insufficiente.




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    28 agosto 2005

    comuni e cntralizzati sat

     

    COMUNICATO STAMPA

     

     

     


     Adiconsum: “Sky prima riempie di  parabole i balconi degli italiani

    e poi collabora con i comuni per farle togliere”
     

    Il comune di Torino multerà con un esborso variabile dai 25 ai 500 euro chi si farà sorprendere con una parabola sul balcone.  Sky sigla un accordo con l’amministrazione comunale che prevede l’offerta da parte della tv di Murdoch dell'installazione gratuita della parabola sul terrazzo condominiale nel quale venga sottoscritto almeno un abbonamento.
    Detta così il comportamento di Sky, è ineccepibile. Ma forse non tutti sono a conoscenza del vero comportamento dell’emittente satellitare.
    Da quando è sbarcata in Italia, Sky offre infatti gratis l’installazione della parabola solo sul balcone, mentre chiede costi altissimi per l’installazione sul terrazzo o sul tetto condominiale. SKY non può continuare a riempire di parabole  i balconi italiani e poi fare gli accordi con i Comuni che multano tali installazioni! Questi atteggiamenti provocano disorientamento fra i consumatori che, per le scelte di Sky, vengono prima invogliati all’installazione sul balcone e poi multati per il non rispetto delle delibere comunali, magari derivanti da accordi con la stessa Sky.

    Adiconsum chiede a Sky, se veramente ha  a cuore il decoro delle nostre città, di promuovere installazioni gratuite sui terrazzi condominiali e alle amministrazioni comunali di varare delle delibere chiare e dettagliate circa le modalità d¹installazione.




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    25 agosto 2005

    PARTE DELL'ATTIVITA' DEL 2004

     

     

      

     

      


    ATTIVITA’ DEL

    2004

     

     

    29 dicembre 2004

    SATELLITE

     

    INFORMAZIONI UTILI” PER DECIDERE CON SAGGEZZA SE ABBONARSI O MENO A SKY.

    Di

    Mauro Vergari

    Responsabile nazionale settore “nuove tecnologie” Adiconsum

     

    Non c’è alcun dubbio,  prima di abbonarsi a SKY occorre riflettere, questa dovrebbe essere l’ovvia conseguenza   della consegna del Tapiro d’oro da  parte di “Striscia la notizia” alla Pay tv italiana. Adiconsum, quindi, invece di commentare i comportamenti di SKY  preferisce offrire ai consumatori delle “informazioni utili” per aiutarli a decidere con saggezza se legarsi o meno a SKY:

     

    a)       Il decoder fornito da SKY, allo stato attuale non è rispettoso dell’attuale legislazione, infatti non permette il libero accesso ai programmi radiotelevisivi provenienti dal satellite. SKY ha il pieno controllo del sistema operativo del decoder che modifica senza il consenso degli utilizzatori. Chiunque voglia accedere a tutti i programmi che provengono dai satelliti dovrà, necessariamente acquistare un altro decoder che non può, però, ricevere i canali SKY. Adiconsum ha chiesto a SKY che, immediatamente, prima di avviare qualsiasi tavolo di confronto, deve modificare il sistema operativo, privandolo di qualsiasi limitazione, garantendo, così, il diritto Costituzionale di accesso all’ “informazione”  attraverso la libertà di scelta.

    b)       Il decoder non è gratuito come pubblicizzato. E’ solo in noleggio gratuito per la durata dell’abbonamento. Il Garante per la concorrenza ha attivato la procedura per pubblicità ingannevole.

    c)       La licenza per l’utilizzo del sistema di codifica NDS, utilizzato da SKY viene concesso solo ai costruttori scelti dall’emittente, per costruire i propri decoder. Tale decisione è contraria alle disposizioni europee.  La conseguenza è l’impossibilità di acquistare, nei negozi, moduli mobili NDS da inserire nei decoder Common Interface (predisposti a vari accessi condizionati) e decoder con caratteristiche tecniche evolute permettendo anche la visione dalla pay tv italiana. Viene di fatto impedita la liberta d’acquisto.

    d)       SKY non si è dotata di carta dei servizi. Gli abbonati non hanno nessuna garanzia sulla qualità dei servizi forniti. Non è prevista nessuna modalità per la risoluzione delle eventuali controversie, non sono inoltre previsti rimborsi per interruzione o difetto dei servizi erogati.

    e)       Le clausole contrattuali non tengono conto del diritto dei consumatori. Il Centro Giuridico dell’Adiconsum ha pubblicato e consegnato all’Autorità Garante per le Comunicazioni una relazione dettagliata in merito agli articoli vessatori presenti nel contratto. E’ indispensabile leggere sempre il contratto prima di abbonarsi, soprattutto se l’abbonamento è per internet o per telefono.

    f)        Il sevizio clienti è telefonico ed è sempre a pagamento. Qualsiasi disservizio sia tecnico che amministrativo necessita di un contatto telefonico, il più delle volte con lunghe attese (costo a proprio carico) e con la mancata soluzione del problema esposto.

    g)       SKY è l’unica pay tv vai satellite, ma molti dei contenuti trasmessi ora cominciano ad essere visibili anche con altri mezzi di trasmissione, ci riferiamo alla banda larga, al digitale terrestre e al cavo telefonico. E’ utile informarsi se nella propria città si è raggiunti da tali servizi.

     

    Il comportamento di SKY non è quindi esemplare con l’aggravante che le istituzioni preposte al controllo sono inerti, ci riferiamo all’Autorità Garante per le Comunicazioni che Adiconsum ha diffidato di deliberare sulla materia entro il 10 dicembre 2004. Unica difesa per il consumatore è: RIFLETTERE. Ulteriori notizie su www.adicosnum.it

     

     

    14 ottobre 2004

     

    SATELLITE

     

    Comunicato stampa

     

    Adiconsum esprime stupore

    circa le dubbie decisioni prese dall’Autorità per le Comunicazioni

     

    Adiconsum esprime stupore circa le dubbie decisioni prese dall’Autorità per le Comunicazioni in merito al comportamento assunto da SKY per il passaggio dall’accesso condizionato SECA2 al NDS:

     

    • La decisone presa da SKY e avallata dal Garante per le Comunicazioni, di permettere agli abbonati non soddisfatti del nuovo decoder NDS di rescindere il contratto, non è certo una concessione ma è semplicemente l’applicazione “morbida” di quanto prevede il Codice Civile che vieta la modifica dei contratti unilateralmente. Tutti gli abbonati SKY, non disposti ad accettare il cambio di tecnologia da SECA a NDS, quindi, indipendentemente dalla volontà di SKY, hanno già acquisito il diritto, non solo di rescindere il contratto ma di ottenere anche un rimborso per il danno sostenuto. La scelta del Garante è quindi a tutto vantaggio di SKY ed è riduttiva nei confronti del Codice Civile.
    • La decisione presa da SKY, su invito dal Garante, per risarcire chi non può più utilizzare un proprio decoder più sofisticato,  offrendo  ad un  prezzo scontato (€ 129,00) un ulteriore decoder oltre a quello concesso gratuitamente è veramente ridicola. E’ la negazione della legge sul decoder unico, dato che l’utente per vedere tutti i programmi provenienti dal satellite dovrebbe utilizzare tre decoder, continuando per di più, ancora a spendere.
    • SKY impegnandosi ad aumentare da 20 a 300 i canali memorizzabili, oltre quelli preimpostati  dalla SKY, conferma che il proprio decoder non rispetta quanto previsto dalla legge sul decoder unico che, ricordiamo, autorizza la distribuzione nel nostro Paese solo di decoder che permettono la ricezione di tutti i programmi radio-televisivi sia in chiaro che criptati. SKY aderisce solo in parte alla Legge e preferisce continuare ad imporre le proprie scelte ai consumatori.

     

    Adiconsum, come gia richiesto con una propria lettera al Ministro per le Comunicazioni è favorevole all’apertura di un tavolo di confronto fra SKY e le associazioni consumatori. Si ritiene quindi, positiva la scelta fatta dal Garante a condizione che il tavolo sia mediato da un’istituzione e che durante il suo svolgimento vengano sospese da parte di SKY tutte le iniziative che danneggiano i consumatori (sospensione segnale, consegna dei decoder non richiesti, ecc…) e che il confronto riguardi, oltre le problematiche relative alla chiusura del SECA2,  anche i rapporti fra SKY e gli utenti, che le associazioni consumatori vorranno proporre.

     

    È una chiara applicazione del divieto di ius variandi essistente nel nos

     

     

    14 0ttobre 2004

     

    DIGITALE TERRESTRE

     

    CONDANNA PER INGANNEVOLEZZA

    INFLITTA DAL GARANTE PER LA CONCORRENZA

     

     

    LA PRESENTE VERSIONE DEL PROVVEDIMENTO È QUELLA VIGENTE


    PI4560 - TELEVISIONE DIGITALE TERRESTRE
    Provvedimento n. 13678

    L'AUTORITÀ GARANTE DELLA CONCORRENZA E DEL MERCATO

    NELLA SUA ADUNANZA del 14 ottobre 2004;

    SENTITO il Relatore Professor Carlo Santagata;

    VISTO il Decreto Legislativo 25 gennaio 1992, n. 74, come modificato dal Decreto Legislativo 25 febbraio 2000, n. 67;

    VISTO il Regolamento sulle procedure istruttorie in materia di pubblicità ingannevole e comparativa, di cui al D.P.R. 11 luglio 2003, n. 284;

    VISTI gli atti del procedimento;

    CONSIDERATO quanto segue:

    I. RICHIESTA DI INTERVENTO

    Con richieste di intervento pervenute in data 5 marzo 2004 e 6 aprile 2004, integrate in data 23 aprile 2004, e in data 17 giugno 2004, integrata in data 23 giugno 2004, due associazioni di consumatori, l'Adiconsum e il Movimento Difesa del Cittadino Onlus, hanno segnalato la presunta ingannevolezza, ai sensi del Decreto Legislativo n. 74/92, dei messaggi pubblicitari diretti alcuni a promuove l'acquisto di decoder necessari per la ricezione del segnale televisivo in tecnica digitale terrestre (di seguito anche DTT) ed altri a promuovere i servizi televisivi diffusi attraverso tale nuova tecnica trasmissiva.
    I profili di ingannevolezza segnalati attengono alla mancata indicazione nei messaggi in questione di informazioni ritenute fondamentali al fine di permettere al consumatore di formare e orientare consapevolmente le proprie scelte economiche, con particolare riferimento all'omessa indicazione del fatto che il servizio di trasmissione televisiva in tecnica digitale terrestre è, allo stato, in una fase di sola sperimentazione e, quindi, non fruibile in qualsiasi zona del territorio nazionale.
    Le associazioni segnalanti ritengono, in sintesi, che il servizio televisivo oggetto di promozione non sarebbe né attuale né completamente gratuito come, invece, i messaggi in questione lascerebbero intendere.
    Esse inoltre contestano, con riferimento ad alcuni messaggi, la circostanza che non sarebbe indicata con sufficienza chiarezza la tariffazione del servizio di call center a cui il messaggio rinvia per poter ottenere maggiori informazioni, nonché la genericità delle informazioni fornite negli spot televisivi diffusi sulle reti Mediaset con riguardo al contributo statale stanziato per l'acquisto dei decoder digitali.

    II. MESSAGGI

    I messaggi oggetto della richiesta di intervento consistono:
    (i) il messaggio diffuso dalla società Nokia S.p.A (di seguito Nokia) sulla rivista EUROSAT, n. 134 di marzo, pag. 4 e nel supplemento a iTV di Satellite n. 171, marzo, IV^ di copertina, diretto a promuovere un proprio modello di decoder per la ricezione del segnale televisivo in tecnica digitale terrestre. Il messaggio in esame dedica ampio spazio alla spiegazione delle modalità per "trasformare la [propria] TV in Digitale terrestre": "installazione immediata: basta collegare il set top box Nokia alla TV di casa e alla presa della normale antenna. Ai canali che vedi oggi se ne aggiungeranno tanti altri, tutti con la qualità video e audio digitale. Collegando il set top box anche a una linea telefonica potrai usare il telecomando per intervenire, votare e giocare in diretta TV. E potrai usufruire di tanti nuovi servizi interattivi". Sul margine destro del tabellare è presente, in caratteri grafici particolarmente ridotti, la seguente indicazione: "La disponibilità della ricezione digitale e dei servizi MHP può variare da regione a regione e in funzione del service provider". Infine, il messaggio rinvia a un numero di call center per ottenere maggiori informazioni, di cui è indicata la tariffazione scorporandovi l'IVA;
    (ii) il messaggio diffuso dalla società Mediasat S.r.l. (di seguito Mediasat) sulla rivista EUROSAT, n. 134 di marzo e nel supplemento a iTV di Satellite n. 171, marzo, diretto a promuovere l'acquisto di un proprio modello di decoder per la ricezione del segnale televisivo in tecnica digitale terrestre in cui vengono riassunte le principali caratteristiche della nuova tecnica di trasmissione televisiva ("la TV digitale terrestre: più canali… dedicati allo spettacolo, informazione, musica, economia ecc…; migliore qualità… di suono e immagini […], contenuti aggiuntivi… con notizie e informazioni aggiornate e teletext evoluto con immagini, servizi interattivi… per interagire direttamente con i programmi in onda attraverso il telecomando e partecipare a sondaggi, quiz, giochi");
    (iii) lo spot televisivo andato in onda sulle reti televisive Canale 5, Italia 1 e Rete 4 il giorno 30 marzo 2004 rispettivamente alle ore 21.31, 21.53 e 22.40, diretto a promuovere il nuovo servizio di trasmissione televisiva in tecnica digitale offerto dalle reti del Gruppo Mediaset di cui ne sono, in particolare, evidenziate le caratteristiche tecniche e di fruizione ("[…] la televisione digitale terrestre ti aspetta: con il box digitale interattivo puoi rendere la tua televisione ancora più ricca e coinvolgente con la straordinaria qualità del video e dell'audio digitale"), salvo rinviare per maggiori informazioni a un numero telefonico a tariffazione particolare il cui costo e indicato in caratteri grafici particolarmente ridotti e scorporando l'IVA ("tariffazione massima da rete fissa 0,12 euro + IVA al minuto in tutta in Italia");
    (iv) il messaggio diffuso, sulla rivista Eurosat n. 134 di marzo 2004 e nel supplemento a iTV di Satellite n. 171, marzo 2004, diretto, come il precedente, a promuovere i servizi fruibili attraverso i canali digitali delle reti televisive del Gruppo Mediaset ("E' nata la TV del futuro […] il nuovo Segnale Digitale terrestre che già oggi puoi ricevere a casa tua […]". Anche questo messaggio rinvia per maggiori informazioni a un numero telefonico a tariffazione particolare il cui costo è, però, indicato in modo sufficientemente percettibile e comprensivo dell'IVA;
    (v) il messaggio, della durata di circa 4 secondi e mezzo, diffuso in formato Media Player sul sito Internet dell'associazione italiana per lo sviluppo del Digitale Televisivo Terrestre ( di seguito DGTVi) all'indirizzo http://www.dgtvi.it/video.html, la cui effettiva diffusione è stata accertata con verbale del 11 maggio 2004, diretto a promuovere la conoscenza dell'associazione attraverso anche la presentazione delle caratteristiche tecniche e di fruizione delle trasmissioni televisive digitali terrestri. Il messaggio, dopo una prima di presentazione dell'associazione ("[…] DGTVì, associazione per lo sviluppo della televisione digitale terrestre in Italia, per promuovere tutte quelle iniziative che, nella fase di passaggio dalla televisione analogica a quella digitale, consentano a ogni operatore interessato di agire in modo razionale, in piena sintonia con gli altri operatori del settore a vantaggio dei telespettatori. DGTVì è un'iniziativa di RAI, Mediaset, La7, MTV e la Fondazione Ugo Bordoni"), è volto a presentare le caratteristiche tecniche e di fruizione della nuova tecnica trasmissiva ("[…] la tecnologia digitale permette di rivoluzionare l'intero sistema televisivo: maggiore informazione, servizi interattivi, modernizzazione dei servizi pubblicitari, […] nuovi canali televisivi, più scelta, aumento della qualità, nuovi spazi di investimenti, nuove professionalità, nuovi sistemi produttivi […]. […] Si può accedere tramite il normale televisore e un adattatore digitale o box interattivo che basta collegare alla normale antenna televisiva e alla linea telefonica fissa o mobile per avere i servizi interattivi. Una tecnologia avanzata ma di facile uso […]: quattro tasti, quattro colori per accedere direttamente ai servizi della Pubblica amministrazione (come pagare il bollo auto, verificare il proprio stato contributivo, spedire un telegramma), ai servizi di telemedicina, per l'assistenza ai diabetici, per le teleprenotazioni di visite specialistiche, per la telecardiologia […], per accedere ai servizi di informazione di pubblica utilità (meteo,mobilità, news, giochi, curiosità, nuove forme di pubblicità […]) accompagnati sempre dal vostro programma preferito. Il nuovo spettatore diventa protagonista del suo tempo costruendosi un proprio palinsesto […]";
    (vi) lo spot televisivo, diffuso dalla società RTI S.p.A. (di seguito RTI), in data 13 giugno u.s. alle ore 23.54 sull'emittente televisiva nazionale Italia 1 e in data 17 giugno u.s. alle ore 00.30, sull'emittente televisiva nazionale Canale 5, relativi alla televisione digitale terrestre. Nel corso dello spot il testimonial della campagna Mediaset sulla televisione digitale terrestre invita a usufruire dell'incentivo statale di 150 euro, valido "fino alla durata del contributo statale sul digitale terrestre", per l'acquisto di qualsiasi modello di boxer interattivo (in sovrimpressione nella parte inferiore dello schermo appare contemporaneamente la scritta, in caratteri ridotti: "Contributo statale fino a esaurimento fondi"). Il messaggio si conclude con due voci fuoricampo che, alternandosi, affermano: "Così ricevi canali di musica, cultura, sport, spettacolo, informazione, economia, finanza"; "Digitale terrestre multicanale, interattiva, gratuita. Verifica che il tuo Comune sia già raggiunto dal segnale digitale terrestre e che il tuo impianto TV possa riceverlo", infine, per maggiori informazioni si rinvia a un numero a pagamento, la cu tariffazione è indicata scorporandovi l'IVA, a una pagina di Media Video e all'indirizzo Internet di Mediaset.

    III. COMUNICAZIONE ALLE PARTI

    In data 7 giugno 2004 è stato comunicato alle associazioni segnalanti, alle società Mediaset S.p.A (di seguito Mediaset), RTI, Nokia, Mediasat e all'associazione DGTVì, in qualità di operatori pubblicitari, l'avvio del procedimento ai sensi dell'articolo 7, comma 3, del Decreto Legislativo n. 74/92, precisando che l'eventuale ingannevolezza dei messaggi oggetto della richiesta di intervento sarebbe stata valutata, ai sensi degli articoli 1, 2 e 3 del citato Decreto Legislativo, in relazione alla rilevanza delle omissioni informative circa le reali possibilità di fruizione del nuovo sistema di trasmissione televisiva in tecnica digitale terrestre, nonché in ordine all'insufficiente rilievo grafico e temporale conferito, nel segnalato spot televisivo, alla tariffazione relativa al numero telefonico del servizio informazioni di Media Video, nonché in relazione allo scorporo dell'IVA dalla tariffazione in oggetto. Quest'ultimo profilo di ingannevolezza è oggetto di valutazione anche con riferimento al messaggio pubblicitario diffuso dalla società Nokia.

    IV. RISULTANZE ISTRUTTORIE

    Contestualmente alla comunicazione di avvio del procedimento, è stato richiesto all'operatore pubblicitario, ai sensi articolo 5, comma 2, lettera a), D.P.R. n. 284/03 di fornire informazioni e relativa documentazione (anche a diffusione interna) riguardanti la effettiva fruibilità delle trasmissioni televisive in tecnica digitale terrestre con particolare riferimento alla copertura del servizio attualmente assicurata e alle condizioni tecniche ed economiche di fruibilità del servizio stesso anche in termini di eventuale ri-orientamento delle antenne.
    Con la medesima comunicazione, è stato, altresì, richiesto di fornire la programmazione della campagna pubblicitaria a cui i messaggi indicati al punto A sono riconducibili, comprensiva di copia di ciascuna tipologia di messaggio e delle indicazioni circa la testata o l'emittente interessata, le date e gli orari di apparizione (per i messaggi a mezzo stampa, televisivi e radiofonici); il luogo, la durata, il numero delle affissioni (in caso di pubblicità esterna).
    L'Adiconsum e il Movimento a Difesa del Cittadino, in data 17 giugno 2004, hanno fatto pervenire le rispettive memorie in cui hanno ulteriormente precisato le ragioni a sostegno dell'ingannevolezza dei messaggi oggetto delle rispettive richieste di intervento. In particolare, l'Adiconsum ha rilevato come anche l'esame condotto dall'AGCom sulla complessiva offerta dei programmi televisivi digitali terrestri [Relazione dell'AGCom ai sensi della legge 24 febbraio 2004, n. 43, di conversione del decreto legge 24 dicembre 2004, n. 352, recante "Disposizioni urgenti concernenti modalità e tempi di definitiva cessazione del regime transitorio della legge 31 luglio 1997, n. 249", pubblicato sul sito Internet www.agcom.it.] dimostri la non attualità di questa nuova tecnica trasmissiva, considerata la scarsa percentuale di popolazione (36%) servita da almeno tre multiplex, ossia dal numero minimo di reti digitali necessario per vedere almeno le attuali reti nazionali. Lo stesso documento, inoltre, confermerebbe la scorrettezza dei messaggi pubblicitari che lasciano intendere la generalizzata fruibilità di applicazioni multimediali che, invece, solo pochi utenti possono utilizzare e che, in ogni caso, si trovano in una fase di mera sperimentazione ("i vantaggi della trasmissione interattiva sono ancora largamente inespressi, come d'altra parte l'auspicata associazione fra programmi televisivi e contenuti interattivi appare poco più che sperimentale"; cfr. paragrafo 88 della Relazione). L'associazione, infine, precisa i costi per l'utilizzo della nuova tecnica di trasmissione televisiva, ossia: (i) i costi connessi all'interattività e conseguenti alla necessità di collegare il decoder con la linea telefonica per poter fruire della maggior parte di essi; (ii) i costi dovuti alla necessità di adeguare il proprio impianto ricevente: in proposito, da documenti pubblicati dall'associazione DGTVì risulterebbe che il 30% degli apparecchi singoli e il 78% di quelli centralizzati dovranno sostenere un intervento tecnico.
    In data 18 giugno 2004 è pervenuta la risposta di Mediasat alla richiesta di informazioni formulata contestualmente alla comunicazione di avvio del procedimento, con cui la società respinge la contestazione in ordine all'ingannevolezza del messaggio segnalato, in quanto ritiene che esso dia sufficiente rilievo al fatto che il sistema tecnologico oggetto di promozione sia di recente introduzione nel mercato benché destinato ad ampia diffusione. Con riferimento alla campagna pubblicitaria in cui si inserisce il messaggio oggetto di segnalazione, la società ha risposto di aver diffuso complessivamente quattro messaggi pubblicitari su riviste con diffusione territoriale focalizzata in zone ampiamente coperte dalla nuova tecnica di trasmissione televisiva.

    In data 21 giugno e 2 luglio 2004 sono pervenuti gli scritti difensivi dei legali rappresentanti di DGTVì con cui l'associazione ha:

    - contestato l'applicabilità del Decreto Legislativo n. 74/92 al caso di specie, in quanto ne difetterebbero i presupposti. DGTVì, infatti, è un' associazione senza scopo di lucro che non svolge alcuna attività commerciale ma si limita a "promuovere iniziative dirette ad assicurare all'utente finale la più completa informazione sulle possibilità offerte dal digitale terrestre e sulle modalità di fruizione dell'offerta […] [nonché] la possibilità di accedere agevolmente alle molteplicità di trasmissioni e servizi offerti dal digitale terrestre";
    - escluso, del pari, che il messaggio segnalato abbia uno scopo promozionale indiretto, considerato che esso non è volto a favorire l'offerta dei servizi o prodotti degli operatori associati ma ha una finalità meramente divulgativa, come dimostra la genericità, obiettività e neutralità delle informazioni in esso contenute;
    - argomentato la natura unitaria del messaggio oggetto di segnalazione, considerato che esso è parte di un più ampio contesto informativo costituito dalle varie pagine Internet presenti nel portale dell'associazione e tra loro collegate da link ipertestuali. L'associazione ritiene, peraltro, che la visione del filmato oggetto di segnalazione rappresenti un "punto di arrivo" per l'utente che, prima, navigherà nelle precedenti pagine acquisendo una preventiva e approfondita conoscenza delle caratteristiche del servizio televisivo in tecnica DTT e solo successivamente visionerà il filmato. La Parte, infine, ritiene che contro la natura unitaria del messaggio non si possa obiettare l'assenza, nel caso di specie, di un collegamento obbligatorio che imponga al navigatore di esaminare il contenuto di ciascuna delle pagine web;
    - precisato che la qualifica di "sperimentale" non deve intendersi come riferita al sistema di trasmissioni in tecnologia DTT, in quanto per esso è stata superata la fase propriamente sperimentale ossia la fase in cui si avvia un sistema tecnico di incerta, futura implementazione di cui non è dato sapere se verrà effettivamente sviluppato e commercializzato - ma al titolo abilitativo riconosciuto ai broadcaster nazionali per l'irradiazione di programmi digitali: la disciplina di settore, infatti, non ha ancora regolato i requisiti per il rilascio del titolo abilitativo definitivo;
    - escluso la decettività delle indicazioni relative al livello di copertura attuale del segnale DTT e alla gratuità della sua fruizione contenute nel messaggio contestato. Con riferimento al primo profilo infatti, i dati contenuti nella relazione dell'AGCom dimostrano come, "anche nell'attuale fase di transizione, il DTT presenta effettivamente una copertura sufficiente a garantire la relazione del segnale su scala nazionale". In merito alle condizioni tecnico-economiche di fruizione del servizio televisivo in DTT, la Parte sottolinea che il filmato in esame contiene l'avvertenza sia della necessità di dotarsi di un decoder per la ricezione del nuovo segnale televisivo sia dell'eventuale necessità di collegarsi a una linea telefonica per la fruizione di alcuni servizi interattivi. In conclusione, l'associazione ritiene che l'impossibilità di determinare ex ante l'entità degli oneri aggiuntivi eventualmente connessi con i servizi in esame o per i costi di transizione o per l'acquisto del decoder, esonererebbe l'operatore pubblicitario dall'onere di fornire informazioni al riguardo.
    In data 22 giugno, 30 giugno e 8 luglio 2004, sono pervenuti scritti difensivi di RTI, con cui la società ha precisato:
    - che entrambi gli spot televisivi e il messaggio diffuso sulla rivista Eurosat non costituiscono pubblicità ma, piuttosto, comunicazioni di carattere informativo e sociale dirette a illustrare le peculiari caratteristiche della nuova tecnologia di trasmissione televisiva. In merito, la società sottolinea che, ai sensi dell'articolo 4 del D.M. n. 581/1993, la nozione di promo si distingue nettamente da quella di comunicazione commerciale. Per questa ragione, peraltro, non è stata preordinata, con riguardo ai messaggi in questione, una campagna i trasmissione: essi sono, infatti inseriti a rotazione nelle c.d. finestre che si creano nel corso della programmazione di ciascuna emittente del gruppo. La Parte, peraltro, ritiene che la previsione, di cui alla legge n. 66/2001, di un termine perentorio per il definitivo passaggio alla nuova tecnica trasmissiva, imponga un'interpretazione favorevole delle attività funzionali alla realizzazione del previsto switch off;
    - che, con riguardo allo spot televisivo andato in onda sulle reti televisive nazionale Italia 1 e Canale 5 rispettivamente in data 13 giugno u.s. alle ore 23.54 e, in data 17 giugno u.s. alle ore 00.30, esso contiene tutte le informazioni fondamentali in quanto: (i) la questione in merito all'omessa informazione circa la natura sperimentale delle trasmissioni televisive in tecnica digitale terrestre è solo nominalistica, in quanto il processo di conversione è ormai in atto e ha raggiunto le condizioni minime previste dall'articolo 25, comma 3, l. 112/04, come accertato dalla relazione dell'AGCom; (ii) avverte gli utenti della necessità di verificare il grado di copertura del segnale digitale terrestre nel Comune di residenza; (iii) il riferimento alla gratuità è volto a indicare che si tratta di un servizio televisivo free che si distingue da quello disponibile solo a pagamento. La completa gratuità della fruizione dei canali digitali terrestri e dei servizi interattivi (esclusi, evidentemente, quelli che richiedano la connessione alla linea telefonica), considerato che per la loro visione è sufficiente collegare il decoder ed espletare la procedura di sintonizzazione automatica. Solo in casi marginali, stimabili nell'ordine del 6%, si rende necessaria anche un ri-orientamento dell'antenna al prezzo predefinito di undici euro. In proposito, la società sottolinea come i comunicati televisivi trasmessi dalla prima metà di aprile presentino la scritta in sovrimpressione "verifica che il tuo comune sia già coperto dal segnale digitale terrestre"; (iv) il riferimento ai vantaggi connessi al contributo statale è inevitabilmente generico, considerata la particolare complessità della relativa normativa (DM 30 dicembre 2003) e (v) rinvia per il resto ad altre fonti di informazione;
    - che i comunicati televisivi e a mezzo stampa diffusi nell'ambito dell'attività di promozione del digitale terrestre illustrino l'offerta di servizi della televisione digitale realmente fruibili in ambito nazionale;
    - l'aggettivo "sperimentale" con riferimento al servizio della televisione digitale terrestre deve considerarsi improprio, in quanto si tratta di un servizio attuale, funzionante e destinato a ulteriore e sicuro sviluppo. In proposito, la società sottolinea il livello di copertura attualmente raggiunto dalle cinque reti digitali esistenti (c.d. multiplex) che risulta superiore, per ciascuna, al 50% della popolazione e, con specifico riferimento alle reti Mediaset, pari al 51%, nonché i risultati della relazione tecnica sull'offerta del digitale terrestre approvata dall'AGCom da cui emerge che: (i) alla data del 31 dicembre 2003, oltre il 72% della popolazione riceveva effettivamente almeno un multiplex; (ii) tale percentuale, al 30 aprile 2004, ha raggiunto il 78%; (iii) almeno il 56% della popolazione riceve almeno due multiplex;
    - che, con riferimento alla scritta in sovrimpressione che compare nel segnalato spot televisivo relativa alla tariffazione del servizio di call center, si tratta di una scritta che presenta evidenza grafica e durata sufficiente a fornire agli spettatori un'informazione chiara e completa circa gli strumenti per ottenere informazioni ulteriori e di dettaglio.
    La Parte, infine, ha allegato la campagna pubblicitaria a cui i due messaggi segnalati si riferiscono e da cui risulta che il messaggio televisivo oggetto di contestazione è sospeso e sostituito con altri, allegati in copia, e caratterizzati dalla dicitura in sovrimpressione: "Verifica che il tuo comune sia già coperto dal segnale digitale terrestre e che il tuo impianto sia adeguato a riceverlo". La stessa indicazione si ritrova nei messaggi a mezzo stampa attualmente in diffusione in cui è presente anche la specificazione secondo cui alla tariffazione del numero di call center deve esse aggiunta l'IVA.
    I legali rappresentanti di Nokia, con memoria difensiva pervenuta in data 2 luglio 2004, hanno rilevato che:
    - il messaggio pubblicitario oggetto di contestazione è unicamente diretto a promuovere l'acquisto di un set top box per la decodifica del segnale televisivo digitale terrestre e non, quindi, a promuovere il servizio digitale terrestre. I riferimenti ai servizi digitali terrestri presenti nel messaggio in questione sono, infatti, del tutto generici in quanto la Nokia non è un operatore di rete e, pertanto, non è tenuta a fornire un quadro informativo completo dell'attuale sviluppo delle trasmissioni DTT;
    - in ogni caso, il servizio DTT deve ritenersi attuale e completamente gratuito. Sotto il primo aspetto, la memoria rinvia sia agli accertamenti svolti dalla citata Relazione dell'AGCom, sia alla disciplina di settore che equipara le reti digitali con copertura superiore al 50% della popolazione alle attuali reti nazionali analogiche. In merito alla gratuità del servizio DTT, la società sottolinea che solo l'applicazione di alcune applicazioni interattive richiede la connessione alla linea telefonica come, peraltro, indicato nel messaggio segnalato. Lo stesso messaggio, inoltre, consiglia espressamente al potenziale acquirente di chiedere informazioni al rivenditore, fornendo allo scopo anche un numero di call center, e avvisa della possibile diversa copertura del segnale tra le varie Regioni;
    - il profilo di contestazione relativo allo scorporo dell'IVA dal prezzo del numero di call center è destituito di ogni fondamento, considerato che tale scorporo non riguarda il prezzo del prodotto pubblicizzato e che non esiste una specifica normativa che richieda di incorporare gli oneri fiscali nel prezzo di connessione a un servizio di informazioni. In ogni caso, la società, ritiene che l'indicazione "+IVA" sia sufficiente a rendere edotto il destinatario del messaggio della presenza di tale onere;
    - in merito alla campagna pubblicitaria relativa al messaggio in esame, la società ha prodotto un prospetto da cui emerge che essa ha interessato varie riviste nel periodo gennaio - giugno 2004.
    Infine, con comunicazione inoltrata in data 28 luglio 2004 è stato comunicato ai segnalanti e agli operatori pubblicitari, ai sensi dell'art 12, comma 1, del D.P.R. n. 284/2003, la fissazione alla data del 1° settembre 2004 del termine infraprocedimentale di conclusione della fase istruttoria.

    V. PARERE DELL'AUTORITÀ PER LE GARANZIE NELLE COMUNICAZIONI

    Poiché i messaggi oggetto del presente provvedimento sono stati diffusi attraverso la stampa periodica, la televisione ovvero attraverso Internet, in data 2 settembre 2004 è stato richiesto il parere all'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, ai sensi dell'articolo 7, comma 5, del Decreto Legislativo n. 74/92.
    Con parere pervenuto in data 17 settembre 2004, l'AGCom ha ritenuto che i contestati profili di ingannevolezza ricorressero con riferimento ai soli messaggi pubblicitari diretti a promuovere l'acquisto di decoder per la ricezione del segnale diffusi rispettivamente dalla società Nokia S.p.A. e Mediasat S.r.l. e descritti al punto II (n. 1 e 2). Entrambi i messaggi, infatti, non distinguono con sufficiente chiarezza tra gli attuali e potenziali servizi fruibili attraverso il nuovo sistema di trasmissione televisiva omettendo, in particolare, di precisare che si tratta di una tecnologia ancora in fase di sperimentazione. L'assenza di inequivoche precisazioni, può, infatti, ingannare il consumatore, convincendolo a confidare nell'ormai generalizzata fruibilità del segnale televisivo. Il messaggio diffuso dalla società Nokia S.p.A, presenta altresì l'ulteriore profilo di ingannevolezza relativo alla mancata incorporazione dell'IVA nel costo del servizio telefonico di assistenza ai clienti.
    Con riferimento, invece, al messaggio diffuso dalla società R.T.I. S.p.A. diretto a promuovere il servizio digitale terrestre e descritto al punto II (iv) l'AGCom ha escluso la violazione degli articoli 1, 2, 3, del Decreto Legislativo n. 74/1992, in quanto ritenuto completo sotto il profilo informativo e correlato sia dalla precisazione circa la necessità di una preventiva verifica di copertura del segnale, sia dell'indicazione dei costi necessari per la fruizione dei servizio reclamizzato.
    Con riferimento sia agli spot televisivi diffusi dalla società R.T.I. S.p.A., descritti al punto II (iii) e (vi), sia al messaggio diffuso sul sito Internet da DGTVi, descritto al punto II (v), l'Agcom ha ritenuto che non integrino ipotesi di pubblicità ai sensi del Decreto Legislativo n. 74/92, in quanto diretti non a promuovere l'acquisto di beni o servizi, ma a informare in ordine alle principali caratteristiche della televisione digitale terrestre.

    VI. VALUTAZIONI CONCLUSIVE

    Di seguito, si procederà prima all'esame dei messaggi pubblicitari diretti a promuovere la vendita di decoder per la ricezione del segnale televisivo terrestre, quindi i vari messaggi diretti a promuovere il servizio digitale terrestre.

    a) Messaggi pubblicitari diretti alla promozione dei decoder per la ricezione del segnale televisivo terrestre

    Con riferimento a questa categoria relativa di messaggi, diffusi rispettivamente dalla società Nokia e Mediasat, si rileva, in conformità con il parere reso dall'AGCom, come essi non presentino un contenuto informativo completo in ordine alle attuali reali potenzialità della televisione digitale terrestre, in quanto omettono completamente di precisare che si tratta, allo stato, di un servizio solo sperimentale i cui contenuti televisivi e interattivi non sono, di conseguenza, ancora tutti concretamente fruibili e di cui, soprattutto, non è garantita l'integrale copertura territoriale. La televisione digitale terrestre, infatti, non è ancora una realtà completamente operativa, considerato, in particolare, che la copertura effettiva del territorio da parte dei multiplex attualmente attivi è ancora limitata [Si trascende dalle questioni ermeneutiche circa la portata del termine "copertura" e se essa vada calcolata su indici di valutazione effettivi o potenziali. Il consumatore si orienta sicuramente nei confronti della reale ricevibilità del segnale.] e che la stessa normativa di settore (Legge n. 66/2001, Legge n. 112/2004) fissa al dicembre 2006 il termine per il definitivo passaggio a questa nuova tecnica trasmissiva: una copertura del 100% del territorio rappresenta, pertanto, il punto di arrivo raggiungibile nel momento in cui il servizio sarà pienamente a regime [L'articolo 2bis comma 1 della legge 66/2001 stabilisce che: "al fine di consentire l'avvio dei mercati dei programmi televisivi digitali su frequenze terrestri i soggetti che eserciscono legittimamente l'attività di radiodiffusione televisiva su frequenze terrestri [...] sono abilitati [...] alla sperimentazione di trasmissioni televisive e servizi della società dell'informazione" (sottolineature aggiunte). ] e, infatti, alla data del 31 dicembre 2003 poco più del 70% (78% alla data del 30 aprile 2004) della popolazione riceveva almeno un multiplex con qualità "accettabile", ossia con probabilità di ricezione del segnale (cd location probability) pari al 70% [Cfr. Relazione dell'AGCom cit. e il provvedimento di questa Autorità n. 13337, C6161-Radiotelevisione Italiana/Rami d'azienda, in Boll. n. 18/2004.]. Pertanto, una larga parte della popolazione e, quindi, dei destinatari dei messaggi risulta del tutto non servita o servita con qualità non adeguata rispetto alla prospettata generale e costante fruibilità e ricevibilità del segnale.
    Presentare, pertanto, la televisione digitale terrestre in termini di attuale completa fruibilità, come prospettato nei messaggi segnalati, è idoneo a indurre in errore i consumatori circa le reali caratteristiche del servizio e, quindi, delle potenzialità di utilizzo del decoder necessario per la sua visione, orientandone indebitamente il comportamento economico.
    Alla contestata ingannevolezza, non può obiettarsi che oggetto di promozione sia il decoder e non la televisione digitale terrestre, poiché nel momento in cui l'operatore pubblicitario presenta il decoder enfatizzando le caratteristiche del segnale televisivo che è in grado di ricevere, le informazioni che si forniscono a tale riguardo devono essere complete e veritiere perché si riflettono sulla veridicità ed effettività delle caratteristiche prestazionali del bene servente oggetto di promozione e, quindi, incidono sulla determinazione del consumatori al suo acquisto.
    Riguardo, poi, ai costi del servizio telefonico di assistenza clienti, di cui al messaggio della Nokia, deve in conformità con i principi espressi dall'Autorità e con il parere reso dall'AGCom, le condizioni di offerta dei servizi di telecomunicazioni devono esprimere i prezzi comprensivi dell'IVA al fine di consentire al consumatore di orientare consapevolmente le proprie scelte circa il vantaggio, anche economico, di usufruire di tali servizi.

    b) Messaggi pubblicitari diretti a promuovere il segnale digitale terrestre

    Con riferimento a questa seconda categoria di messaggi si ritiene, in difformità con il parere reso dall'AGCom, che essi presentino i contestati profili di decettività.
    In merito a questi messaggi, diffusi dell'associazione DGTVì e da RTI, occorre, in primo luogo, respingere l'obiezione secondo cui non si tratterebbe di messaggi pubblicitari ai sensi dell'articolo 2 del Decreto Legislativo n. 74/92 considerato, in ordine al messaggio diffuso da DGTVì, che l'associazione non persegue finalità commerciali e che il messaggio ha un contenuto meramente informativo e non promozionale e, con riguardo ai messaggi diffusi da RTI, che si tratterebbe, del pari, di comunicazioni di carattere meramente informativo e sociale dirette a illustrare le caratteristiche della televisione digitale terrestre. In senso contrario si osserva, infatti, che il messaggio diffuso da DGTVì può essere pacificamente qualificato come pubblicitario ai sensi dell'articolo 2 del Decreto Legislativo n. 74/92 in considerazione del fatto che esso è stato diffuso da un'associazione di imprese con lo scopo di promuovere il servizio di televisione digitale terrestre prestato dalle associate, ossia dai principali operatori di rete che partecipano alla fase di sperimentazione del DTT. Risulta, infatti, di tutta evidenza che la descrizione delle attrattive offerte dalla televisione digitale terrestre e le prospettive di interattività presentate nel messaggio in esame si associano sempre ai canali e ai programmi delle società associate, ripetutamente richiamate dalla voce fuori campo o dal passaggio in sovrimpressione dei rispettivi loghi o da immagini di programmi televisivi diffusi dalle stesse.
    La medesima conclusione si impone con riguardo ai messaggi diffusi da RTI. Il richiamo all'articolo 4 del D.M. 9 dicembre 1993 n. 581 non è, infatti, pertinente, in quanto esclude dalla nozione di promo la presentazione di prodotti/servizi. La richiamata disposizione, infatti, definisce come promos unicamente i "preannunci o inviti all'ascolto […] di programmi dei quali sia prevista la trasmissione da parte della concessionaria in un tempo successivo", mentre i messaggi oggetto di contestazione sono rivolti a promuovere presso il pubblico un nuovo e innovativo servizio televisivo offerto dalle reti Mediaset.
    Passando al merito della valutazione della contestata ingannevolezza i messaggi diffusi da DGTVì sul proprio sito Internet e da RTI sulla rivista Eurosat n. 134 del marzo 2004 , nonché attraverso le proprie reti televisive in data 30 marzo 2004, essi presentano un contenuto informativo gravemente carente per chiarezza e completezza; ciò in considerazione soprattutto dell'omessa indicazione della natura, al momento solo sperimentale, del servizio televisivo offerto e della consequenziale carente copertura territoriale del segnale, a fronte della grande enfasi conferita alle pretese caratteristiche di attualità, generale fruibilità e gratuità della televisione digitale terrestre ("oggi c'è una TV più bella, più ricca, più coinvolgente […] e tutto grazie al nuovo segnale digitale terrestre che già oggi puoi ricevere a casa tua. SENZA CAMBIARE TELEVISORE, SENZA CAMBIARE ANTENNA SENZA PARABOLA, SENZA ABBONAMENTO. Tutto ciò che ti serve è un box interattivo: lo colleghi alla tv ed entri in sintonia con il futuro"; "TV digitale terrestre multicanale. Interattiva. Gratuita"; "la televisione digitale terrestre ti aspetta: con il box digitale interattivo puoi rendere la tua televisione ancora più ricca e coinvolgente[…]"; "Si può accedere tramite il normale televisore e un adattatore digitale o box interattivo che basta collegare alla normale antenna televisiva e alla linea telefonica fissa o mobile per avere i servizi interattivi […])".
    Richiamando quanto già osservato al precedente punto a) circa la non attualità di un servizio che, anche utilizzando i dati di copertura più favorevoli alle parti, risulta in ogni caso fruibile solo parzialmente e spesso con qualità soltanto accettabile, tali valutazioni risultano a maggior ragione valide se riferite, non già all'insieme dei multiplex attivi, ma a quelli di un solo operatore, ossia nel caso di specie di Mediaset. Le sue reti digitali hanno, infatti, una copertura necessariamente inferiore a quelle indicate nel punto a) che, come detto, riguardano "i risultati relativi alla copertura cumulativa" [Cfr. Relazione AGCom, cit. In particolare, al punto 12 della Relazione si legge che: "[…] l'accertamento del a copertura richiesto dalla disposizione di legge, non appare riferirsi a una specifica rete […], ma piuttosto all'insieme delle reti digitali […]. In tale prospettiva quello che rileva, ai fini dell'accertamento, è la distribuzione cumulativa del numero delle reti ricevibili dalla popolazione nazionale, ovvero quanta parte della popolazione sia in grado di ricevere almeno un multiplex, almeno due multiplex e così via. […]".]: tali considerazioni, peraltro, sono confermate dagli stessi dati forniti dall'operatore pubblicitario nelle sue memorie difensive.
    Per escludere il profilo di ingannevolezza prospettato dalle associazioni segnalanti, il messaggio pubblicitario deve essere idoneo a rendere edotto il consumatore dei termini, modi e condizioni indispensabili alla fruibilità di un bene o servizio. Come più volte affermato da questa Autorità, il generale principio di trasparenza e correttezza della comunicazione pubblicitaria impone all'operatore "di esplicitare nel messaggio pubblicitario, con chiarezza ed autonoma evidenza, quali siano, e in che cosa consistano, le condizioni e i limiti cui è subordinata la fruizione del servizio reclamizzato da parte del consumatore" [Cfr. Provv. n. 11934, PI3976-Alice Time ADSL, in Boll. n. 16-17/2003.]: nei messaggi pubblicitari analizzati in fase istruttoria, tali limiti, sono indicati con scarsa accuratezza. I messaggi promozionali in esame sono, infatti, congegnati in modo tale da indurre il consumatore a confidare nella generalizzata fruibilità della tecnologia digitale e dei connessi servizi interattivi, con un'offerta di programmi pari o superiore a quella della tv analogica. Il consumatore è, pertanto, portato a considerare la televisione digitale terrestre come fungibile sia sotto il profilo quantitativo, che qualitativo rispetto a quella analogica, che utilizza da sempre, ingenerando di conseguenza aspettative non rispondenti al reale stato dei fatti.
    In merito si richiama quanto già affermato circa il fatto che la televisione digitale terrestre, allo stato, non è ancora una realtà completamente operativa; trattasi infatti di una tecnologia emergente, in fase sperimentale e, pertanto, non ancora affermatasi compiutamente presso gli utenti finali, come conferma la richiamata normativa di settore e la relazione dell'AGCom che, con particolare riferimento all'offerta di contenuti afferma che "la programmazione rimane ancora largamente al di sotto delle potenzialità del mezzo digitale […]. I vantaggi della trasmissione interattiva sono ancora largamente inespressi, come d'altra parte l'auspicata associazione fra programmi televisivi e contenuti interattivi appare poco più che sperimentale".
    La perentorietà delle affermazioni contenute nei messaggi in esame circa la completa attualità del servizio e dei suoi contenuti crea, pertanto, un contesto informativo incompleto ed equivoco che non può superarsi neppure in considerazione dei rinvii ad altre fonti informative.
    Con specifico riferimento al messaggio diffuso da DGTVì non vale argomentare la completezza del messaggio ritenendo che il video contestato debba essere valutato nel più ampio contesto informativo in cui si colloca e rispetto al quale si ritiene porsi come punto di arrivo della navigazione dell'utente all'interno del portale dell'associazione. Infatti, il video in oggetto, che presenta un contenuto unitario e completo privo al suo interno di richiami ipertestuali, può essere visionato dall'utente separatamente rispetto alla diverse pagine web predisposte dall'associazione senza, peraltro, contare l'indiscussa maggiore attrattiva che un breve filmato può avere, rispetto ad una pluralità di informazioni che richiedono tempi di lettura maggiori.
    Per escludere il profilo di ingannevolezza prospettato dalle associazioni segnalanti, il messaggio pubblicitario deve essere, per sua natura, finalizzato a rendere edotto il consumatore dei termini, modi e condizioni indispensabili alla fruibilità di un bene o servizio. Al riguardo, è sufficiente richiamare quanto sopra evidenziato circa la necessaria completezza e correttezza delle comunicazioni pubblicitarie.
    La decettività dei messaggi si riscontra altresì nella prospettazione della completa gratuità della televisione digitale terrestre. La summenzionata relazione dell'AGCom evidenzia la sussistenza di possibili switching costs, "dovuti all'aggiornamento tecnologico (ad esempio i costi connessi ad adattamenti degli impianti di ricezione), o spese legate all'uso dei servizi interattivi (costi di connessione alle reti telefoniche, innanzitutto)". Costi che, peraltro, vengono ammessi anche da RTI nei propri scritti difensivi.
    Con riferimento, infine, agli spot televisivi diffusi sulle reti Mediaset in data 13 e 17 giugno 2004 e descritti al punto II (vi) si osserva che essi veicolano in modo sufficientemente chiaro le principali informazioni in ordine alla possibilità di usufruire del contributo statale stanziato per l'acquisto di un boxer per la ricezione della televisione terrestre (riserva del contributo ai soli decoder interattivi, ossia che permettono oltre alla visione del segnale televisivo digitale terrestre anche le applicazioni interattive, e possibilità di usufruirne sino al suo esaurimento) e, inoltre, rendono avvertito il consumatore in ordine alla necessità di verificare preliminarmente all'acquisto del decoder il grado di copertura del segnale nella zona di residenza. In merito, invece, alle indicazioni relative ai costi per usufruire dei servizi di call center indicati in tali messaggi si rinvia a quanto detto al punto sub a) circa la necessità che le condizioni di offerta dei servizi di telecomunicazioni esprimono i prezzi comprensivi dell'IVA.

    RITENUTO, pertanto, in parziale difformità dal parere dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, che i messaggi in esame sono idonei ad indurre in errore i consumatori, influenzandone indebitamente i processi decisionali e le scelte economiche a causa dei profili di ingannevolezza riscontrati;


    DELIBERA


    che i messaggi pubblicitari descritti al punto II del presente provvedimento, diffusi dalle società Nokia S.p.A, Mediasat S.r.l., Mediaset S.p.A. e RTI S.p.A. e dall'associazione italiana per lo sviluppo del Digitale Televisivo Terrestre (DGTVi), costituiscono, per le ragioni e nei limiti esposti in motivazione, delle fattispecie di pubblicità ingannevole, ai sensi degli articoli 1, 2, 3, lettere a) e b), del Decreto Legislativo n. 74/92, e ne vieta l'ulteriore diffusione.

    L'inottemperanza alla presente delibera è punita, ai sensi dell'articolo 7, comma 9, del Decreto Legislativo n. 74/92, con l'arresto fino a tre mesi e con l'ammenda fino a duemilacinquecentottantadue (2.582,00) euro.
    Il presente provvedimento verrà comunicato ai soggetti interessati e pubblicato nel Bollettino dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.
    Avverso il presente provvedimento può essere presentato ricorso al TAR del Lazio, ai sensi dell'articolo 7, comma 11, del Decreto Legislativo n. 74/92, entro sessanta giorni dalla data di comunicazione del provvedimento stesso.

    IL SEGRETARIO GENERALE
    Rita Ciccone

    IL PRESIDENTE
    Giuseppe Tesauro

     

     

    4 ottobre 2004

     

    SATELLITE

    Comunicato stampa

     

    Sky

     

    Adiconsum al Ministro delle comunicazioni:

     

    "Necessario un intervento per evitare di danneggiare i consumatori.

    Fondamentale il rispetto della normativa sul decoder unico"

     

    Adiconsum nella lettera inviata al Ministro Gasparri richiama le legge del 29 marzo 1999 sul decoder unico che sancisce all'art. 2 come:

     

     "I decodificatori devono consentire la fruibilità delle diverse offerte di programmi digitali con accesso condizionato e la ricezione dei programmi radiotelevisivi digitali in chiaro mediante l'utilizzo di un unico apparato... Dal 1° luglio 2000 la commercializzazione e la distribuzione di apparati non conformi alle predette caratteristiche sono vietate..."

     

    Tale normativa non può essere disattesa da Sky.

     

    Per Adiconsum i problemi relativi alla pirateria devono essere risolti nel rispetto della legge. Per questo Adiconsum chiede un incontro al ministro Gasparri per discutere soluzioni concrete che già altri Paesi hanno adottato.

     

    Adiconsum è infatti in possesso di foto di MODULI ESTRAIBILI NDS  (CAM) utilizzati in Europa da altre pay-tv, che Sky non vuole inspiegabilmente adottare in Italia.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     


    Moduli estraibili (CAM) per ricevitori Common Interface codifica NDS VIDEOGUARD

    30 settembre 2004

     

    Pubblicato su “IL SALVAGENTE” n. 7 pag. 3

     

    SATELLITE

    LIBERO ARBITRIO,

    DIO CE L’HA DATO

    E SKY CE LO TOGLIE

     

    • Mauro Vergari

    Responsabile settore “nuove tecnologie” di Adiconsum

     

    Dovendosi occupare di programmi televisivi provenienti dal cielo, SKY, probabilmente, è stata colpita dal desiderio di onnipotenza. Non troviamo altra spiegazione che giustifichi i comportamenti arroganti assunti da SKY nei confronti dei consumatori. Ma persino l’unico e vero “Onnipotente” ha concesso agli uomini il libero arbitri. Non così  SKY , ha deciso di negarci la libertà di scelta. Basta leggere gli articoli del contratto d’abbonamento per accorgersi che i clienti hanno solo doveri. Chi vuole spiegazioni o manifestare lamentele, scopre, poi, che la tv di Murdoch è irraggiungibile, si può farlo solo pagando la telefonata a un  “call center”, dove quasi mai sono in grado di dare risposte.  Ora, in nome della giusta lotta alla “pirateria”, SKY sta cercando di rafforzare il proprio dominio. Annuncia per dicembre 2004 la chiusura della codifica SECA e regala a tutti i suoi clienti un nuovo decoder NDS. Uno strumento esclusivo, dove tutto è preimpostato, che annulla qualsiasi volontà del consumatore. Dal satellite arrivano oltre 1500 programmi televisivi e radiofonici, sia italiani che esteri, ma NDS permetterà la ricezione solo di una minima parte di essi. Non è possibile neanche abbinare un programma ad un qualsiasi numero del telecomando, l’ha fatto SKY per tutti noi.

    State pensando che si può sempre comprare un decoder che ci permetta di rimanere liberi. Non è possibile! La codifica usata da SKY è di sua proprietà ed in Italia si è deciso di non concederla a nessun costruttore. La conseguenza è che i ricevitori in vendita non permettono la visione dei canali di Murdoch. Eppure, la legge sul decoder unico impone la garanzia di poter vedere di tutti i programmi, sia in chiaro che criptati. Forse gli “onnipotenti” non devono rispettare le leggi? E’ evidente che si sta cercando di rafforzare un monopolio, limitando il libero accesso alla “società dell’informazione”, un diritto per tutti i cittadini. Da giugno le associazioni consumatori hanno denunciato il problema, ma nessuna Istituzione si è attivata. In questi giorni Il mondo dell’arte, con il maestro Abbado, ha protestato e SKY annuncia che in futuro permetterà la ricezione di 300 canali: piccola concessione Occorre, invece, serietà, un tavolo i dirigenti della tv, i consumatori, i costruttori di decoder, alla presenza di un ministro, per decidere insieme le modalità necessarie a combattere la “pirateria” nel rispetto dei consumatori e delle leggi vigenti.

     

     

    29 settembre 2004

     

    SATELLITE

    Comunicato stampa

     

     

    SKY

     

    Il Garante per le comunicazioni ha deciso di abrogare
    la legge sul decoder unico.

    Una scelta che consolida l’assoluto monopolio di Sky
    con gravi danni per i consumatori.

    Adiconsum chiede il rispetto della legge.

     

    Apprendiamo dalla stampa che il Garante per le comunicazioni afferma che l’abbandono da parte di SKY della codifica SECA 2 ed i suoi conseguenti comportamenti lesivi sono del tutto legittimi.

     

    Se confermata, la decisione del Garante assume contorni particolarmente gravi, perché sembra non preoccuparsi minimamente dei danni arrecati ai consumatori e perché addirittura si sostituisce al Parlamento Italiano decretando l’abrogazione di una legge (quella del decoder unico)che i fatti dimostrano ancora attuale e necessaria per salvaguardare i diritti dei consumatori e del mercato.

     

    L’art. 2 della Legge 78/1999, quello dedicato alle caratteristiche dei decoder, recita infatti nel titolo: “Disciplina per evitare posizioni dominanti nel mercato televisivo”, dimostrando che lo scopo della legge che si vuole ora ignorare è proprio quello di impedire a SKY di assumere una posizione dominante in tutto il settore delle pay-tv da satellite.

     

    Il Garante per le comunicazioni avrebbe dovuto modificare la propria delibera attuativa, già da tempo, constatando la posizione monopolistica di SKY, garantendo, così l’applicazione della Legge 78/1999.

    Adiconsum ricorda che la delibera attuativa del Garante (216/00/CONS) prevede, fra le modalità utili al rispetto della Legge, anche l’utilizzo dei decoder “Common Interface”. Modalità ancora valida visto che non agisce sulle emittenti, ma sull’utilizzo di specifici decoder di ricezione.

    Adiconsum chiede:

     

    • l’intervento del Parlamento e del Ministero delle Comunicazioni, per garantire il rispetto della Legge sul decoder unico;
    • l’apertura immediata di un tavolo di confronto fra SKY ed i consumatori;
    • la distribuzione, come avviene negli altri stati Europei, dei moduli estraibili NDS necessari per l’utilizzo dei ricevitori Common Interface;
    • l’apertura incondizionata del decoder SKYBOX NDS alla ricezione di tutte le trasmissioni provenienti da satellite.

    14 maggio 2004

    SATELLITE

     

    ADICONSUM DENUNCIA:

    SKY NON RISPETTA LA LEGGE SUL DECODER UNICO DANNEGGIANDO I CONSUMATORI

    Situazione complicata per gli utenti di televisione da satellite. Ci riferiamo ai decoder che si utilizzano, per trasformare ciò che proviene dai satelliti in programmi televisivi.  Si ritorna indietro nel tempo come se la Legge sul decoder unico non esistesse. I consumatori, infatti, per continuare a vedere le trasmissioni da satellite dovranno utilizzare più decoder o mettere in cantina quelli acquistati di recente a caro prezzo, a causa delle scelte illegali, operate dal monopolista SKY. La materia è complessa e di non facile approccio per i “non addetti ai lavori”, occorre quindi tornare indietro nel tempo e analizzare i fatti gradualmente.

    All’inizio, ci riferiamo agli anni ’90, nacque con DSTV, la tv digitale da satellite, naturalmente a pagamento e con tanti canali gratuiti. Eravamo agli albori ed in commercio si trovavano pochi decoder. DSTV trasmetteva con una codifica (accesso condizionato) chiamata IRDETO, molto diffusa in Europa perché usata anche da altre emittenti. Gli utenti erano liberi di comprare qualsiasi decoder, visto che DSTV non imponeva nulla. Il sistema digitale ebbe molta espansione e tutte le emittenti trasmesse dai vari satelliti, passarono dall’analogico al digitale.  Come conseguenza anche le tipologie di decoder ebbero un forte sviluppo. Con il passare del tempo, dato che IRDETO non era l’unica codifica presente sui satelliti e che molti appassionati volevano essere in grado di vedere il più possibile, si diffusero i  ricevitori “common interface”che permettono ancora oggi, di utilizzare molte codifiche, sono i ricevitori che, ancora, questa  associazione consiglia.

    I consumatori, quindi, acquistavano o ricevitori privi di codifica (per chi non era interessato alla Pay Tv)  o ricevitori con solo codifica IRDETO o Common Interface (universali). Nel frattempo sul mercato italiano, però,compare una nuova Pay Tv, STREAM, che sceglie di utilizzare, ovviamente il gia diffuso IRDETO.

    Tutto, quindi appariva chiaro ,in assenza di leggi specifiche ,l’”IRDETO” era la codifica di riferimento in Italia e anche i produttori diffusero decoder con questa codifica, unitamente ai più espandibili “Common Interface”

    Nel 1997 nacquero i primi problemi. DSTV cambia proprietario, cambia nome diventando TELE+ e come conseguenza cambia anche codifica, si utilizza il SECA. Tutti coloro che erano in possesso di decoder IRDETO si ritrovano con un decoder utilizzabile solo per STREAM, emittente meno diffusa. Per un po’ di tempo TELE+ utilizza entrambe le codifiche, per poi decidere la chiusura dell’IRDETO. TELE+ lancia sul mercato una propria tipologia di decoder in SECA definiti “GOLD BOX”. TELE+ si accorda con molti produttori ed impone in modo massiccio la presenza esclusiva del proprio decoder. Il risultato è che tutti i consumatori proprietari di un decoder “IRDETO”, abbonati a TELE+, devono rassegnarsi ad acquistare o noleggiare un “GOLD BOX” e che si ferma anche l’evoluzione tecnologica dei decoder perché non determinata dal libero mercato ma dalle imposizioni delle emittenti. 

    Coloro che erano in possesso di un “Common Interface” non hanno problemi, perché una società definita ASTON riesce ad emulare il SECA ed a produrre i moduli estraibili da inserire nei ricevitori Common Interface. Ricapitolando, solo i consumatori che utilizzavano “common Interface” potevano vedere sia TELE+  che STREAM e tutti i canali gratuiti provenienti dal satellite, in piena libertà senza risentire delle scelte imprenditoriali delle emittenti..

    STREAM nel frattempo continuava a trasmettere in IRDETO e a proporre, anch’essa, un proprio decoder.

    Si comprese, su forte pressione di questa associazione, che era necessaria una regolamentazione, che garantisse il consumatore,  e nacque il 29 marzo 1999 la famosa legge sul decoder unico che recita all’art. 2 comma 2:  I decodificatori devono consentire la fruibilità delle diverse offerte di programmi digitali con accesso condizionato e la ricezione dei programmi radiotelevisivi digitali in chiaro mediante l'utilizzo di un unico apparato. L'Autorità' per le garanzie nelle comunicazioni determina gli standard di tale apparato entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. Dal 1 luglio 2000 la commercializzazione e la distribuzione di apparati non conformi alle predette caratteristiche sono vietate.

    Dopo tanto discutere, il garante per le Comunicazione decise di non agire sui decoder ma sulle emittenti (scelta discutibile), si impose a TELE+ e a STREAM di trasmettere anche con la codifica del concorrente. Entrambe, dopo più di un anno, usarono SECA e ’IRDETO, poi con l’arrivo di un novo azionista in STREAM  anche  NDS. Le due emittenti decisero di eliminare definitivamente “IRDETO”(che ormai aveva pochi abbonati) ma continuando entrambe, per obbligo a trasmettere in SECA e NDS, creando limitati danni ai consumatori.

    Fra i consumatori si diffusero, sia a noleggio che acquistati, solo i decoder proposti dalle due emittenti(Gold Box e NDS) a scapito dei “common interface” che comunque, essendo compatibili con entrambe le PAY TV italiane, venivano acquistati da un pubblico più esigente. Il mercato dei decoder subisce, comunque, un notevole arresto diminuendo la concorrenza e interrompendo  lo sviluppo tecnologico del settore, con  notevoli danni delle aziende produttrici.

    Il 1 maggio 2003  nasce SKY ITALIA, di proprietà di Murdoch, che fonde TELE+ e STREAM in una nuova ed unica società, nasce in Italia il monopolio per la pay tv da satellite.

    SKY continua a trasmettere  sia in SECA  che in NDS . Al momento dell’ingresso di SKY c’erano circa 1.500.000 abbonati di TELE+  e 600.000 di STREAM per un totale di 2.100.000 abbonati  su circa 5.000.000 di parabole installate con relativi ricevitori. Il Gold Box  (SECA) è il più diffuso (permetteva anche la ricezione di STREAM con un'unica Smart Card), anche perché molte promozioni fatte da TELE+ abbinavano all’acquisto del decoder 6 mesi di abbonamento. Molti consumatori hanno acquistato il Gold Box e non hanno poi rinnovato l’abbonamento. Dovrebbero esserci in circolazione circa 3.000.000 Gold Box SECA contro gli 800.000 del decoder NDS. I restanti 1.200.000 dovrebbero essere Common Interface.

    SKY, quindi, acquisisce il controllo di tutti i decoder distribuiti dalle due precedenti pay tv e

    per propria scelta aggiorna il software, attraverso il satellite,  a tutti i ricevitori, anche quelli di coloro che non sono più abbonati, rendendoli simili nell’’utilizzo e modificando sostanzialmente il sistema operativo. Per i ricevitori di STREAM è addirittura necessario un nuovo telecomando, che viene inviato solo agli abbonati, impedendo l’utilizzo del ricevitore NDS a coloro che non sono più abbonati, creando gravissimi disagi. Illustriamo ora le principali modifiche:

     

    GOLD BOX SECA (ex ricevitore di  TELE+)

    1.       Imposizione della numerazione dei programmi. I canali SKY in abbonamento sono trovabili solo dal numero 100 e sono suddivisi per tema di programmazione di 100 in 100 fino al N°700 ( 100 e seguenti reti nazionali ed intrattenimento. 200 sport, 300 film e via di seguito) Dal 800 sono collocati una selezione, scelta da SKY, di tutti i canali gratuiti provenienti dal satellite.

    2.       Impossibilità di spostare i canali del pacchetto Sky con una numerazione di proprio gusto.

    3.       Impossibilità di impostare una frequenza per visualizzare un qualsiasi canale trasmesso dal satellite.

    4.       Possibilità di una sintonizzazione manuale (apparentemente libera) che fa ricevere 1000 canali ( la capienza massima del ricevitore) provenienti dal satellite, ma in ordine sparso, iniziando dalla frequenza più bassa a quella più alta. Tale sistema non permette la collocazione consequenziale dei canali in abbonamento perché assegnati su frequenze diverse e impedisce la ricezione di quelli collocati alla frequenza più alta perché sono in esubero alla capienza del ricevitore, per gli abbonati è quindi inutilizzabile questa modalità di sintonizzazione, visto che perderebbero la ricezione dei programmi pagati. Inoltre il sistema operativo non permette una veloce e pratica risistemazione della numerazione che richiederebbe  lunghissimo tempo ed una notevole esperienza tecnologica.

     

    NDS (ex ricevitore di Stream)

    1.       Imposizione della numerazione dei programmi. I canali SKY in abbonamento sono trovabili solo dal numero 100 e sono suddivisi per tema di programmazione di 100 in 100 fino al N°700 ( 100 e seguenti reti nazionali ed intrattenimento. 200 sport, 300 film e via di seguito) Dal 800 sono collocati una selezione, scelta da SKY, di tutti i canali gratuiti provenienti dal satellite.

    2.       Impossibilità di spostare i canali del pacchetto Sky con una numerazione di proprio gusto.

    3.       Impossibilità di impostare una frequenza per visualizzare un qualsiasi canale trasmesso dal satellite.

    4.       Possibilità di scaricare, in automatico, dal satellite tutti i canali mancanti dalla precedente impostazione . I canali scaricati non possono però essere inseriti di seguito a quelli gia in uso. Vieni offerta la possibilità di inserirli in un altro apposito menù, che va richiamato con una specifica , lunga, procedura, in numero limitato massimo 10 canali.

    Inoltre è da sottolineare che i 10 canali prescelti vanno estrapolati ogni volta che si decide di accedere a questo tipo di programmi. In pratica viene impedita la scelta.

     

     

    Fatta questa doverosa premessa, passiamo ad illustrare tutte le problematiche legate alle scelte di SKY che limitano forzatamente le scelte e la libertà del consumatore.

    Appare evidente che i decoder dedicati a SKY offrono buoni risultati se si vuole usufruire, esclusivamente dei loro servi e dei loro programmi, sempre  con delle limitazioni..

    Perché un utente non è libero di dare una propria numerazione ai canali??? Perché si deve per forza ed unicamente usare la numerazione decisa dall’emittente? Perché l’emittente non si limita ad offrire la propria impostazione come opzione? Non riusciamo a trovare una risposta. Occorre anche tener presente che con la scelta fatta da SKY si è fortemente limitata la potenzialità dei ricevitori, visto che possono memorizzare 1000 canali il GOLD BOX e 4000 l’NDS, tutto ciò era, in precedenza possibile con TELE+ e STREAM.

    Se prendiamo in esame tutte le potenzialità di trasmissione da parte satelliti, il problema si amplifica. Solo dal gruppo HOT BIRD, i satelliti allocati a 13 gradi Est, dal quale trasmette anche SKY, e che quindi è il polo di riferimento per il nostro territorio, si possono  vedere più di 1500 canali televisivi e radiofonici. Perché il consumatore non deve avere libero accesso a tutta questa massa di informazioni, come previsto dalla Legge?

    L’unico modo, quindi, offerto al consumatore per usufruire liberamente di tutto ciò che proviene dai satelliti, compresa la pay tv SKY, è quello di dotarsi, con ulteriore spesa, di un decoder “Common Interface” o di un decoder aggiuntivo a quello fornito dall’emittente .

    Occorre, inoltre,  specificare che i decoder non dedicati a SKY, altre la  totale libertà di visione, offrono delle tecnologie applicate di rilevante interesse. Ci riferiamo, per esempio alla presenza al loro interno, di Hard Disc che permettono la registrazione digitale di quanto viene ricevuto; la possibilità di essere integrati con decoder per la ricezione del digitale terrestre (oggi incentivata dal governo) ; integrazione con  la motorizzazione della parabola che permette la sintonizzazione dei canali proveniente da tutti gli altri satelliti presenti e tante altre applicazioni.

    Nessuno vuole obbligare SKY a fornire ai propri abbonati dei “superdecoder” ma qualcuno dovrebbe obbligare SKY a non limitare ancora di più le potenzialità dei decoder dedicati. Occorre inoltre tener presente che molti consumatori hanno acquistato i decoder in esame e si sono visti ridurre le potenzialità, senza averne fatto richiesta, l’abuso, gia segnalato da Adiconsum al Garante per le Comunicazioni ed ovviamente ignorato, diventa ancor più grave se il consumatore decide di non rinnovare l’abbonamento a SKY perché si trova ad essere possessore di un decoder quasi inutile, visto che non lo fa accedere a tutti i potenziali programmi.

    Molti consumatori si sono dotati di questi apparati, naturalmente costosi, perché in linea con la legislazione presente in Italia e con la certezza che anche in futuro potessero essere compatibili con qualsiasi trasmissione, rifacendosi alla legge sul decoder unico che ricordiamo garantisce …. “..la fruibilità delle diverse offerte di programmi digitali con accesso condizionato e la ricezione dei programmi radiotelevisivi digitali in chiaro mediante l'utilizzo di un unico apparato.”

    Appare evidente che i ricevitori di SKY alla stato attuale non rispettano la legge del decoder unico, visto che come abbiamo, fin qui, dimostrato, NON E’ POSSIBILE RICEVERE CON UN UNICO APPARATO, TUTTI PROGRAMMI RADIOTELEVISIVI DIGITALI IN CHIARO.

    La situazione si aggrava se prendiamo in considerazione il comunicato stampa di SKY del 27 aprile 2004 : “Oggi, SKY Italia ha annunciato che cesserà di utilizzare il sistema di codifica SECA entro la fine del 2004. Il parco abbonati SECA di SKY sarà progressivamente convertito al sistema di trasmissione NDS, dai primi di Maggio 2004. In alcuni casi SKY darà agli abbonati una nuova smart card NDS che funzionerà nei decoder SECA esistenti, ma a molti abbonati SKY consegnerà, a casa e senza costi aggiuntivi, un decoder ed una smart card NDS. Gli abbonati SKY che utilizzano decoder con tecnologia SECA non devono fare nulla: SKY contatterà ogni abbonato direttamente durante i prossimi sei mesi per fargli sapere se gli verrà fornito un nuovo decoder o una nuova smart Card. Tom Mockridge, AD di SKY, ha detto: “Per assicurare la continuità della sicurezza delle trasmissioni e per raggiungere l’efficienza e la stabilità di un software comune a tutta la piattaforma, è necessario utilizzare un unico sistema di codifica e SKY ha scelto il sistema NDS come unico sistema di codifica per il futuro”.Questa decisione comporta il fatto che dal 13 giugno, SKY smetterà di vendere abbonamenti che utilizzino la card SECA. Per dare l’opportunità di abbonarsi ai potenziali abbonati che attualmente possiedono o vogliono acquistare un decoder SECA, SKY farà un’offerta speciale per abbonamenti “solo smart card” dal 28 aprile al 13 giugno. Questa offerta includerà (per tutti i pacchetti) il primo mese di abbonamento gratuito per quegli abbonati che sceglieranno di pagare utilizzando Carta di Credito o RID (addebito sul conto corrente bancario). L’attivazione continuerà a costare €59 e tutte le smart card vendute dovranno essere attivate prima del 30 giugno. SKY si impegna a fornire il decoder e la smart card NDS a tutti quegli abbonati che accetteranno questa offerta quando le trasmissioni SECA verranno cessate.Dal 14 giugno questa offerta terminerà e SKY non commercializzerà più abbonamenti con tecnologia SECA. Tutti i nuovi utenti avranno un decoder NDS.”                                                              Leggendo il comunicato con superficialità sembrerebbe che i consumatori non subiranno nessun danno dalla decisione di abbandonare la codifica SECA, ma, purtroppo così non è. Ci troviamo di fronte all’ennesima imposizione da parte di SKY che provoca un’ulteriore limitazione alla libertà di scelta degli utenti.                                                                                                                              Chi possiede un decoder “Common Interface”, che ricordiamo ha un notevole costo, fra i € 500,00 e € 800,00, sarà privato dell’uso di un unico decoder, infatti, se abbonato a SKY dovrà utilizzare un secondo decoder, quello fornito dall’emittente, per continuare a vedere la pay tv. Infatti non esiste attualmente in commercio un modulo estraibile con la codifica NDS (codifica di proprietà di SKY) e diventerebbe impossibili vedere SKY con questo tipo di decoder, vanificando la spesa effettuata. Ricordando le pecularietà tecniche aggiuntive, sopra citate, possedute dai decoder “Common Interface” il danno per il consumatore si amplifica. Naturalmente non ci sarebbe alcun problema se SKY fornisse ai propri abbonati, possessori di questa tipologia di decoder, un modulo NDS, ma chi imporrà questa scelta? SKY nel suo comunicato non fa alcun accenno ai ricevitori “Common Interface” facendo dedurre che vuole risolvere il problema offrendo il proprio decoder. Tale atteggiamento crea naturalmente una turbativa al mercato, con un forte danno ai produttori e con una conseguente limitazione dei diritti del consumatori, ci troveremmo  subire  il monopolio anche sui decoder altre che sulle pay tv da satellite.                                                                      Ancora una volta, non verrebbe rispettata la Legge sul decoder unico che obbliga, da luglio 2001, di commercializzare e distribuire solo apparati che consentono la fruibilità delle diverse offerte di programmi con accesso condizionato. E’ evidente che SKY vuole ignorare questa norma come dimostrano le dichiarazioni fatte da Tullio Camiglieri, riportate da un comunicato ASCA : “Roma, 6 mag - Superare la ''vecchia legge'' sul decoder unico. Una normativa che aveva senso quando c'erano due piattaforme televisive e che, invece, ''oggi espone Sky, e quindi i ricavi del calcio, alla pirateria''. E' quanto ha chiesto al Parlamento il direttore delle comunicazioni di Sky, Tullio Camiglieri, ascoltato oggi dalla Commissione Cultura della Camera nell'ambito del ciclo di audizioni sulla crisi del calcio.”

    Occorre evidenziare che la Legislazione italiana in materia, tutela i decoder “Common Interface”, visto che rispondono pienamente al dettato della Legge, ed è necessario sottolineare che la scelta fatta, in passato, dal Garante delle Comunicazioni, di imporre alle emittenti di trasmettere con l’accesso condizionato del concorrente, era solo la più praticabile per attuare la Legge stessa ma non era e non è l’unica, come indicato nella delibera attutiva del Garante stesso. Sbaglia Camiglieri, quando afferma che la Legge sul decoder unico è vecchia, dato che oggi esiste una sola pay tv. Si vuole dare un’interpretazione restrittiva alla norma, che non è nata solo per tutelare la visione delle emittenti presenti all’epoca, ma è nata per tutelare il consumatore, al momento dell’entrata in vigore e nel futuro, dal non dover non deve subire le scelte delle emittenti relative alla tipologia di codifica da usare e aver sempre la possibilità, con un solo decoder, in piena liberta, di fruire di tutte le offerte di programmi sia criptate che in chiaro.  A SKY è stato concesso il monopolio dei contenuti da trasmettere via satellite ma non è stato concesso di decidere anche come usufruirne, senza rispettare la Legge.

    La scelta di chiudere il SECA danneggia anche chi ha acquistato il decoder con questo accesso condizionato, infatti dovrà buttarlo perché inservibile sia per i canali in chiaro, come in precedenza spiegato, e sia per continuare a vedere SKY. Non basta certamente offrirne un altro, soprattutto se in noleggio gratuito, per indennizzare il danno. Accettando le imposizioni di SKY si origina un grave precedente, cosa accadrebbe se fra un po’ di tempo SKY cambiasse proprietario e subentrasse un nuovo accesso condizionato????

    Risulta , inoltre, incomprensibile la scelta fatta da SKY di offrire fino al 13 giugno, un mese gratuito di abbonamento a chi acquista o possiede un decoder con “Accesso condizionato” SECA, incentivando un apparato che diverrà successivamente inutilizzabile. Follia e poca sensibilità nei confronti dei consumatori!!!!

    In conclusione si chiede un intervento urgente che blocchi le scelte di SKY in attesa che e il Garante per le Comunicazioni e il Ministero delle Comunicazioni chiarisca come deve essere rispettata la Legge sul decoder unico, visto che la modalità  Simultcript (trasmettere anche con l’accesso condizionato della concorrenza), fino ad oggi in vigore, imposta a TELE+ e STREAM potrebbe essere ritenuta obsoleta perché non più esistenti le due società e che, tuttora rimane valido il  Multicript, ovvero l’utilizzo di apparati capaci di funzionare con tutti gli accessi condizionati, cioè  il decoder “Common Interface”.

     

     

     

    1 marzo 2004

     

    TELEVISIONE DIGITALE TERRESTRE, pubblicità ed informazione  parziale  e/o ingannevole

                

    L’associazione consumatori ADICONSUM chiede l’immediato intervento delle Autorità preposte, in base alle loro specifiche competenze, per porre termine alla diffusione di pubblicità e informazioni non esatte in merito alla televisione digitale terrestre.

    Adiconsum ritiene lo sviluppo di questa nuova tecnologia di diffusione televisiva necessaria alla crescita generale del Paese e dei suoi cittadini. Siamo consapevoli che il digitale terrestre oltre alla visione di nuovi canali permetterà, attraverso la televisione, l’utilizzo della comunicazione interattiva e di Internet, riducendo il  “digital divide” che affligge attualmente l’Italia. Proprio per queste ragioni crediamo sia necessario avere maggiore  attenzione  nei confronti dei consumatori che sono gli attori principali di questa tecnologie e non dei comprimari relegati a subire gli interessi economici imposti da altri.

    Attualmente, riteniamo che, per creare una veloce e forzata penetrazione della nuova tecnologia,  si stiano semplificando troppo le informazione rivolte agli utenti  originando delle “verità nascoste” che creano invece incertezze e diffidenza.

    Vorremmo ora evidenziare ciò che i cittadini devono sapere e che purtroppo viene omesso nelle informazione  e nelle pubblicità attualmente diffuse:

     

    q       PERIODO SPERIMENTALE.

    La legge 66/01 ed il conseguente regolamento relativo alla radiodiffusione terrestre in tecnica digitale, emanato dall’AGCom,  prevede che fino a luglio 2005 il digitale terrestre sia in una fase sperimentale. In questo periodo tutti i provider interessati alla sviluppo di questa nuova tecnologia possono effettuare le proprie sperimentazioni grazie all’utilizzo di alcune delle attuali frequenze della banda televisiva, destinate al digitale e concesse a “macchia di leopardo” creando diversificazioni fra i cittadini in relazione alla  loro residenza. E’ evidente quindi che in questa fase sperimentale gli utenti  non utilizzano il digitale in modo ottimale e completo, perché ovviamente legati alle scelte di chi trasmette e al luogo in cui ci si trova per la ricezione. Inoltre solo alcune, ristrette, aree geografiche hanno il privilegio di partecipare alla sperimentazione dei servizi più innovativi.  Anche il decreto del Ministero delle Comunicazioni pubblicato in  Gazzetta il 22 gennaio 2004 che regola le  modalità per il contributo per la televisione digitale terrestre si riferisce sempre a “sperimentatori” facendo ben comprendere in quale particolare fase si trova lo sviluppo del digitale terrestre. Tutti i messaggi pubblicitari attualmente diffusi sia in televisione che sulla carta stampata non informano circa l’attuale fase sperimentale in corso, facendo credere che la televisione digitale terreste sia gia una  realtà completamente operante e che la decisone di utilizzarla al meglio dipenda solo dalla volontà del consumatore di dotarsi o meno del necessario ricevitore. L’informazione scorretta provoca forti delusioni nel consumatore, che dopo aver collegato il decoder digitale terreste alla propria antenna si accorge o di non poter vedere nulla o di avere dei doppioni dei programmi gia in uso.

    L’utente ha il diritto di sapere che siamo in una fase sperimentale e che, quindi, deve essere messo nella possibilità di scegliere se partecipare  alla sperimentazione.

     

     

    q       DIVERSITA’ DEI RICEVITORI.

    In commercio si trovano svariati decoder per la ricezione della tv digitale terrestre, purtroppo è impossibile per il consumatore medio comprendere le differenze tecniche  esistenti, con la conseguenza di effettuare  un incauto acquisto. Persino la legge che permette l’incentivo,  stabilisce il diritto al contributo solo per l’acquisto di decoder “dotati di canale di ritorno tramite rete di telecomunicazione e di software per la gestione dell’interattività” confermando, quindi, l’esistenza di varie tipologie di decoder. E’ necessario mettere il consumatore nella possibilità di poter scegliere. Occorre informare correttamente, attraverso i mezzi di comunicazione, circa le caratteristiche dei decoder. Certamente non essendo ancora operative le applicazioni di uso sociale e le trasmissioni di applicativi più avanzati, risulta difficile comprendere se gli attuali decoder siano veramente validi e compatibili. Le aziende produttrici di decoder, nelle loro pubblicità, nulla fanno a tutela del consumatore, evitando di far emergere le caratteristiche tecniche che differenziano le possibilità di utilizzo.

    Le informazioni fornite dai messaggi pubblicitari da parte della RAI e della MEDIASET, semplificano in modo estremo affidandosi a frasi del tipo: “tutto ciò che ti serve è il bok interattivo: lo colleghi alla tv ed entri in sintonia con il futuro.”

    Esistono diverse tipologie di decoder, non tutti permettono di interagire con le emittenti e molti saranno obsoleti  quando il digitale terrestre sarà a regime nel 2005, per questo sarebbero necessari continui controlli. Le autorità preposte dovrebbero garantire i sistemi operativi permettendo a tutti  l’interattività. Sarebbe opportuno fare chiarezza, per esempio, sull’attuale sistema denominato MHP. E’ indispensabile far sapere ai consumatori quali sono i ricevitori dotati di sistemi operativi completamente idonei alla ricezione della tv digitale terrestre, per evitare quanto accaduto con il digitale satellitare che ha introdotto tanti sistemi operativi proprietari incompatibili fra loro (seca, irdeto, nds, etc.). Bisogna attivare modalità informative chiare e che spieghino, ai cittadini,  con semplicità anche i concetti tecnologici difficili, garantendo a tutti la capacita di scelta fra i vari prodotti presenti sul mercato. Sicuramente l’attuale metodo dell’omissione non è il più valido e a tale scopo si richiede un maggiore attenzione da parte delle Autorità circa la correttezza e completezza delle informazioni e dei messaggi pubblicitari rivolti ai consumatori

     

     

    q       IMPEDIMENTI DI RICEZIONE.

    L’attuale fase sperimentale del digitale terrestre non permette una corretta ricezione del segnale. L’uso di pochissime frequenze, diverse da zona a zona, non garantiscono l’utente nella ricezione del segnale. Sarebbe auspicabile imporre, all’interno delle attività commerciali, la presenza di mappe indicanti la copertura del segnale. Il digitale non permette una ricezione sporca come avviene con il sistema analogico, quindi o si vede o non si vede. La frequenza scelta per la trasmissione digitale, in un determinato territorio, potrebbe essere ricevuta dagli utenti in modo non ottimale, con il sistema analogico ciò non crea problema, perché ugualmente permette di vedere i programmi trasmessi su quella frequenza anche se con qualche disturbo. Applicato un decoder digitale ci si accorgerebbe di non poter vedere nulla. Il consumatore può verificare quanto qui descritto solo dopo aver acquistato il decoder. Siamo consapevoli che tutto ciò si verifica perché siamo in una fase sperimentale e non certamente per un limite del sistema digitale. Gli utenti, comunque, non sanno che prima di acquistare un  decoder digitale, devono conoscere quali sono le frequenze utilizzate nel proprio territorio per la visione della tv digitale terrestre ed accertarsi che la qualità del segnale ricevuto sia sufficiente a raggiungere la soglia necessaria per  attivare la ricerca automatica  dei servizi digitali, presente nei decoder.

    I consumatori sono tenuti all’oscuro di tutto perché nessuno fino ad oggi si è preoccupato di informarli correttamente.

     

    q       AGGIORNAMENTO IMPIANTI.

    L’impossibilità di ricezione dei segnali digitali può anche essere causata da un impianto televisivo vecchio  o mal predisposto.

    La scarsa qualità del segnale può dipendere da molteplici cause e ribadiamo che queste difficoltà impediscono la visione di qualsiasi trasmissione e servizio digitale. I sistemi operativi presenti nei decoder in commercio sono impostati in modo tale che se non viene raggiunta una specifica soglia di segnale, il sistema non funziona e non si attiva la ricezione. Occorre quindi verificare lo stato del proprio impianto di distribuzione del segnale televisivo, se singolo, o dell’impianto centralizzato se in comune con i possessori di altri appartamenti. Non è esatto affermare, nelle pubblicità attualmente in corso, che si può ricevere il segnale digitale terrestre senza cambiare antenna, il più delle volte, non è vero, proprio per le ragioni di soglia minima, al di sotto della quale il segnale non è captabile.

    Come gia in passato questa associazione ha segnalato che occorrerebbe regolamentare con una legge, (come avvenuto in altre nazione europee) gli impianti di ricezione, presenti nei palazzi del nostro territorio, obbligando il centralizzato e la predisposizione di piccole cablature, per ottimizzare la distribuzione dei segnali digitali presenti e futuri, offrendo giusti incentivi per le ristrutturazioni. 

    Evidentemente si è scelta un’altra via che naturalmente penalizza il consumatore. Infatti ora si invoglia l’utente a comprare, incentivato, un decoder digitale terrestre. Dopo l’acquisto ci si accorge che non funziona,  si comprende che l’impianto non è idoneo e si ricorre ai ripari. Se il consumatore abita in modo indipendente, chiamerà un installatore specializzato, che vista l’emergenza adatterà l’impianto ad un determinato costo. Se, invece il consumatore si trova in un grande palazzo, dovrà convincere l’amministratore e gli altri condomini a ristrutturare l’impianto di ricezione televisiva, attendendo per lungo tempo e sostenendo, poi, i relativi costi.

     

    Le “verità nascoste” fin qui descritte dimostrano ampiamente che occorre intervenire subito e correggere i messaggi pubblicitari. I consumatori devono comprendere l’utilità del digitale terrestre ma hanno altrettanto diritto di comprendere la complessità del sistema.

    ADICONSUM chiede che in ogni pubblicità formulata sia da emittenti televisive che da produttori di decoder, venga indicato con chiarezza ed evidenza:

     

    ·         che siamo in una fase sperimentale;

    ·         che non tutti i decoder permettono l’interattività;

    ·         che è necessaria una verifica tecnica dell’impianto di ricezione prima dell’acquisto del decoder;

    ·         che occorre rivolgersi solo ad installatori d’antenna abilitati;

    ·         che non tutto è gratuito, infatti l’interattività prevede i costi di collegamento alla rete telefonica fissa a o alla banda larga.

     

    E’ utile ricordare che l’entrata in vigore della nuova legge sulla “garanzia e la conformità dei beni” prevede  la pubblicità e le informazioni fornite al consumatore parte integrante del contratto,  tali informazioni, quindi, sono fondamentali per valutare la conformità del prodotto. Le omissioni circa le caratteristiche presenti in un bene possono far richiedere al consumatore la riparazione e/o la sostituzione del bene, altre la riduzione del prezzo o la restituzione di quanto pagato.

    Sarebbe ora di preoccuparsi oltre che del diritto dei consumatori, anche del dovere di correttezza e rispetto delle regole che le aziende dovrebbero avere nei confronti degli utenti, e soprattutto lo Stato non avalli questi comportamenti non corretti e non trasparenti.

    In assenza di risposte concrete Adiconsum attiverà iniziative ed eventuale azione inibitoria, prevista dalla legge 281/98, a tutela dei diritti dei consumatori.

     

     

     

     




    permalink | inviato da il 25/8/2005 alle 10:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

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