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22 giugno 2006

TV DIGITALE SI RIPARTE COSI' COSI'

LUCI E OMBRE DALLE PAROLE DI GENTILONI.

BENE IL RINVIO DELLO SWITCH-OFF MA MANCA UN PIANO BEN CHIARO E ARTICOLATO.

DISPIACE L'ESCLUSIONE DEI CONSUMATORI

 

 

 

Il Ministro Gentiloni, in conferenza stampa, ha annunciato le prime decisioni in merito al digitale terrestre. Non è stato presentato un piano specifico e dettagliato sul come condurre il Paese verso la tv digitale, quanto piuttosto una serie di slogan. Insieme al Ministro erano presenti i Presidenti delle Regioni Sardegna e Valle D’Aosta ed il presidente del DGTVi ( l’associazione delle tv che trasmettono in digitale, ndr) che in accordo hanno annunciato:

 

  • Il rinvio della scadenza per la Chiusura della tv analogica , inizialmente al 31 luglio 2006, per la Sardegna al 1 marzo 2008 e per la Valle D'Aosta al 1 ottobre 2008;
  • lo spegnimento analogico, in Sardegna e Valle D’Aosta, di alcune reti televisive nazionali entro il 1 marzo 2007;
  • Il passaggio alla tv digitale non riguarda solo la trasmissione terrestre, ma integra anche il satellitare e l’IPTV;

·        La firma di due nuovi protocolli d’intesa fra Ministero delle Comunicazioni, Regione Sardegna, Regione Valle d’Aosta e DGTV che ridefiniscono i reciproci impegni per il raggiungimento dell’obiettivo dello “switch-off” , all’intesa odierna verranno associate le emittenti televisive locali.

·        Nessun tipo di incentivo economico per l’acquisto dei decoder;

  • Un forte impegno sul lato dell’offerta  di contenuti sulla tv digitale terrestre;
  • La diffusione dei decoder nelle famiglie verrà rilevato da un organismo scelto da tutti i firmatari dell’accordo.

 

Adiconsum esprime apprezzamento in merito alla decisione di rinviare lo switch-off al 2008 e in merito alla scelta di puntare sulla neutralità tecnologica , prevedendo l’integrazione di tutte le piattaforme trasmissive della tv digitale, ora , ogni famiglia avrà il tempo necessario  per adeguarsi alle nuove tecnologie e scegliere liberamente quale piattaforma utilizzare.

I dubbi però sono molti. Come avverrà la convergenza tecnologica? Come saranno i decoder? Sarà ancora lecito diffondere decoder proprietari? Avremo il decoder unico? Sarà garantita la visione dei canali gratuiti anche sul satellite e l’ IPTV?

Queste sono solo alcune domande che i consumatori si pongono e che non trovano ancora risposta.

In assenza di un piano specifico dedicato alla transizione alla tv digitale, concordato anche con le associazioni consumatori, molte domande rimangono senza risposte.

Per giungere alla chiusura della tv analogica occorre fornire garanzie ai consumatori che per ora non sono coinvolti, essendo stati esclusi dalla firma degli attuali protocolli. Adiconsum ha chiesto, al momento del suo insediamento, un incontro con il ministro Gentiloni che non si è ancora realizzato: tale incontro diventa ora urgente.

 

 




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19 giugno 2006

Senza la "Class-action" SKY ci guadagna.

Sky, la compagnia leader in Italia della tv satellitare italiana, non può imporre ai propri abbonati l'utilizzo di un proprio decoder. E' sulla base di questo principio, infatti, che Andrea Zardi, giudice di pace di Bologna, il 14 marzo scorso, su richiesta dell'avvocato Antonio Mumolo ha condannato l'azienda di Murdoch per "inadempimento contrattuale". Velocemente i fatti che tutti conosciamo: nel 2005 Sky Italia modifica il proprio accesso condizionato (da Seca2 a Nds), fornendo agli utenti un proprio decoder adatto per la ricezione del nuovo segnale (altrimenti irricevibile da tutti gli altri tipi di decoder). Questo decoder Sky, di fatto, non e' in grado di ricevere tutti i programmi diffusi da altre emittenti in chiaro e ha , inoltre, ridotte capacità di memorizzazione. L'avvocato Mumolo, proprietario del suo decoder, non ci sta, ha rifiutato il decoder SKY perché in possesso di un ricevitore migliore più canali e ha maggiori funzioni, inoltre e' convinto che l'azione di Sky ponga non solo un problema di inadempimento contrattuale, ma "anche un problema di concorrenza, poiché con questa mossa Sky detiene in pratica il monopolio dei decoder
Nel procedimento si è ricordato che già nel 2000 L'Autorità garante per le comunicazioni, aveva deliberato che "gli operatori di accesso condizionato (tra cui Sky, ndr) sono tenuti a garantire agli utenti la fruibilità, con lo stesso decodificatore, a qualunque titolo detenuto o posseduto, di tutte le offerte di programmi digitali con accesso condizionato e la ricezione dei programmi televisivi in chiaro".
Il decoder fornito da Sky non solo non consente la ricezione di molti programmi in chiaro, ma di fatto rende inutilizzabili tutti i decoder in commercio, visto che Sky utilizza la codifica Nds e ne vieta le decodifica ai ricevitori non proprietari di SKY. Il giudice di pace ha condannato quindi Sky al ripristino del segnale per Mumolo e al pagamento di un risarcimento. Questa sentenza, se ci fosse la "Class-action" (azioni collettive, per cui più soggetti possono unirsi in un'azione legale riducendo i costi), avrebbe un grande valore perché SKY sarebbe costretta a far vedere i propri canali su tutti i decoder in commercio. Purtroppo questa sentenza è valida solo per chi ha portato in giudizio SKY è per questo che tutti auspichiamo che il nuovo Governo acceleri i tempi per l'emanazione di una legge sulla"Class-action", nel frattempo i consumatori sanno che gli atteggiamenti di Sky non vanno subiti passivamente ma ci si può sempre rivolgere ad un Giudice di pace.




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15 giugno 2006

Tante donne nella Segreteria di Gentiloni

Largo Pietro di Brazzà, 86 

marchio.gif (3025 byte)         Oggi sono andato nella sede  del Ministro delle Comunicazioni. Finalmente dopo anni di silenzio assoluto, Adiconsum è stata convocata per gettare le basi necessarie alla realizzazione di un collegamento fra le associazioni consumatori ed il Ministero. Non voglio per ora parlarvi delle proposte fatte ma vorrei descrivere alcune sensazioni.
Mi sono trovato in uffici pieni di donne. Ero nella Segreteria particolare. Ho ricevuto un' impressione positiva, si respirava un' aria tranquilla ma attiva. Direi,  sia gentile che determinata. Ovviemte anche il capo Segreteria è una donna, come le altre mi è apparsa tranquilla, appassionata, molto competente e soprattutto accogliente. Per spiegarmi in una parola, la Segreteria di Gentiloni è ospitale. POI SI DICE CHE IN POLITICA NON CI SONO DONNE!!!!! Evidentemente sono dietro le quinte. Chi ha esperienze teatrali sa come sono importanti, direi fondamentali, coloro che lavorano fra le quinte.
Bene, dall'impressione ricevuta dovrei essere ottimista anche su quanto si è discusso, ma questo è un altro argomento.....il tempo dirà se le impressioni troveranno conferma nei fatti.

    

                      




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2 giugno 2006

SKY: GLI ESSERI UMANI CONTANO POCO

LEGGETTE QUESTO ARTICOLO RELATIVO ALLO SCIOPERO DI CHI LAVORA PER SKY E RISPONDE AL CALL CENTER. IL FATTO SI COMENTA DA SOLO,
VORREI FARE UN'ALTRA CONSIDERAZIONE. VI SEMBRA GIUSTO CHE UNA MULTINAZIONALE COME SKY , CHE SI FA PURE PAGARE DAI CLIENTI PER ESSERE CONTATTATA , NON HA UN CALL CENTER INTERNO ALL'AZIENDA CON DIPENDENTI A TEMPO INDETERMINATO??? E' UNA VERGOGNA!!!! E' EVIDENTE CHE IL SERVIZIO OFFERTO AGLI ABBONATI NON PUO'  ESSERE DI QUALITA' SE A RISPONDERE CI SONO PERSONE SPARSE PER L'ITALIA, DISTANTI DAGLI UFFICI CENTRALI E CHE PER QUANTO GUADAGNANO NON HANNO CERTO A CUORE L'AZIENDA.
CARI CONSUMATORI QUANDO DECIDETE DI USUFRUIRE DI UN SERVIZIO, INFOMATEVI ANCHE IN MERITO A COME LAVORANO I CALL SENTER ED AL TIPO DI CONTRATTOCHE HANNO I DIPENDENTI, ANCHE QUESTO FA LA DIFFERENZA FRA UN 'AZIENDA CHE HA INTERESSE VERSO I PROPRI CLIENTI E CHI NO. PER FORTUNA SKY NON E' PIU' L'UNICA PAY TV ITALIANA.  DOVREBBE ESSERE VIETATO ALLE AZIENDE CON ELEVATO NUMERO DI ABBONATI DI AVERE CALL CENTER ESTERNI. ANCHE COSI' SI TUTELANO I CONSUMATORI. MI RACCOMANDO, VIGILATE.

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Storie di ordinaria precarietà dal gruppo Cos, questa volta su un appalto della tv satellitare Sky di Rupert Murdoch. Retribuzioni a cottimo, con salari medi di 230 euro al mese, contrattini rinnovati ogni tre mesi, licenziamenti (o meglio, «non rinnovi») quando una malattia si prolunga qualche giorno in più o devi operarti di tonsillite. Fuori, ovviamente, chi alza la testa e sciopera (o meglio, si «astiene dal lavoro»): molti «ribelli» erano inclusi tra i 34 operatori non rinnovati a maggio, un po' come è accaduto ad Atesia. Ma lì, almeno, è intervenuto il ministero. Qui siamo a Palermo, al call center della Cosmed. E altre «teste eccellenti» - chi oggi continua a stare in piazza - potrebbero saltare alla prossima data X, il 31 luglio.

Ma i giovani (o meglio, c'è anche chi ha superato i 30 anni e ha famiglia a carico) non si arrendono: la scintilla che ha provocato le proteste, due settimane fa, è stata la proposta fatta dalla Cos di abbassare il compenso per telefonata. Si sa, il problema è «competere»: e allora si compete meglio se invece dei vecchi 70 centesimi, se ne pagano 45. Questa la cifra offerta a metà maggio agli 800 cocoprò in appalto per Sky: rispondono se ti si rompe la parabola, o se chiedi informazioni sul prossimo abbonamento. A fine mese aprono la busta paga. Sorpresina: Alice ha preso 236 euro a febbraio, Salvatore si deve accontentare di 230. Avrà lavorato con minor lena?

No, il fatto è che non vieni retribuito per tutto il tempo che passi in azienda, ma solo per quello che effettivamente «parli»: «Devi mantenere una media mensile di 3 minuti a chiamata, e se vai sotto il compenso ti viene proporzionalmente decurtato», spiega Salvatore Lachina, uno dei giovani in sciopero. Ma essendo queste chiamate in «inbound» (ovvero in ricezione), potresti anche non ricevere telefonate per parecchio tempo, e tutto il lavoro non parlato, nonostante sia in attesa per conto dell'azienda, è gratuito. Innalza la «competitività».

«La proposta dei 45 centesimi ha provocato un primo sciopero di due giorni - spiega un'altra operatrice, Alice Violante - A quel punto ci hanno offerto due tipi di contratti alternativi: il primo simile all'attuale, e l'altro con 60 centesimi a telefonata, più un servizio "outbound": dovevamo chiamare i clienti per offrire servizi, retribuiti al massimo 4 euro l'ora, ma solo se avessimo realizzato almeno cinque contatti utili, ovvero portato a termine cinque interviste».

Farsi i calcoli di un'eventuale busta paga è davvero un rompicapo, ma secondo gli operatori si sarebbero persi comunque 100 euro. Senza contare che l'azienda, ai colloqui, non presentava più la busta A o la B, come promesso per far rientrare gli scioperanti, ma solo l'ipotesi peggiore. Dunque nuovi scioperi, con la Cgil, cercando di coinvolgere i cocoprò Cosmed in appalto per la Wind. Loro sono messi anche peggio: prendono solo 28 centesimi a telefonata.


| ilmanifesto.it |




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